Convegno “Testimoni Digitali. Volti e Linguaggi nell’era crosmediale”
Testimoni prima di tutto. Testimoni di quella fede e parola di Gesù. Testimoni di uomini e donne “animati dal desiderio di ricercare la verità” come ha sottolineato Bendetto XVI. Testimoni rappresentati dai 1200
partecipanti al congresso, da coloro che raffigurano gli operatori della comunicazione con un cuore credente. Digitali perché nel mondo di oggi l’informazione naviga ormai in bit trasformando la rete multimediale del web in un contenitore inestinguibile ed inarrestabile di informazioni e notizie. Digitali perché anche la chiesa ha deciso di stare al passo con i tempi per giungere a quelle generazioni, luoghi e persone che sul mondo del web trovano un intersecarsi di notizie e rapporti. Già nel precedente anno, la Chiesa, aveva riposto particolare attenzione a ciò che era il mondo multimediale con il convegno “Chiesa in rete web 2.0”. “Testimoni digitali. Volti e Linguaggi nell’era crosmediale” è il proseguimento naturale ed inevitabile del convegno “Parabole Meditiche” che otto anni fa interessò gli operatori delle comunicazioni ma è anche il frutto dei primi contatti che il mondo della chiesa a preso con il web. Orson Wells definiva l’informazione “quarto potere” come ad indicare la forza che tale strumento ha sul pensiero degli uomini. L’informazione plagia, arricchisce o deturpa, pacifica o sminuisce. L’informazione ha questa forza grandiosa espressa fino a pochi anni fa solo dalla televisione e dalla stampa. Oggi il web sta crescendo passo passo in modo esponenziale allargando incredibilmente gli spazzi della conoscenza e richiesta. Migliaia i siti internet, i blog, programmi, comunity, giornali on-line e tv on-line. “La rete manifesta, dunque, una vocazione aperta, tendenzialmente egualitaria e pluralista, ma nel contempo segna un nuovo fossato: si parla, infatti, di digital divide.- ha spiegato Papa Benedetto XVI nel corso dell’omelia- Esso separa gli inclusi dagli esclusi e va ad aggiungersi agli altri divari, che già allontanano le nazioni tra loro e anche al loro interno. Aumentano pure i pericoli di omologazione e di controllo, di relativismo intellettuale e morale, già ben riconoscibili nella flessione dello spirito critico, nella verità ridotta al gioco delle opinioni, nelle molteplici forme di degrado e di umiliazione dell’intimità della persona. Si assiste allora a un "inquinamento dello spirito, quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi, che ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia. Questo Convegno, invece, punta proprio a riconoscere i volti, quindi a superare quelle dinamiche collettive che possono farci smarrire la percezione della profondità delle persone e appiattirci sulla loro superficie: quando ciò accade, esse restano corpi senz’anima, oggetti di scambio e di consumo.” È in questo contesto che i comunicatori delle varie diocesi devono immedesimarsi lanciandosi in questa avventura e facendo sentire forte la loro presenza. Come il cristo risorto che spicca nel bianco della sala Paolo VI, dove i rami si propagano dal Cristo nel mondo, anche i testimoni digitali devono propagare la “buona notizia”. Il contenuto esiste già basta riuscire a metterlo in evidenza. È questo il compito dei congresssiti. Trasmettere la fede via internet non è certamente possibile, la fede non è scaricabile con un dawnload ma la conoscenza e le testimonianze sono acquisibili tramite questo grande supporto. È compito dei comunicatori e di tutta la chiesa propagare il grande messaggio di pace, libertà ed amore di cui siamo testimoni. È qui che incalza il convegno cercando di dare e disporre mezzi e metodologie, nonché soluzioni, ad un miglior uso del web. Tante le proposte cha variano dai giornali on-line alle comunity come al cinema nelle sale parrocchiali adoperando sistemi digitali in alta definizione. Prendere il largo senza timone nel mare digitale, è un po’ l’esortazione del pontefice ai presenti, dove i media diventano fattori di umanizzazione non solo quando lo sviluppo tecnologico ne allarga le potenzialità ma quando sono centrarti sulla promozione della dignità delle persone e dei popoli animati dalla carità e dal servizio della verità; questa è la missione della chiesa.
Antonio Degl’Innocenti
partecipanti al congresso, da coloro che raffigurano gli operatori della comunicazione con un cuore credente. Digitali perché nel mondo di oggi l’informazione naviga ormai in bit trasformando la rete multimediale del web in un contenitore inestinguibile ed inarrestabile di informazioni e notizie. Digitali perché anche la chiesa ha deciso di stare al passo con i tempi per giungere a quelle generazioni, luoghi e persone che sul mondo del web trovano un intersecarsi di notizie e rapporti. Già nel precedente anno, la Chiesa, aveva riposto particolare attenzione a ciò che era il mondo multimediale con il convegno “Chiesa in rete web 2.0”. “Testimoni digitali. Volti e Linguaggi nell’era crosmediale” è il proseguimento naturale ed inevitabile del convegno “Parabole Meditiche” che otto anni fa interessò gli operatori delle comunicazioni ma è anche il frutto dei primi contatti che il mondo della chiesa a preso con il web. Orson Wells definiva l’informazione “quarto potere” come ad indicare la forza che tale strumento ha sul pensiero degli uomini. L’informazione plagia, arricchisce o deturpa, pacifica o sminuisce. L’informazione ha questa forza grandiosa espressa fino a pochi anni fa solo dalla televisione e dalla stampa. Oggi il web sta crescendo passo passo in modo esponenziale allargando incredibilmente gli spazzi della conoscenza e richiesta. Migliaia i siti internet, i blog, programmi, comunity, giornali on-line e tv on-line. “La rete manifesta, dunque, una vocazione aperta, tendenzialmente egualitaria e pluralista, ma nel contempo segna un nuovo fossato: si parla, infatti, di digital divide.- ha spiegato Papa Benedetto XVI nel corso dell’omelia- Esso separa gli inclusi dagli esclusi e va ad aggiungersi agli altri divari, che già allontanano le nazioni tra loro e anche al loro interno. Aumentano pure i pericoli di omologazione e di controllo, di relativismo intellettuale e morale, già ben riconoscibili nella flessione dello spirito critico, nella verità ridotta al gioco delle opinioni, nelle molteplici forme di degrado e di umiliazione dell’intimità della persona. Si assiste allora a un "inquinamento dello spirito, quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi, che ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia. Questo Convegno, invece, punta proprio a riconoscere i volti, quindi a superare quelle dinamiche collettive che possono farci smarrire la percezione della profondità delle persone e appiattirci sulla loro superficie: quando ciò accade, esse restano corpi senz’anima, oggetti di scambio e di consumo.” È in questo contesto che i comunicatori delle varie diocesi devono immedesimarsi lanciandosi in questa avventura e facendo sentire forte la loro presenza. Come il cristo risorto che spicca nel bianco della sala Paolo VI, dove i rami si propagano dal Cristo nel mondo, anche i testimoni digitali devono propagare la “buona notizia”. Il contenuto esiste già basta riuscire a metterlo in evidenza. È questo il compito dei congresssiti. Trasmettere la fede via internet non è certamente possibile, la fede non è scaricabile con un dawnload ma la conoscenza e le testimonianze sono acquisibili tramite questo grande supporto. È compito dei comunicatori e di tutta la chiesa propagare il grande messaggio di pace, libertà ed amore di cui siamo testimoni. È qui che incalza il convegno cercando di dare e disporre mezzi e metodologie, nonché soluzioni, ad un miglior uso del web. Tante le proposte cha variano dai giornali on-line alle comunity come al cinema nelle sale parrocchiali adoperando sistemi digitali in alta definizione. Prendere il largo senza timone nel mare digitale, è un po’ l’esortazione del pontefice ai presenti, dove i media diventano fattori di umanizzazione non solo quando lo sviluppo tecnologico ne allarga le potenzialità ma quando sono centrarti sulla promozione della dignità delle persone e dei popoli animati dalla carità e dal servizio della verità; questa è la missione della chiesa.Antonio Degl’Innocenti


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