Ardengo Soffici - Dalla Francia Impressionista...all'Italia Futurista
“È forse meno difficile essere un genio che trovare chi sia capace di accorgersene”. A 130 anni dalla sua nasc
ita, Ardengo Soffici, continua far parlare di se imponendosi nello scenario artistico internazionale. Nato il 7 aprile 1879 a Rignano Sull’Arno, piccolo paese alle porte di Firenze, Soffici continua ad acquisire lustro e riconoscimenti, nonché un museo permanente, presso le Scuderie Medicee, a Poggio a Caiano. Certamente uno stimolo per ulteriori studi su quegli anni in Toscana, quando brillavano gli ingegni di Papini, Rosai. Fu Soffici che scoprì agli italiani il genio di Cézanne, fu Soffici che organizzò, nel 1910 a Firenze, la prima grande mostra degli impressionisti. Fu sempre Soffici che scoperchiò la grandezza di Medardo Rosso, lo stesso Soffici che, dopo gli anni parigini dal 1900 al 1907, riuscì incredibilmente a restare un artista di respiro europeo dal borgo di Poggio a Caiano. I suoi studi, indirizzati verso l'arte e solo marginalmente verso la letteratura, furono presto interrotti ed egli dovette cercarsi un lavoro presso lo studio di un avvocato fiorentino. Risalgono a questo periodo, la fine dell’800, i suoi contatti con un ristretto gruppo di giovani artisti che si muovevano intorno all'Accademia delle Arti e alla Scuola del Nudo dove erano maestri Giovanni Fattori e Telemaco Signorini. Soffici giunse attraverso la pittura nel mondo della cultura e da autodidatta divenne scrittore. La fama di questo artista arriva fino a Londra travalicando di gran lunga i confini nazionali ed incorniciandolo tra una delle figure artistiche di maggior rilievo nel 900. “Framming Modernis” è il titolo della mostra allestita presso l’Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra dove Soffici affianca i grandi del 900 italiano come Boccioni, Carrà, De Chirico, Modigliani, Rosai, Morandi ed altri artisti di fama internazionale. Una mostra dove Soffici non rimane in disparte ma ben in rilievo è messa la sua qualità di artista. Pittore, scrittore e critico per molto tempo si pose il problema del rapporto fra politica e arte. Fu un fervente sostenitore del partito fascista da lui considerato "un movimento inteso alla rigenerazione totale delle gerarchie, della Patria Italiana che non deve preferire forme esotiche od imitazioni straniere, bensì deve mirare a un' arte equilibrata come quella dei tempi antichi”. Eppure, nonostante Soffici appaia come un accanito nazionalista, tornato a Firenze da un viaggio a Parigi, nel 1899, fa conoscere i pittori impressionisti che interpreta con acutezza, mostrandosi aperto e aggiornato. Nonostante questo fervente studio dall'Impressionismo, Soffici tende a voler dare durevolezza all'immagine degli impressionisti; per questo si rivolge soprattutto a Degas e a Cezanne, piuttosto che a Monet. A Parigi Soffici lavora come illustratore su riviste importanti come L'Assiette au Beurre; è malpagato e conduce una vita di stenti e rinunce. Qui però ha la possibilità di incontrare artisti emergenti e già affermati come Guillaume Apollinaire, Pablo Picasso e Max Jacob
, e frequentare il mondo vivace che si era formato intorno alla rivista La plume. Importanti anche gli incontri con artisti e scrittori italiani, come Giovanni Vailati, Mario Calderoni e Giovanni Papini, con il quale stringerà, al ritorno in Italia, una forte amicizia, nonostante la diversità di carattere e nel corso della quale Soffici assisterà alla conversione al cattolicesimo dell’amico. Soltanto un paese come il nostro poteva dimenticare uno scrittore così grande, il fiorentino Giovanni Papini. Critici malati di ideologia e in malafede lo misero all’indice. C’è chi si spinse oltre dicendo che era un dilettante, una sorta di ‘giocoliere’ della parola scritta. Niente di più falso. «Io nacqui povero e imparai prima a stentare che a godere». Papini si riconosceva appieno in queste parole del Machiavelli. È in questo periodo che si formano le radici di Soffici scrittore. Egli infatti inizia a scrivere articoli di critica d'arte che invia al Papini. Nel 1908 Ardengo Soffici collabora a disegnare la testata della ''Voce'' e nel 1911 ha occasione di visitare a Milano una mostra di pitture futuriste: l'impressione che ne riporta è di delusione sdegnosa che poco dopo manifesta in un articolo sulla ''Voce''. La reazione dei futuristi milanesi è singolare e violenta: Carlo Carrà scrisse nei suoi ricordi: “Marinetti, Boccioni, Russolo ed io decidemmo di rispondere subito in modo adeguato all’ingiuria e partimmo per Firenze.Giunti, ci recammo accompagnati dal Palazzeschi al Caffè Le Giubbe Rosse, dove sapevamo di trovare il gruppo Vociano. Ben presto, infatti, ci fu indicato Soffici e Boccioni lo apostrofò: è lei Ardedngo Soffici? Alla risposta affermativa volò uno schiaffo. Soffici reagì energicamente tirando colpi a destra e sinistra col suo bastone. In breve il pandemonio fu infernale”. Sarà solo in seguito che Ardengo Soffici ed il caro amico Papini subiranno il fascino di certe proposizioni futuristiche dando vita alla rivista "Lacerba": centro d'attrazione di spiriti indipendenti, arditi
e appassionati, di enunciazioni magari scandalose e ciniche. Ciò spiega il motivo per cui Soffici, dopo aver aderito con convinzione al Futurismo e dopo aver combattuto varie battaglie per sostenerlo,se ne stacchi successivamente propendendo verso la ricerca di una costruttività oggettiva che egli vedeva nei grandi pittori italiani del passato come Masaccio e Giotto. “Una sola figura, or ora, mi ha colpito: una donna bruna, elegante, vestita di seta a righe orizzontali bianche e nere, con un cappello di feltro blu discretamente fiorito nell'ombra della larga tesa. È passata rasentando la ringhiera alla quale mi appoggio ed è sparita dietro l'angolo del caffè, alla mia destra” Ardengo Soffici morì a Vittoria Apuana,nei pressi di Forte dei Marmi, nel 1964.Antonio Degl’Innocenti


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