L'Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella

Sul finire del 1900, l’Ingegnere Eugenio Alphandery, ebbe la grande intuizione di rilanciare un’attività storica Fiorentina come quella dell’Officina Profumo di Santa Maria Novella. L’editto Napoleonico con la soppressione degli ordini monastici ed i vari passaggi di proprietà avevano offuscato quel lustro storico che la contraddistingueva. Con tutta probabilità la più antica esistente nel suo genere visto che primi documenti d’inizio attività risalgono alla pria metà del 1200. Periodo nel quale giunsero, da Bologna, dodici frati domenicani guidati da fra Giovanni da Salerno che due anni dopo ottennero come loro sede fiorentina la chiesetta di Santa Maria delle Vigne, fuori le mura. L’attuale Santa Maria Novella. Da qui si comprende che la storia dell’antica Officina è intimamente legata a quella dei frati Domenicani, alla loro tradizione ed al percorso storico artistico che l’attuale chiesa ha subito nel tempo. Una vitalità imponente aveva contraddistinto questa chiesa ed i suoi ambienti, basti pensare al 1439, quando la Santa Maria Novella, divenne sede del Concilio di Firenze. Il 10 gennaio 1439, papa Eugenio IV, chiuse l’ultima sessione conciliare a Ferrara e deliberò il trasferimento a Firenze. Dopo l’arrivo del Patriarca Giuseppe e dell’Imperatore Giovanni VIII Paleologo si tenne la seduta iniziale che dette l’avvio ai lavori. Le sessioni, tenute nella sala grande del Palatium Apostolicum di Santa Maria Novella, iniziarono il 2 marzo. Cosimo il Vecchio de’ Medici, il principale promotore privato e finanziatore del concilio, ottenne di poter presenziare alle sessioni ma le trattative furono turbate il 10 giugno dall’improvvisa morte del patriarca Giuseppe, sepolto nella stessa chiesa di Santa Maria Novella, nel transetto destro.

Artisti e architetti come Brunelleschi, Donatello, Ghiberti, musicisti come Squarcialupi, matematici e astronomi come Toscanelli, arricchirono ulteriormente questo inedito consesso di personalità eccellenti raccolte in occasione del concilio, ingegni e artefici straordinari sullo sfondo di una Firenze già culla dell’umanesimo e del nuovo stile rinascimentale, ora eletta a luogo di incontro e fulcro pacificatore della cristianità. Ad essi si univa anche Leon Battista Alberti giunto a Firenze con papa Eugenio IV, come abbreviatore apostolico. Ed in questo clima che la farmacia crebbe nel tempo dando sfogo all’ingegno ed alla profonda conoscenza dei monaci. Un’esortazione alla bellezza, dove gli ambienti festeggiano il fasto dell’antica tradizione farmaceutica, accogliendo i visitatori in un intreccio di essenze spezziate. Con tutta probabilità fu proprio in questi luoghi, prima di essere adibiti ad officina, che l’Alighieri studiò. Uno spaccato temporale, un’occasione di ritorno agli antichi splendori della Firenze di Boccaccio e di Dante che attraversando ben otto secoli ha lasciando indelebili i segni del tempo e della storia. Intrecci di arte alchimistica, medica e farmaceutica si fondo in uno scenario suggestivo, quasi mitologico, trasformando l’antica officina in un vero e proprio museo. L’Officina Profumi sorge a fianco del monumentale plesso di Santa Maria Novella con il suo ingresso rivolto verso Via della Scala dove una volta si trovava la cappella di San Niccolò. Infatti, l’attuale sala di vendita, era in precedenza una cappella fatta edificare da Dardano degli Acciaioli per ringraziare i monaci Domenicani delle cure offertigli. Dalle documentazioni si apprende che tale opera fu avviata attorno all’anno1330 e conclusa in tempi abbastanza ristretti. Importante fu il ruolo di questa nobile famiglia Fiorentina ed importante fu la sua vicinanza all’ordine dei Domenicani come a quello dei Certosini. Lo stesso plesso monastico della Certosa Fiorentina fu voluto da Niccolò Acciaiuoli (1310-1365), personaggio di spicco dell’ambiente politico ed economico trecentesco. Appartenente ad una delle famiglie di banchieri più ricche di Firenze, raggiunse l’apice del potere nel Regno di Napoli, presso la corte angioina. I primi documenti in cui Niccolò esprime la volontà di fondare un monastero dedicato a San Lorenzo Martire, risalgono al 1338, quando stilò il suo primo testamento, prima della partenza per una spedizione in Morea al seguito di Caterina di Valois-Taranto. Nei passi del testamento è esplicita la preferenza per l’ordine certosino, atteggiamento dovuto ai suoi stretti rapporti con la corte angioina. Anche il palazzo Acciaiuoli di Firenze riporta impressa questa vicinanza visto che sulla facciata si trova lo stemma dei certosini di Niccolò Acciaiuoli, che presenta due leoni che sorreggono bandiere gigliate; al centro la croce del Calvario e la scritta Certosa a ricordare la fondazione della stessa nelle colline di Firenze. Il legame di questa famiglia con gli ordini monastici fu davvero intenso e continuo. Sulla cappella di San Niccolò, in Santa Maria Novella, la stesa famiglia si tramandò una sorta di Patronato che durò per circa quattro secoli. Lo dimostra poi Zanobi Acciaiuoli che dopo essere diventato frate Domenicano, nel 1495, ricopri l’incarico di bibliotecario pontificio sotto Papa Leone X. Un legame quindi forte con tali ordini e, con tutta probabilità, con l’operato degli stessi. Si può supporre infatti che la stessa Officina Profumi, nata come infermeria, avesse ricevuto influenze anche dall’Oriente fin dal suo esordio. Un po’ per la forte vivacità e fama dei monaci ma sicuramente anche per gli stessi rapporti che la famiglia Acciaiuoli aveva avuto con il mondo Arabo. Basti pensare anche al Ducato di Atene, titolo acquistato dalla famiglia sul finire del 1300 e mantenuto per oltre un secolo. Fu il Sultano Mehmet II, meglio conosciuto come Maometto II, a strappare tale titolo nobiliare alla famiglia fiorentina conquistando quel che restava del Ducato dopo la caduta di Costantinopoli nel 1456.
La prima notizia certa sull’antica Officina risale, comunque, al 1381, quando nel “Borsario” era annotato che nell’infermeria si vende acqua di Rose. Un preparato considerato in quei tempi sia un efficace disinfettante di ambienti, specialmente durante le pestilenze, sia un blando medicinale da diluire con il vino o per ingerire delle pillole. Dalla medesima fonte si apprende che “ nell’infermeria si stillano erbe e Rose” già nel 1457. Pare sia ancora una tradizione quella che vorrebbe dimostrare che già nel 1508 i padri Domenicani di Santa Maria Novella avessero una piccola spezieria condotta da un secolare. A tal proposito, infatti, manca ancora una documentazione dettagliata. Lo spoglio di un frate, però, morto agli inizi del XVI secolo e conservato presso nell’Archivio di Stato di Firenze nel fondo Conventi soppressi di Santa Maria Novella, può far sospettare un particolare interesse per le arti aromatiche. Nelle liste di cose lasciate da questo frate Raffaello vi è un lungo elenco di prodotti profumieri e farmaceutici e, soprattutto, utensili come bilance, stacci, ampolle, alberegli che potrebbero essere la testimonianza effettiva di una vivace vitalità dei monaci nel settore profumo-farmaceutico. È certo, invece, che alla metà del 1500 l’Officina Profumo svolgesse un’attività più complessa e forse non più limitata ad uso interno. Venne avviata l’amministrazione della sua spezieria ed alla sua direzione venne chiamato uno speziale secolare, mentre, solo nel 1612 si rese necessaria l’esigenza di avere un’efficiente officina aromatica che permettesse di fornire medicine immediatamente reperibili qualora ve ne fosse stata necessità. D’altro canto Firenze stava attraversando un periodo davvero intenso e la sua fama presso le corti d’Europa era ben nota. Proprio a quel periodo risale la salita al trono di Francia di due Medici e con le quali l’officina ebbe una particolare attività. Caterina de’ Medici era già andata in sposa ad Enrico II di Francia mentre Maria de’ Medici fu accolta, successivamente, come moglie da Enrico IV non morendo poi sul trono ma a Colonia nel 1642. Il legame dell’antica officina con la famiglia dei Medici e quindi con regine e Papi (Clemente VII, Leone X) fu davvero interessante quanto fondamentale. È in questo contesto che il 1612 ricopre il ruolo celebrativo dell’anno di nascita dell’officina, non perché in questo periodo iniziò la sua attività ma perché da quell’anno venne avviata la vendita al pubblico sotto l’attenta guida di Simone Marchi, un esperto secolare. Nonostante tutto, il legittimo fondatore dell’antica officina seicentesca, pare essere un certo fra’ Angiolo Marchissi. Inizialmente affiancò il Marchi nelle sue preparazioni diventando, alla sua morte, il prosecutore di tale farmacia. Il Marchissi non fu un semplice speziale ma un valente studioso incuriosito quanto curioso. Si interessò di Chimica e di Alchimia che in quel tempo era considerata una scienza valida al fine di scoprire eccellenti sostanze per guarire ogni sorta di malattia. Fra’Angilo si dedicò per lunghi anni alla transumazione dell’argento e alla composizione del famoso “oro potabile” che riuscì ad ottenere seguendo il procedimento dell’imperatore Rodolfo II, noto appassionato di alchimia. Tale medicina, secondo il frate, poteva essere bevuta con “acqua vitae tartarizzata”. Fu lo stesso Marchissi ad essere in ottimi rapporti con la famiglia granducale dalla quale ricevette molte decorazioni e privilegi ottenendo l’onore di poter fregiare l’antica Officina del titolo di “Fonderia di Sua Altezza Reale”. D’altro canto la Firenze Rinascimentale fu centro nevralgico per l’Alchimia europea come dimostra Giovanni Stradano nel suo “Laboratorio dell’Alchimista” che ritrae un Francesco I de’ Medici intento al lavoro in un laboratorio alchemico. Una tradizione comunque proseguita anche da altri Medici. È chiara quindi la forte collaborazione che stringeva il frate alla famiglia granducale e quindi alla stessa Officina di Santa Maria Novella. Già sul finire del XVII secolo, l’antica spezieria, era meta di raffinati viaggiatori e i suoi prodotti venivano richiesti da tutte le parti d’Italia nonché dall’estero. Le acque profumate, le creme, i saponi e l’essenze odorose, accompagnate da ricercati prodotti chimici, avevano già conquistato un’esigente clientela. Sarà poi nel XVIII secolo che la farmacia raggiungerà una fama di portata mondiale, tanto che i suoi prodotti venivano richiesti anche dalla Cina mentre i più valenti medici ordinavano ai propri pazienti di acquistare i rimedi di questa spezieria perché considerati i più efficaci per una pronta guarigione. Fu fra’Cosimo Bucelli a dare questo grande rilancio all’antica Officina. Uomo di grandi capacità fu uno dei più valenti studiosi nella storia della Santa Maria Novella tanto da essere paragonato al Marchissi sia per le sue ricerche che per la sua operosità. Sotto la sua guida iniziò la produzione di particolari e complessi medicamenti come la nota “teriaca” composta da una moltitudine di farmaci e carne di vipera. Fu sempre il Bucelli a dar vita al più noto liquore dell’Officina profumo, l’Alchermes, che fino all’800 fu la specialità più venduta e quindi principale fonte di entrate. Fra’ Bucelli fu, oltretutto, un esperto botanico, naturalista e chirurgo che insegno ad alcuni giovani i suoi segreti e conoscenze. Fra questi Tommaso Valori che divenne poi suo successore. Sulle orme del maestro fu lo stesso Valori a rendere più splendida la farmacia riuscendo a superare il difficile periodo della soppressione francese senza chiudere l’antica spezieria. I patti erano chiari: Valori avrebbe pagato un affitto al governo francese e l’antica farmacia avrebbe continuato a produrre droghe, medicamenti ed altri prodotti chimici per i bisogni dei malati. Situazione analoga si presentò poi nel 1866 quando il governo italiano, all’indomani dell’Unità d’Italia, decretò nuovamente la soppressione degli ordini religiosi e quindi della farmacia. È in questa occasione che il demanio incorporò l’antica spezieria e tutti i suoi valori ma l’abilità di fra’ Beni lo portò a stipulare un nuovo contratto d’affitto con il governo Italiano permettendo cosi il proseguimento dell’attività. Sarà nel medesimo anno che l’antica spezieria passerà ad Augusto Stefani, nipote di fra’Damiano Beni, per giungere poi alla famiglia Alphandery. E cosi che ancora oggi è possibile entrare e visitare questo incantevole museo di alchimie e profumi, di decori e storia. Nonostante gli anni che pesano sulla vita di questa importante ed imponente farmacia resta ancora l’odore di un passato esaltante ricco di storia e talvolta avvolto dall’incanto. La farmacia conserva ancora oggi intatti gli arredi costruiti nel corso del tempo. Il salone di vendita fu trasformato nel 1848 da Domenico Beni, che mantenne la volta gotica della preesistente cappella donata nel 1335 dalla famiglia Acciaiuoli ai frati. Il salone è arredato con scaffali in stile neogotico. Alle pareti, gli affreschi di Paolino Sarti, acclamano la ricchezza delle farmacie nel mondo. La sala prospiciente il giardino, detta Sala Verde, costruita per mettere in comunicazione il nuovo nucleo con quello più antico, conserva l'arredo originale della metà del secolo XVIII, con le pareti coperte in filaticcio di seta, le mensole che reggono urne, gli scaffali, i divani e gli orci a grottesche. Entrando nella Sala Verde, lungo la parete di sinistra, si può osservare un ritratto di Galileo Galilei del secondo decennio del secolo XVII, mentre, la sacrestia di San Niccolò, oggi biblioteca dell’Officina, conserva ancora intatto il fascino del 1300 con gli originali affreschi. La sala dell’Antica Spezieria, riservata alla vendita dal 1600 al 1848, alla quale un tempo si accedeva dal portone di Matteo Nigetti, conserva i sobri armadi seicenteschi con vetrine e ripiani, il lungo banco di vendita e i decori del soffitto in stucco, con nastri e festoni del tutto simili a quelli eseguiti ad intaglio che sormontano gli scaffali. Nelle vetrine di questa sala sono conservate alcune copie dei termometri ad alto fusto e a spirale dell'Accademia del Cimento, i cui originali si trovano nel Museo di Storia della Scienza. Le collezioni scientifiche, comprese tra Seicento e primo Novecento, esposte nella sala vendita, nella Sala Verde e nell'Antica Spezieria, comprendono tre nuclei: vasi da farmacia in ceramica (manifatture di Montelupo, Richard Ginori, Chini); vetri da farmacia (bottiglie e vasi di varia manifattura); strumenti scientifici (termometri, mortai, bilance, misurini). L'Officina Profumo Farmaceutica continua ancora oggi la sua fiorente attività di produzione nella Casa Madre di Firenze, sotto l’attenta guida di Eugenio Alphandery, benché siano stati attivati molti altri punti vendita sparsi in tutto il mondo (Roma, Milano, Forte dei Marmi, Barcellona, Madrid, New York, Brugges, Londra, Kyoto, Osaka, Tokio, Los Angeles, ....). L’Officina presenta una vasta gamma di preparazioni che riescono ad affascinare anche il pubblico più esigente, tra le quali ve ne sono alcune che fanno storia e sono segno di un’epoca, come le essenze e i richiestissimi profumi, ancor oggi in parte realizzati in base alle formule studiate nel 1500 per Caterina De Medici.



Antonio Degl’Innocenti

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