Il Santo da Padova


“Il santo fa 2000 all’ora” era il titolo che svettava sulla prima pagina del Mattino di Padova all’indomani dell’ostensione del corpo di Sant’Antonio. Un evento epocale e straordinario del quale non potevamo non parlare. Il Santo, forse per eccellenza, che vanta migliaia di pellegrini, devoti e fedeli in tutto il mondo. Il santo che nonostante i suoi 800 anni riesce a stupire e sorprendere per la devozione che riceve dal suo popolo. Interminabile la coda davanti alla Basilica di Padova dove il corpo di Antonio era esposto ad una lunga processione di pellegrini salutati dall’imponente crocifissione d’Annigoni. Fedeli di ogni razza, ceto sociale e di età che si susseguivano in un ordinato corteo per portare il loro grazie chiedendo al Santo un aiuto. Testimonianza incredibile di fede, quasi tangibile, espressione di grandezza i quel messaggio evangelico “ gli ultimi saranno i primi”. Era proprio questo Antonio, l’ultimo, lo aveva scelto e cosi voleva che fosse; come quando decise di passare da un ordine come gli Agostiniani a quello Francescano. Questo perché voleva dedicare la sua vita alla conversione dei popoli, al di là del mediterraneo, mettendo a repentaglio la propria vita per diffondere e predicare la parola di Dio. Fu proprio la predicazione il punto forte del Santo venuto dal Portogallo, che grazie agli studi compiuti nel monastero di Santa Croce a Lisbona, riuscì ad elevarlo al rango di oratore impeccabile in un ordine come i Francescani dove la cultura, a quel tempo, non era pane di tutti i giorni. Ricco, figlio di una delle famiglie nobiliari più importanti del Portogallo del tempo e con un roseo futuro già disegnato, Antonio, decise di diventare monaco lasciando al mondo ciò che e del mondo e seguendo in toto la strada di Cristo. Testimonianza viva fu la storia di Antonio del quale rimase colpito lo stesso San Francesco nonché i frati, sacerdoti, Vescovi ed alte cariche del clero ma soprattutto il suo popolo che andava dalla Sicilia fino in Francia. Centinaia furono le conversioni ad opera del Santo solo nel sentirlo parlare, come centinaia furono le guarigioni per quei fedeli che gli si avvicinavano o gli si avvicinano tutt’ora. Infatti d’Antonio è famosa quanto importante la sua facoltà di Taumaturgo. Antonio senza sosta vagava esortando alla pace e alla mitezza. Trattava con particolare rigore quelli che chiamava "cani muti": i potenti e i notabili che avrebbero avuto l'incarico di guidare e proteggere le popolazioni, ma di cui si disinteressavano per inseguire il proprio tornaconto economico. Nei Sermoni scriverà: “La verità genera odio; per questo alcuni, per non incorrere nell'odio degli ascoltatori, velano la bocca con il manto del silenzio. Se predicassero la verità, come verità stessa esige e la divina Scrittura apertamente impone, essi incorrerebbero nell'odio delle persone mondane, che finirebbero per estrometterli dai loro ambienti. Ma siccome camminano secondo la mentalità dei mondani, temono di scandalizzarli, mentre non si deve mai venir meno alla verità, neppure a costo di scandalo”. E cosi che a Padova si sono recati in molti per ascoltare la silenziosa ma potente preghiera di Antonio, quella verità che aveva sempre predicato fra i popoli e le genti. Un peregrinare continuo, quello del Santo, chiamato ed inviato dove vi era bisogno di lui. Dove gli eretici macchinavano contro la chiesa, dove i pententi soppiantavano i deboli, dove i suoi frati avessero bisogno di lui. “Razza maledetta, sono cresciuti forti e innumerevoli sulla terra, e hanno denti di leone. L'usuraio non rispetta né il Signore, né gli uomini; ha i denti sempre in moto, intento a rapinare, maciullare e inghiottire i beni dei poveri, degli orfani e delle vedove… E guarda che mani osano fare elemosina, mani grondanti del sangue dei poveri. Vi sono usurai che esercitano la loro professione di nascosto; altri apertamente, ma non in grande stile, onde sembrare misericordiosi; altri, infine, perfidi, disperati, lo sono apertissimamente e fanno il loro mestiere alla luce del sole”. Con queste parole Sant’Antonio gridava al mondo la sofferenza dei poveri e l’ingordigia dei ricchi.

Antonio Degl’Innocenti

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