Santità e Politica - parte prima
Politica e santità sembrano essere un abbinamento forse improprio alla luce dell’odierno scenario come passato. Ma testimonianze che provengono da lontano riportano l’attenzione ad una possibile santità del buon governo. Buon governo che deve trovare le sue fondame
nta sulla dottrina sociale della chiesa e l’insegnamento del magistero per poter giungere a quell’alto grado di santità. La prima definizione di "politica" risale ad Aristotele ed è legata al termine "polis", che in greco significa la città, la comunità dei cittadini; politica, secondo il filosofo ateniese, significava l'amministrazione della "polis" per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano. Diversamente la Santità è “ciò per cui la mente dell’uomo applica se stessa e i suoi atti a Dio » come spiegava San Tommaso D’Aquino, o, in modo meno tecnico e articolato, ma del tutto equivalente: « in ciò consiste la santità dell’uomo: che vada verso Dio ». Esser santo vuol dire quindi, fare di Dio il fine ultimo e comportarsi in conseguenza. Dice il Concilio Vaticano II: "I seguaci di Cristo chiamati da Dio non in base alle loro opere ma al disegno della sua grazia, e giustificati nel Signore Gesù, sono stati fatti veri figli di Dio col battesimo della fede, resi partecipi della natura divina, e perciò realmente santi.” La storia è continuo testimone di Santi in politica o nel buon governo, di filosofi che hanno indicato la giusta via da percorre e di coloro che l’hanno colta. Scrive il Beato Antonio Rosmini : “Per noi l’ uomo non è solo cittadino: prima di essere cittadino, egli è uomo, e questo è il suo titolo imprescindibile di nobiltà, questo lo rende maggiore a tutte insieme le creature materiali che compongono l'universo". La centralità di ogni individuo come figli di Dio, il bene del suo popolo sembrano essere le prime regole dei buoni governanti. Fautori quindi del buon governo sono testimoniabili da santi sovrani come Santa Elisabetta d’Ungheria che nel breve arco di tempo della sua vita terrena realizzò mirabilmente i disegni di Dio prima come principessa, poi come moglie, madre e vedova, insegnando a se stessa e trasmettendo alle generazioni seguenti l’incomparabile
valore della rinuncia a se stessi e della carità al servizio di Dio. Anche San Luigi IX, sovrano di Francia nella metà del 1200, si assunse il compito, davanti a Dio e agli uomini, di diffondere il Vangelo. Nell'anno 1244 fu sorpreso da una fortissima febbre. Guarito, volle di persona guidare una crociata per la liberazione della Terra Santa. Sbarcato in Egitto, presso la città di Damietta, attaccò con successo i Saraceni. Ma una terribile pestilenza decimò l'esercito crociato, colpendo lo stesso re. Assalito nuovamente dai Turchi, venne sconfitto e fatto prigioniero. Dopo essere stato rilasciato, proseguì come pellegrino per la Terra Santa, dove compì numerose opere di bene. Tornato in Francia, governò con giustizia e cristiana pietà, fondando la Sorbona. Recentemente beatificato anche Carlo I D’Asburgo ebbe un grande amore per la Santa Eucaristia e per il Cuore di Gesù. Nel 1911 sposò la Principessa Zita di Borbone e, mentre imperversava la Prima Guerra Mondiale, con la morte dell'Imperatore Francesco Giuseppe, divenne Imperatore d'Austria. Anche questo compito venne visto da Carlo come una via per seguire Cristo: nell'amore per i popoli a lui affidati, nella cura per il loro bene e nel dono della sua vita per loro. "I diritti di natura e di ragione sono inviolabili per ogni uomo"' questo il primo articolo che il Beato Rosmini proponeva nel progetto di una Costituzione secondo la giustizia sociale. E spiegava: "Ogni dispotismo ha per sua radice la negazione dei diritti di natura e di ragione: questi si disconoscono dalla autorità dispotica molte volte in teoria,
più spesso nel fatto". Questo vale per ogni forma di dispotismo: dal dispotismo monarchico (l'assolutismo dei Prìncipi), al dispotismo popolare (il dispotismo delle maggioranze), a nuove forme di assolutismo. "rivestito della veste magnifica d'una perfetta legalità". Più oltre mostra come l’unico modo di "distruggere il dispotismo sotto tutte le sue forme", sta nel "riconoscere che sopra la società civile, sopra il popolo, sopra l'umanità intera vi è una giustizia eterna...; che avanti tutte le leggi positive della società civile ve ne sono delle altre, a cui quelle della società devono conformarsi sotto pena di esser nulle". Occorre "ammettere un diritto di natura e di ragione precedente alla civile convivenza, che dev'essere rispettato da tutte le disposizioni civili": solo allora il potere civile ''cesserà di essere dispotico".
Antonio Degl’Innocenti
nta sulla dottrina sociale della chiesa e l’insegnamento del magistero per poter giungere a quell’alto grado di santità. La prima definizione di "politica" risale ad Aristotele ed è legata al termine "polis", che in greco significa la città, la comunità dei cittadini; politica, secondo il filosofo ateniese, significava l'amministrazione della "polis" per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano. Diversamente la Santità è “ciò per cui la mente dell’uomo applica se stessa e i suoi atti a Dio » come spiegava San Tommaso D’Aquino, o, in modo meno tecnico e articolato, ma del tutto equivalente: « in ciò consiste la santità dell’uomo: che vada verso Dio ». Esser santo vuol dire quindi, fare di Dio il fine ultimo e comportarsi in conseguenza. Dice il Concilio Vaticano II: "I seguaci di Cristo chiamati da Dio non in base alle loro opere ma al disegno della sua grazia, e giustificati nel Signore Gesù, sono stati fatti veri figli di Dio col battesimo della fede, resi partecipi della natura divina, e perciò realmente santi.” La storia è continuo testimone di Santi in politica o nel buon governo, di filosofi che hanno indicato la giusta via da percorre e di coloro che l’hanno colta. Scrive il Beato Antonio Rosmini : “Per noi l’ uomo non è solo cittadino: prima di essere cittadino, egli è uomo, e questo è il suo titolo imprescindibile di nobiltà, questo lo rende maggiore a tutte insieme le creature materiali che compongono l'universo". La centralità di ogni individuo come figli di Dio, il bene del suo popolo sembrano essere le prime regole dei buoni governanti. Fautori quindi del buon governo sono testimoniabili da santi sovrani come Santa Elisabetta d’Ungheria che nel breve arco di tempo della sua vita terrena realizzò mirabilmente i disegni di Dio prima come principessa, poi come moglie, madre e vedova, insegnando a se stessa e trasmettendo alle generazioni seguenti l’incomparabile
valore della rinuncia a se stessi e della carità al servizio di Dio. Anche San Luigi IX, sovrano di Francia nella metà del 1200, si assunse il compito, davanti a Dio e agli uomini, di diffondere il Vangelo. Nell'anno 1244 fu sorpreso da una fortissima febbre. Guarito, volle di persona guidare una crociata per la liberazione della Terra Santa. Sbarcato in Egitto, presso la città di Damietta, attaccò con successo i Saraceni. Ma una terribile pestilenza decimò l'esercito crociato, colpendo lo stesso re. Assalito nuovamente dai Turchi, venne sconfitto e fatto prigioniero. Dopo essere stato rilasciato, proseguì come pellegrino per la Terra Santa, dove compì numerose opere di bene. Tornato in Francia, governò con giustizia e cristiana pietà, fondando la Sorbona. Recentemente beatificato anche Carlo I D’Asburgo ebbe un grande amore per la Santa Eucaristia e per il Cuore di Gesù. Nel 1911 sposò la Principessa Zita di Borbone e, mentre imperversava la Prima Guerra Mondiale, con la morte dell'Imperatore Francesco Giuseppe, divenne Imperatore d'Austria. Anche questo compito venne visto da Carlo come una via per seguire Cristo: nell'amore per i popoli a lui affidati, nella cura per il loro bene e nel dono della sua vita per loro. "I diritti di natura e di ragione sono inviolabili per ogni uomo"' questo il primo articolo che il Beato Rosmini proponeva nel progetto di una Costituzione secondo la giustizia sociale. E spiegava: "Ogni dispotismo ha per sua radice la negazione dei diritti di natura e di ragione: questi si disconoscono dalla autorità dispotica molte volte in teoria,
più spesso nel fatto". Questo vale per ogni forma di dispotismo: dal dispotismo monarchico (l'assolutismo dei Prìncipi), al dispotismo popolare (il dispotismo delle maggioranze), a nuove forme di assolutismo. "rivestito della veste magnifica d'una perfetta legalità". Più oltre mostra come l’unico modo di "distruggere il dispotismo sotto tutte le sue forme", sta nel "riconoscere che sopra la società civile, sopra il popolo, sopra l'umanità intera vi è una giustizia eterna...; che avanti tutte le leggi positive della società civile ve ne sono delle altre, a cui quelle della società devono conformarsi sotto pena di esser nulle". Occorre "ammettere un diritto di natura e di ragione precedente alla civile convivenza, che dev'essere rispettato da tutte le disposizioni civili": solo allora il potere civile ''cesserà di essere dispotico".Antonio Degl’Innocenti


Commenti
Posta un commento