Gli ottant’anni del prof.Stefano Zamagni
Vi è un umanista e sociologo nel mondo economico che è un amato docente prima di un significativo economista italiano a cavallo tra il ‘900 e il nuovo millennio. Così si direbbe, ascoltando i commenti di quanti hanno preso parte alla giornata di studi intitolata La vocazione dell’economista civile, volta a festeggiare gli ottant’anni del prof. Stefano Zamagni. Un evento promosso dalla Scuola di Economia Civile e tenutosi presso il Polo Lionello Bonfanti nei pressi di Loppiano. Zamagni divenne in gioventù allievo ad Oxford di Sir John Richard Hicks e per “anni fu tra i maggiori fautori di iniziative scientifiche - raccontava Pier Luigi Porta in una laudatio a Zamagni dieci anni prima- costruite proprio attorno all’opera economica del maestro Hicks”. Molteplici sono stati i contatti scientifici del professore nel mondo, sempre accompagnati da una carica umana straordinaria, che hanno prodotto relazioni e frutti visibili. “A lui si deve in particolare - prosegue Porta - un’azione pionieristica nell’attivazione di corsi in materia di economia della cooperazione, di no profit, di economia sociale, di economia civile” e molto altro. Uno studioso che ha articolato il suo lavoro su più dimensioni, economico e filosofico, ponendo una particolare attenzione alla storia del pensiero economico e dando notevoli contributi sia per l’insegnamento che per la ricerca. Potrebbe essere questo un quadro generale dell’operato del Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali che, alla sua radice, dimostra da sempre una profonda responsabilità sociale capace di tessere e custodire relazioni. Una responsabilità che inizia proprio con i giovani studenti “a cui ha dedicato moltissimo tempo - ha commentato Luigino Bruni - con quella gratuità generativa che lo contraddistingue da sempre senza dimenticare il suo uso della parola in grado d’incantare”. Essere un ottimo oratore è una delle doti del professore in grado di trasmettere una conoscenza ed un pensiero “ non solo per cosa dice - ha precisato Elena Granata - ma per come lo dice”. Dalla postura, all’autorevolezza fino alla fluidità dei suoi discorsi. Una capacità che ha imposto ai suoi allievi, in modo positivo, riflessioni che vanno al di là della disciplina in senso accademico. Interdisciplinarità, il guardare oltre al senso comune della disciplina, la responsabilità di ciò che diciamo sono solo alcuni aspetti trasmessi da Zamagni “perché ciò che facciamo - ha spiegato Pierluigi Sacco -fa parte dell’operato del modo”. Attualizzare, in sostanza, processi di studi accademici alla vita quotidiana di tutti con particolare attenzione alla dignità dell’uomo. Quella stessa percezione e intuizione che Zamagni condivise con Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, alla nascita dell’Economia di Comunione. Poi con la riscoperta del lavoro di Antonio Genovesi, fondatore dell’economia civile, Zamagni si lanciò definitivamente nella sua avventura. Un percorso che ha costruito un impianto efficace pronto alle sfide del futuro in ambito “culturale, comunicativo, divulgativo - ha aggiunto Leonardo Becchetti - che deve saper intercettare imprenditori, amministratori e dirigenti pubblici”. Tutto questo deve essere perseguito con gli insegnamenti di Zamagni per il quale “le relazioni - ha commentato Paolo Venturi - sono un sistema per generare valore” senza dimenticare un aggiornamento costante con i tempi, come ha sottolineato Paolo Santori, che fanno dell’economista civile una persona che non vive di rendita ma che agisce nell’attualità con particolare attenzione alla vita della civitas e del bene comune. “Quella dell’economia civile è stata ed è un'autentica avventura intellettuale - ha spiegato Zamagni nel suo discorso conclusivo- e Pier Luigi Porta fu uno dei primi che capì la novità del paradigma dell’economia civile”. Fondamentale l’agire dell’economista perché la sua disciplina è “molto particolare e caratterizzata - ha proseguito Zamagni - dalla doppia ermeneutica: i pensieri economici non rimangono solo sul piano astrattista ma tendono a modificare la realtà”. Per questo prosegue la sfida lanciata da questo percorso dovendo preoccuparsi di “scrivere nuovi manuali - ha concluso Zamagni- di economia” che guardano al futuro attraverso i giovani: l’Economia di Francesco è su questo solco.
Antonio Degl’innocenti


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