Le Antiche Cave del Bruschi - seconda parte
“Nonostante gli Elfi la chiamassero Moria, il “Nero Abisso”, essa era animata dalle luci delle Lanterne dei Nani e dal suono dei Nani al lavoro. Tra i suoi misteri c’era il Ponte di Durin - uno stretto passaggio attraverso un vasto abisso appena passato il Cancello Est - e la Scala Senza Fine, che correva dal più profondo dei sotterranei al picco più alto conosciuto
come la Torre di Durin”. Cosi J.R.R. Tolkien descriveva l’antica città sotterranea dei nani nell’omonimo libro “Il Sigore degli Anelli”. Forse non vi erano Elfi, e neanche nani, ne abissi e cancelli ma certo si interpreta bene quello che potevano essere delle miniere vivaci e prolifiche nella seconda metà dell’800. Le gallerie dell’ex cementificio Bruschi non erano certe i paesaggi fantastici di Moria, descritti da Tolkien, ma sicuramente erano scanditi da un intenso lavoro, dal passaggio dei vagoni sotterranei e dal continuo picchiare dei picconi. Di questo poco rimane se non un’esule ricordo nell’immaginario collettivo ma dalla visita del gruppo speleologico pratese emersero curiosità inaspettate. Fu nella primavera del 1998 che arrivò, dal comune di Rignano Sull’Arno, la richiesta per un sopralluogo nelle gallerie del ex cementificio Bruschi per capire quello che era lo stato attuale: ancora intatte, crollate, allagate, quanto erano grandi ? “All’inizio ci sembrò una cosetta da poco, ma più che l’esplorazione andava avanti e più si complicava, sia dal punto di vista logistico-speleologico sia per i simpatici abitanti del luogo, con i quali più volte si ebbero delle discussioni per l’accesso in miniera” raccontavano gli pionieri del gruppo speleologico pratese incaricati per l’esplorazione. Il motivo del contendere era causato dal passaggio iniziale, del gruppo speleologico, in una galleria allagata dalla quale veniva raccolta, all’esterno, l’acqua che successivamente veniva prelevata per bere. “Onestamente non so come la potessero bere, quell’acqua, visto che scorreva libera per un lungo tratto raccogliendo “impurità” derivanti dai ferri lasciati dai minatori, dal passaggio di animali, da animali morti e parzialmente mangiati, dal guano di pipistrelli e non solo…non aggiungo altro!- continuavano gli esploratori- Comunque l’ostacolo fu aggirato individuando un altro ingresso più in alto, così non an
dammo più ad intorbidare le loro acque”. Da qui iniziò il viaggio vero e proprio al centro della terra, nel cuore della collina che si affianca al capoluogo valdarnese guardando verso Incisa. “Dopo le prime esplorazioni quello che avevamo davanti era proprio una miniera .....speleologica: gallerie allagate da fare in canotto, grandi sale dove i soffitti erano sorretti da colonne, scivoli (o meglio discenderie), strettoie, ed una rete di cunicoli da sembrare all’inizio un labirinto. Dopo i primi sopralluoghi e risultati, il Comune confermò l’incarico nell’agosto1998.- raccontavano gli speleologi- Il nostro lavoro è continuato per più di due anni, durante i quali abbiamo affrontato difficoltà di varie tipologie, ma tutte ripagate alla fine dei lavori, con l’organizzazione di una mostra fotografica, nel settembre 2000, in collaborazione con la locale Amministrazione Comunale”. Due anni di esplorazioni nel cuore della roccia, negli anfratti della terra alla scoperta di mondi dimenticati. Una città sotterranea, viva dalla seconda metà dell’800 fino ai primi anni del dopoguerra. Tolkien racconta di una grande guerra che portò alla fine di Moira tra i Nani ed Orchi. Cosi non è stato per le miniere dell’ex cementificio ma sicuramente alcuni inquilini vi hanno preso dimora e cosa ci sia realmente nelle profondità non è dato saperlo. Ciò che rimane dietro i crolli delle gallerie porta con se la libertà di sognare, di pensare che ancora alcuni nani scavino la loro città sotterranea o che alcuni condotti arrivino fino al centro della terra.Antonio Degl’Innocenti


Commenti
Posta un commento