100 anni di Futurismo

Negli stessi anni in cui si stava sviluppando il cubismo, dopo che Pablo Picasso aveva assistito alla mostra retrospettiva di Cézanne e dato vita alla prima esperienza di Cubismo “analitico” (si può vedere il Ritratto di Ambroise Vollard, Mosca museo Puskin) insieme all’amico e coetaneo George Braque, qualcosa di nuovo stava prendendo forma. Tutto si svolgeva nell’incantevole fascino della capitale Francese, centro nevralgico e prolifico di correnti e forme artistiche che avrebbero ed avevano segnato in maniera incontrovertibile la storia dell’arte internazionale. E proprio qui che il 20 Febbraio del 1909 appari sul quotidiano francese Le Figarò il manifesto futurista ad opera del letterato, geniale e stravagante, Tommaso Marinetti. Fu lo stesso autore a pagare di tasca propria lo spazio sul quotidiano francese al fine di rendere il mondo partecipe della sua idea che, due settimane prima, era apparsa fra le righe del quotidiano Bolognese La Gazzetta Emiliana. Una vita vissuta da dandy che lui stesso definì “tumultuosa, colorata e stramba”. Per alcuni era considerato un ciarlatano per altri un genio capace di rinnovare il linguaggio poetico attraverso la pratica dei “paroliberi” o “parole in libertà” incollando frammenti di giornali e componendo dei versi capaci di rievocare, anche attraverso il carattere tipografico, il linguaggio e tono dei nuovi media. Scrive Marinetti: “…bisogna distruggere la sintassi disponendo i sostantivi a caso, come nascono…si deve abolire l’aggettivo..l’avverbio..la punteggiatura..”
E cosi che l’Italia ed il mondo ricordano quest’anno i cento anni della nascita del Futurismo 1909-2009 che investi i più svariati campi delle arti ma che si coniò a perfezione con l’espressione artistica della pittura. Il Futurismo divenne il più importante movimento artistico espresso nell’arte italiana del XX secolo. Umberto Boccioni ne fu l’esponente maggiormente significativo e grazie al suo incontro con Marinetti il fondatore ed ideatore. Il salto dalla letteratura alla pittura fu breve trovando in entrambi i casi nuove forme di espressione che si accomunavano nel concetto: espressione viva ed energica del mondo, rifiuto del passato, amore per tutto ciò che è movimento, azione, rumore dinamismo. “Un automobile in corsa è più bella della Nike di Samontracia”. Era un po’ questa la ricetta del Futurismo, un’avanguardia del tutto Italiana e che vale la pena riscoprire. Proprio per questo le Scuderie del Quirinale di Roma, in collaborazione con il Centre Georges Pompidou di Parigi e la Tate Modern di Londra, hanno organizzato una grande mostra dedicata al futurismo. A cento anni dalla pubblicazione dell'appassionato e travolgente Manifesto del Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti la città di Roma ha visto la mostra “Futurismo. Avanguardia-Avanguardie”. Una rosa di autori travolgenti come Soffici, Picasso, Balla, Carrà, Duchamp, Braque e molti altri. Proprio la pittura fu una delle forme di maggior espressione del Futurismo, nata a Milano, e dove i pittori divisionisti Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Giacomo Balla, Gino Severini e Luigi Russolo, firmano il Manifesto tecnico della pittura futurista, che ne stabiliva le regole: abolizione nell'immagine della prospettiva tradizionale (già precedentemente abolita da Picasso), a favore di una visione simultanea per esprimere il dinamismo degli oggetti. “….voi ci credete pazzi. Noi siamo invece i Primitivi di una nuova sensibilità completamente trasformata. Fuori dall'atmosfera in cui viviamo noi, non sono che tenebre. Noi Futuristi ascendiamo verso le vette più eccelse e più radiose, e ci proclamiamo Signori della Luce, poiché già beviamo alle vive fonti del sole" si legge sul manifesto della pittura Futurista. Nel 1910 gli artisti Boccioni, Carrà e Russolo, esposero a Milano le prime opere futuriste alla "Mostra d'arte libera" nella fabbrica Ricordi.
Alla morte di Umberto Boccioni nel 1916, Carrà e Severini si ritrovano in una fase di evoluzione verso la Pittura Cubista, di conseguenza il gruppo milanese si sciolse spostando la città del movimento da Milano a Roma con la conseguente nascita del Secondo Futurismo. Anche il secondo futurismo, che si sviluppò due anni dopo la morte di Umberto Boccioni nel 1918, non presentava in realtà una vera unità stilistica: appare nel suo insieme come un movimento eclettico. Importante in questa fase la comparsa del geometrismo di Balla e Depero. Dal 1925 al '40, gli artisti futuristi riprendono e variano, contaminandole con il surrealismo e la metafisica, le premesse poste da Braque e Picasso garantendo in tal modo una continuità tra primo e secondo futurismo.

I Futuristi volevano cambiare il mondo attraverso una travolgente rivoluzione, e unire la vita all’arte in una meravigliosa, grande utopia, rompendo ogni legame con la tradizione borghese e con i retaggi del passato. La grande vitalità dell’avanguardia futurista fu quella di aver pervaso trasversalmente le arti: la fotografia e il cinema (i Bragaglia), la musica e il teatro (Russolo, Pratella), le arti decorative, la pubblicità e la moda (Balla, Depero, Prampolini, Dottori), e persino la gastronomia, con le proposte di accostare nuovi sapori d elementi fino ad allora “separati senza fondamento”.

Antonio Degl’Innocenti

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