Le Antiche Cave del Bruschi - prima parte
Curioso quanto affascinante è scoprire cosa nascondano gli anfratti della terra. La roccia, il suo interno, il cuore della roccia. E come nel libro “Viaggi al centro della terra” di Jules Verne, si nascondono dietro zone insospettate cavità ricche di storia e curiosità. Poco distante dal paese di Rignano, in quella che è conosciuta come la zona ex cementificio Bruschi, si cela un mondo immaginario di gallerie e condotte. Un impianto minerario di vecchio stampo, forse noto per i più an
ziani del paese ma probabilmente del tutto sconosciuto alle nuove generazioni. Ormai in disuso da decenni, le gallerie dell’ex cementificio furono adoperate nel periodo della grande guerra come luogo di riparo per le popolazioni locali. Da qui non ne venne fatto mai più uso lasciando queste antiche costruzioni allo scorrere del tempo. Metri e metri che viaggiano sotto la roccia, la perforano arrivando fino al profondo della terra. Nessuno sa con precisione quale sia l’estensione o profondità delle gallerie ma da quel poco che rimane si tratta indubbiamente di uno dei siti minerari più interessanti della regione. Il tempo ha trascinato questi luoghi nel dimenticatoio, come lo stesso per l’ex cementificio di recente abbattuto. Una storia interessante quella del Bruschi a Rignano Sull’Arno e della stessa famiglia che diede vita a questa antica fabbrica di cemento. Una prima menzione della cementerai risale al 1872 dove si diceva, appunto, che questo plesso era nato da poco. Diverse furono le escavazioni delle gallerie fin quando non venne abbandonato il sottosuolo per scavare in superficie. I minatori, fino a quel tempo, estraevano l’alberese, per la fabbricazione del cemento, seguendo il cuore della roccia, il duro, come si suol dire. Per questo non vi era un senso logico all’escavazione ma venivano seguite le condutture più solide e prolifiche. Da alcuni documenti storici, ricordi di ex minatori ne emerge anche un continuo sondaggio del terreno. Infatti, alcune gallerie, vennero abbandonate a causa di grosse infiltrazioni d’acqua o per la pericolosità delle volte, poco resistenti e soggette a crolli. Una grande organizzazione sotterranea aveva permesso, comunque, una fitta rete di cunicoli dove a loro interno si diramavano veri e propri binari ferroviari che emergevano in superficie per trasportare l’alberese destinata al cementificio. La tecnica adoperata per l’escavazione era alquanto semplice ma allo stesso tempo complessa data la difficoltà dei trasporti, l’assenza di aria ed i macchinari esistenti per l’epoca. Una sorta di gradoni, in sintesi, che scendevano paralleli per agevolare la raccolta di materiale dalle gallerie superiore a quelle sottostanti. Grazie all’uso di scenderie, dalla galleria superiore, venivano riempiti i cassoni del trenino, posto nella gallerie sottostante, per poi tornare in superficie. Un viaggio avventuroso scendendo e salendo nelle cavità sotterranee dove, oltre a molti minerali, si trovano resti di fossili preistorici. Precisamente, come nel viaggio di Verne, anche le gallerie di Rignano giungono fino al fondale dell’oceano dove alcuni resti, o
rmai fossilizzati, sono ancora ben visibili nella roccia, come la camminata del gasteropode sul fondo del mare. Oggi delle cavità rimane solo la curiosità, di sapere cosa nascondono, dove arrivino di preciso e cosa sia accaduto nel tempo. Alcuni anni fa prese forma, nel piccolo comune, l’idea di un parco naturalistico, un recupero a scopo turistico – didattico che riportasse alla luce le antiche gallerie ma andato successivamente in archivio, forse per la difficoltà dell’opera o per il cambio di destinazione d’uso della zona. Fu qui che un gruppo di speleologi venne invitato dalla stessa amministrazione ad esplorare le gallerie. I risultati furono indubbiamente interessanti per quel poco che venne esplorato ma nel complesso ancora tante cose rimangono celate dalle profondità della roccia. Oggi solo un imbocco è ancora visibile, dal quale un’aria gelida espira, come se la collina avesse vita.
Antonio Degl’Innocenti
ziani del paese ma probabilmente del tutto sconosciuto alle nuove generazioni. Ormai in disuso da decenni, le gallerie dell’ex cementificio furono adoperate nel periodo della grande guerra come luogo di riparo per le popolazioni locali. Da qui non ne venne fatto mai più uso lasciando queste antiche costruzioni allo scorrere del tempo. Metri e metri che viaggiano sotto la roccia, la perforano arrivando fino al profondo della terra. Nessuno sa con precisione quale sia l’estensione o profondità delle gallerie ma da quel poco che rimane si tratta indubbiamente di uno dei siti minerari più interessanti della regione. Il tempo ha trascinato questi luoghi nel dimenticatoio, come lo stesso per l’ex cementificio di recente abbattuto. Una storia interessante quella del Bruschi a Rignano Sull’Arno e della stessa famiglia che diede vita a questa antica fabbrica di cemento. Una prima menzione della cementerai risale al 1872 dove si diceva, appunto, che questo plesso era nato da poco. Diverse furono le escavazioni delle gallerie fin quando non venne abbandonato il sottosuolo per scavare in superficie. I minatori, fino a quel tempo, estraevano l’alberese, per la fabbricazione del cemento, seguendo il cuore della roccia, il duro, come si suol dire. Per questo non vi era un senso logico all’escavazione ma venivano seguite le condutture più solide e prolifiche. Da alcuni documenti storici, ricordi di ex minatori ne emerge anche un continuo sondaggio del terreno. Infatti, alcune gallerie, vennero abbandonate a causa di grosse infiltrazioni d’acqua o per la pericolosità delle volte, poco resistenti e soggette a crolli. Una grande organizzazione sotterranea aveva permesso, comunque, una fitta rete di cunicoli dove a loro interno si diramavano veri e propri binari ferroviari che emergevano in superficie per trasportare l’alberese destinata al cementificio. La tecnica adoperata per l’escavazione era alquanto semplice ma allo stesso tempo complessa data la difficoltà dei trasporti, l’assenza di aria ed i macchinari esistenti per l’epoca. Una sorta di gradoni, in sintesi, che scendevano paralleli per agevolare la raccolta di materiale dalle gallerie superiore a quelle sottostanti. Grazie all’uso di scenderie, dalla galleria superiore, venivano riempiti i cassoni del trenino, posto nella gallerie sottostante, per poi tornare in superficie. Un viaggio avventuroso scendendo e salendo nelle cavità sotterranee dove, oltre a molti minerali, si trovano resti di fossili preistorici. Precisamente, come nel viaggio di Verne, anche le gallerie di Rignano giungono fino al fondale dell’oceano dove alcuni resti, oAntonio Degl’Innocenti


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