Giacomo Puccini



Torre del Lago potrebbe dire poco a molti, ma se al finale vi aggiungiamo Puccini, tutto cambia. Tutto cambia perché quest’incantevole angolo di Toscana fu la dimora preferita dal noto compositore Giacomo Puccini. Torre del Lago Puccini, nella provincia di Lucca, respira a pieni polmoni il sapore e la musica del grande compositore. Una piccola cittadina poco distante da Viareggio e dove Puccini vi acquistò la sua nota villa. Proprio per questo, ogni anno, Torre del Lago dedica al noto compositore la Stagione lirica Pucciniana, che si tiene in Agosto, nel teatro che si affaccia sul lago. La fama di questo grande artista travalica sicuramente i confini Lucchesi e proprio quest’anno si festeggia il suo 150° anniversario della nascita. Spettacoli, opere, concerti, mostre ed eventi hanno percorso l’Italia e l’Europa in lungo e largo per ricordare il genio Pucciniano. Lucchese d’origine, Giacomo nacque il 22 dicembre del 1858 da una famiglia che aveva già la passione per la musica. I Puccini erano, da molte generazioni, maestri di cappella del Duomo di Lucca e pertanto, lo stesso Giacomo, non poté sottrarsi a questa tradizione di famiglia. Sta di fatto che all’età di cinque anni, dopo aver perduto il padre, fu mandato a studiare presso lo zio materno, un certo Fortunato Magi, il quale lo considerava un allievo non particolarmente dotato e principalmente poco disciplinato. Può sembrare strano, ma il giovane Giacomo fu definito dallo zio un “falento”, un ragazzo fannullone e senza talento. Successivamente arrivarono, però, migliori risultati, grazie al maestro Carlo Angelini, e da qui, all’età di quattordici anni, Giacomo poté iniziare a contribuire al fabbisogno economico della famiglia suonando come organista nel duomo di Lucca. L'aneddotica ce lo descrive tuttavia come uno scavezzacollo. Si racconta ad esempio che, per intascare qualche spicciolo, giunse a rubare e rivendere alcune canne dell'organo del duomo e che subì una condanna per aver concorso a simulare il suicidio di un amico. La tradizione vuole che la decisione di dedicarsi al teatro musicale nacque dopo aver assistito ad una rappresentazione dell’Aida di Verdi a Pisa, dove si sarebbe recato a dorso di mulo. Proprio a questo periodo risalgono le prime opere note come una cantata (“I figli d'Italia bella”, 1877), un mottetto (“Mottetto per San Paolino'”, 1877) e una “messa” (1880). Puccini partì poi alla volta di Milano, dove si dedicherà pienamente agli studi musicali frequentando il conservatorio. Cento lire al mese furono la sua fonte di sostentamento, grazie ad una borsa di studi fattagli avere da sua madre, e con la quale, dall’1880 al 1883, poté portare avanti gli studi. Sarà nel 1884, tornato da Milano, che deciderà di iniziare una convivenza con Elvira Bonturi, che nonostante varie vicissitudini durò per molto tempo. Sarà solo nel 1891 che Puccini decise di arrivare a Torre del Lago. Amante del rustico, della campagna e della caccia, pensava che quello fosse il luogo ideale per coltivare le sue passioni, non ultime le baldorie tra artisti. La tradizione lo ricorda come un momento singolare della sua vita, perché Giacomo arrivò a Torre del Lago per la caccia alle anatre. L’accogliente lago pareva una zona molto amata da questi uccelli ed allo stesso modo, Puccini, ne amava le sue sponde. Da qui la decisione di abitare queste zone, prima in affitto, e poi presso la sua villa, fatta costruire appositamente ed abitata dal 1900. Puccini aveva visto lungo e proprio qui, infatti, ebbero origine le opere di maggior successo. La definitiva consacrazione avvenne con Manon Lescaut (1893) cui seguirono La Boheme (1896), Tosca (1900), Madama Butterfly (1904), La Fanciulla del West (1910), La Rondine (1917), Il Tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi (1918) ed infine Turandot, completata da Franco Alfano e rappresentata postuma alla Scala di Milano sotto la direzione di Arturo Toscanini. Il Maestro era, infatti, prematuramente deceduto a Bruxelles il 29 novembre 1924. A queste opere immortali va', inoltre, aggiunto lo stupendo "Inno a Roma", che Puccini venne chiamato a comporre nel 1919 in omaggio alla Città Eterna, in cui sono parafrasati splendidi versi del "Carmen Saeculare" di Orazio, scritto duemila anni or sono per volere di Augusto, Pontefice Massimo. Puccini non rimase solamente in Italia, e all’apice delle sue opere attraversò anche l’oceano per giungere fino a New York. L’America dei sogni, per molti Italiani, che regalò allo stesso Puccini fama e stima. Il 6 dicembre 1910 debuttò al Metropolitan di New York La Fanciulla del West. Disporre di un tale palcoscenico, nel momento in cui New York stava acquisendo un'importanza fondamentale nello scenario dell'opera mondiale, voleva dire mettere a tacere la critica italiana che lo perseguitava una volta per tutte. Il cast della prima americana non poteva passare inosservato: Emmy Destinn, Enrico Caruso, Pasquale Amato, direzione dell'ormai celebre Arturo Toscanini. Quarantatré chiamate al proscenio per l'autore e per gli interpreti dichiararono la calorosa accoglienza che il pubblico riservò al grande Puccini. La critica fu più cauta, anche se non poté non sottolineare la rivoluzione che Puccini aveva introdotto nei parametri dell'opera italiana. La Fanciulla girò l'America. La prima italiana del Costanzi di Roma evidenziò come il clima nei confronti di Puccini non fosse più quello che la Scala aveva riservato a Butterfly. "Mai come in quest'opera il Puccini mostrò un più sicuro dominio del suo ingegno e della sua arte", scrisse Giovanni Pozza sul Corriere della Sera. La Fanciulla è la porta attraverso la quale Puccini entra nel nuovo secolo ed è il primo passo verso un rinnovamento del linguaggio musicale: "In superficie rimase la fiducia che un rapporto convenzionale fra testo e musica fosse ancora possibile mentre, di fatto, lo scollamento fra la vicenda agita sulla scena e la sua veste musicale è il tratto più moderno della partitura": questo creava una certa sintonia tra l'opera di Puccini e l'arte cinematografica, che stava muovendo i suoi primi passi. Puccini condivide col Western il meccanismo dei contrasti, della morale, l'ambiente del gold rush, il lieto fine (vera e propria novità nei lavori pucciniani), il romanticismo che si fonde con il realismo. Nonostante questa grande carica di innovazione e modernità della Fanciulla, il cui valore di transizione da un genere all'altro non fu colto a pieno nemmeno dai migliori critici del tempo, e nonostante l'entusiasmo dimostrato dal pubblico nelle varie rappresentazioni in giro per il mondo, La Fanciulla del West non si trasformerà in un successo duraturo, come accadde per le altri grandi opere del Puccini di fine secolo. Puccini non era soltanto un compositore di melodrammi, ma un uomo dai risvolti curiosi. La sua passione per la caccia, la cucina e la sensibilità per la bellezza delle donne facevano di lui una figura singolare. Una vita burrascosa e piena di litigi lo seguì fino alla fine, non ultimo il suicidio della sua cameriera, accusata dalla convivente di avere una relazione con lui. Puccini era anche un raffinato buongustaio della cucina toscana e in particolare dei salamini lucchesi e dei fagioli. Di questi ultimi era un fanatico sostenitore, come testimonia la ricetta inviata all’amico Giulio Ricordi nel 1895, con indicazioni ben precise sui tempi di cottura, l’uso di foglie di salvia, di teste d’aglio e dell’immancabile pepe e sale. Queste notizie culinarie sono trapelate grazie alla ricerca di un giornalista negli archivi comunali di Casciana Terme e al ritrovamento di due lettere in cui Puccini scrive della sua cuoca preferita e, almeno fino ad oggi, segreta. Si chiamava Isola Nencetti Vallini ed era una cascianese nata nel 1870, passata dalla cronaca alla storia in virtù di questo recupero epistolare, grazie al quale conosciamo un altro aspetto più intimo dell’autore della Bohéme e di Tosca. Un inedito Puccini, con la sua storia, vita e opere è raccolto presso la biblioteca statale di Lucca, la quale ha recentemente acquistato una delle raccolte più cospicue del materiale Pucciniano, la collezione Bonturi-Bovenzi, costituita da oltre cinquecento pezzi che provengono dall'ambito familiare di Puccini (presto disponibili su web). Non ultimo, nel 150° anniversario della nascita di Puccini, la Presidenza del consiglio dei Ministri ha commissionato all’Agi un film documentario sulla vita del grande maestro. "Il filo conduttore del documentario - ha spiegato lo stesso regista Martucci - sono i luoghi pucciniani per eccellenza che ne hanno influenzato la produzione musicale. Lucca è la sua città, quella che ha dato i natali al maestro e quindi quella che ne ha influenzato la formazione e, sicuramente, la giovinezza. Puccini ha avuto uno speciale legame con la città, non dimentichiamo che la sua formazione musicale è avvenuta proprio nell'Istituto d'arte oggi dedicato alla memoria di Boccherini. Respirare l'aria di questa particolare città colta, ricca d'arte e di luoghi intensi e dedicati alla musica, ha sicuramente influenzato profondamente il maestro. È vero però che Puccini poi è diventato un cittadino del mondo, e si è trasferito a Milano, dove si è realizzata e perfezionata la sua preparazione musicale, dove ha conosciuto Mascagni e condotto una vita bohemienne. Ultimo non ultimo certamente Torre de Lago, luogo d’affezione, scelto dal maestro, legato al suo amore per la caccia e fonte di ispirazione continua per le sue opere".

Antonio Degl’Innocenti

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