La villa del Rock

La villa il Palagio sembra essere diventata da tempo la residenza preferita da Sting; immersa nelle verdi colline del chianti nasconde la propria bellezza dietro alcuni cipressi mantenendo la sua quiete e maestosa eleganza. D’altra parte è proprio la quiete della campagna toscana che Sting ha spiegato essere la più adatta al suo spirito contemplativo, quella dove riesce a trovare l’ispirazione dopo lunghe passeggiate.
“Nei boschi in Toscana ho ritrovato la poesia, d’altra parte non sono il primo inglese che s’innamora di questa campagna», ha spiegato la rockstar inglese. Ma quali sono i segreti che la sua villa nasconde e quale la storia che la circonda? Per ripercorrere la storia del Palagio nei secoli è necessario analizzare un certo numero di documenti, i quali, per i primi anni del 16° secolo risultano mancanti di informazioni sotto molti aspetti. I tributi pagati da diverse aree di Firenze sono annotati in diversi registri della Repubblica Fiorentina datati 1530. Questi volumi, chiamati “ Decime Repubblicane” sono divisi in canoni, e cercando in quello appartenente alla Villa Sant’Andrea in Campiglia, possiamo trovare tutti i poderi che sono stati parte del Palagio fin dalla sua costruzione, ma l’esistenza del Palagio in se non è precisa. Solo nella seconda metà del 18° secolo avremo la prima chiara evidente prova dell’esistenza delle proprietà. Tutto questo annotato nelle Decime Granducali da dove emerge anche il primo proprietario, Bernardo di Francesco Martelli. Alcuni scritti ci riportano alla reale struttura delle proprietà “ Una villa consistente una in una residenza principale annessa alla proprietà del Palagio”. Da qui si può dedurre, che la casa padronale, fosse un tut’uno con le abitazioni dei lavoratori agricoli. Più tardi, però, la villa subì alcuni cambiamenti e la sua struttura originaria venne modificata.

La storia si fa più interessante nel 1706, quando, Orazio Pancrazi Vescovo di Fiesole dette il permesso a Bernardo Martelli di costruire un oratorio che era attaccato al perimetro della Villa.È curioso osservare la volontà di Bernardo Martelli, scritta nel 1752, nella quale egli ordina che tutti gli anni, ogni seconda settimana di Ottobre, una messa doveva essere celebrata nella cappella della sua villa insieme ad un banchetto all’aperto in onore di San Pietro d’Alcantara (Nel 1826 Pietro di Alcántara fu nominato patrono del Brasile, e nel 1962,in occasione del quarto centenario della sua morte, dell'Estremadura). Richiese anche che venissero pagati 30 scudi ai Cappuccini di Figline se questa abitudine fosse stata interrotta per qualsiasi motivo. Infatti, fino a non molti anni fa, questa festività è stata regolarmente celebrata con una messa mattutina nella chiesa di Sant’ Andrea in Campiglia e nel convento dei Frati di Figline,seguita da un pranzo offerto dai padroni della villa mentre nel pomeriggio le reliquie del santo venivano esposte ed adorate. Oggi le reliquie si trovano conservate nel monastero di Barbolana in provincia di Arezzo. La memoria liturgica di questo Santo era fissata al giorno 19 ottobre, ma dal 1969, con la riforma del calendario dei santi operata da papa Paolo VI, il suo culto venne limitato; probabilmente da qui deriva l’interruzione della cerimonia alla Villa. Il Palagio, poi, sarà oggetto di varie trattative fino al 1819 quando ritornata in proprietà alla famiglia Martelli fu ceduta ai Velluti Zati per 4650 scudi. Prima di questo passaggio, però, la famiglia Martelli commissionò alcuni dipinti che rappresentavano la villa e le sue proprietà. Da qui è interessante esaminare le varie modifiche che i nuovi acquirenti effettuarono ala villa non soltanto per aderire a gusti personali dei vari membri della famiglia, ma anche per un miglior funzionamento della villa stessa. tra il 19° e l’inizio del 20° secolo venne allargata la cappella su commissione del Vescovo Donato Velluti Zati e costruite alcune specifiche strutture; la più importante venne impiegata per immagazzinare le provviste di grano, produzione e deposito di vino, frantoio per l’olio ed altri differenti usi. Da qui, poi, la famiglia fu costretta a vendere la gran parte dei possedimenti. Oggi Mr. Gordon Matthew Sumner, in arte Sting, ha restituito l’antico splendore alla villa e ai suoi possedimenti, valorizzandone la struttura e le forme senza togliere quel fascino del rustico Toscano tanto amato dal cantante stesso.


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