Aldo Berti ed il suo ultimo viaggio

Forse troppo in ritardo per ricordare un amico, scomparso nel Natale 2010. Avevo già scritto qualcosa di quest'uomo; un amico, un mito? Non saprei. In ogni caso lascio qui alcune righe, uscite a suo tempo, per ricordarlo assieme a tutti voi.


Aldo Berti si è spento a Rignano sull’Arno, nella notte del veglione di Natale. Si è spento un uomo, un amico, forse per tanti un mito. Da pochi mesi una malattia inguaribile lo aveva colpito alla testa ed in poco tempo Aldo se ne è andato. Era tornato dal Marocco, sua terra adottiva negli ultimi vent’anni, per spengersi nella sua terra di nascita dalla quale, per troppo tempo, era stato lontano. Amici, parenti, ammiratori e conoscenti ma anche chi di lui aveva solo sentito parlare non hanno esitato ad andare a trovalo negli ultimi periodi, dove, accudito dalla sua famiglia attendeva l’ingrata sorte. Aldo Berti potrebbe dire poco a molti, specialmente alle nuove generazioni, ma quest’uomo, che da anni abitava in Marocco, ha sicuramente qualcosa da raccontare.


Nel 1968 uscì nelle sale cinematografiche di tutto il mondo uno dei colossal del genere Western, firmato da Sergio Leone, “C’era una volta il West”. Nel cast del film comparivano i nomi di Claudia Cardinale, Charles Bronson, Henry Fonda ed Aldo Berti. Un uomo dai mille volti, dalle grandi speranze ed interminabili sogni, che ha vissuto una vita, forse due o anche tre. “Ho sempre avuto voglia di altro- raccontava- non l'erba del vicino, l'incognita, il buio, pour azard come dicono i francesi. Quindi, una vita senza appuntamenti. Ho conosciuto in quel decennio tutti i personaggi dell'epoca che ancora oggi traboccano in televisione, ma era diverso: prendere il cappuccino con Fellini per me era noioso. Aveva sempre la domanda in bocca ed io odiavo le domande come le sue, e così, da buon campagnolo, lo evitavo.” Il 64 fu l'anno dei miracoli ,arrivarono i Beattles e cambiò la coreografia del mondo. “Vivevo da due anni innamorato e felice con Barbara Steel e i giornali scrivevano che eravamo la coppia più pazza di Cinecittà; un amore durato fino al 68”. Fellini scritturò Barbara per La città delle donne, poi fece l'armata Brancaleone e tanti altri. “Nel 68 facemmo un film insieme che segnò la fine della nostra storia e la fine della mia carriera .La lasciai senza alcuna spiegazione, non resse il colpo e tentò seriamente il suicidio”. Barbara rimase una settimana al San Giacomo e quando uscì fece i bagagli e partì per l'America senza più far ritorno andando in sposa a Jim Poe, amico di Aldo e grande azionista dell’Universal. La cosa non venne gradita nell'ambiente cinematografico, “mi disturbò, ma non più di tanto- puntualizzava Aldo- il 68 era come un albero carico di frutti esotici sconosciuti e io ero eternamente affamato”. Sarà sempre nei mitici anni 60, che una sera “conobbi una ragazza coi capelli rossi simpaticissima,ballammo e bevemmo fino a tardi e poi uscimmo in strada e i paparazzi ci presero d'assalto e mentre scappavamo alla ricerca di un taxi le chiesi: ma chi sei ? Sarah Churchill, rispose. Iniziammo una storia tempestosa. Non ero innamorato di lei ,ero innamorato di Winston Churchill, delle prime foto sui giornali, alcuni sbagliavano il nome, Betti invece di Berti ma io ero al settimo cielo lo stesso”. Nel ‘73, l’ultimo film della serie Spirito Santo fu l’ultima interpretazione di Aldo, che lasciò Roma ed i colleghi con i quali aveva lavorato, come : Ugo Tognazzi, Vittorio de Sica, Gina Lollobrigida e Totò.“In dieci anni avevo partecipato a più di 40 film, girato una serie di telefilm per la scuola, messo in scena alcuni spettacoli e mi sentivo come non avessi fatto nulla”. Iniziò qui il grande e interminabile girovagare di Aldo. “Vedi, caro Antonio, la vita è come un film, deve esser diretta da un solo regista, questo l’ho cercato di fare fin da giovane.- fu uno dei suoi ultimi suggerimenti- Essere nati è privilegio di tutti, esser vissuti privilegio di pochi”.

Abbandonato il cinema ed il teatro si dedicò alla scoperta di nuovi luoghi e popoli, lasciandosi alle spalle il mondo del cinema. L’ultimo lavoro di questo singolare personaggio fu “Lo Schiaffo”. Un racconto autobiografico, nato tra le dune del deserto marocchino bagnate dall'oceano, in compagnia del suo più fedele e sincero amico a quattro zampe: Nigro. È in questa biografia, purtroppo non ancora pubblicata, che Berti affronta con piacere e passione la sua vita giovanile a Rignano. Risvolti curiosi su persone, cose e particolarità di una zona in movimento senza dimenticare mai la sua famiglia. Forse epoche e fatti dimenticati dai più giovani, ma sicuramente, no dai più anziani. Aldo veniva spesso nominato in paese come un mito lontano, ormai un ricordo che a tutti ha voluto lasciare questo suo ultimo “Schiaffo”. Uomo dalle mille idee, sognatore ed imprevedibile aveva nel suo cassetto un ultimo sogno. La vita che si lasciava alle spalle lo aveva segnato, colpito, plasmato ed invitato a riflettere. Scaturiva da questa ultima sua riflessione il desiderio di compiere, in solitaria armonia con il fedele amico, il cammino di Santiago. Forse il suo ultimo film, un libro; “l'idea di questo progetto nasce dalla voglia di mescolar le carte- spiegava nell'ultima sua lettera- un ateo vestito con jalabea, (abito tradizionale arabo) sulla strada della fede cristiana. Non esiste un copione, tutto dovrebbe succedere strada
facendo. Sviluppare la curiosità dei fedeli verso un calendario di domande che portino giorno dopo giorno alla presa di coscienza di ognuno rispettando ogni posizione, compresa la mia. Mi limiterò nello sviluppo di temi che alla fine di ogni giornata, spinti dalla curiosità, i fedeli stessi metteranno in tavola. Non sarà un cammino di solo piacere, ci saranno anche momenti in cui rimpiangerò di esser partito. Caro Antonio, quando ti ho accennato al testamento spirituale intendevo dire che l'esperienza che mi aspetta avrà la misura dell'uomo che sono. Piccolo? Non lo so, lo saprò alla fine del viaggio”.

Antonio Degl’Innocenti



Oggi la sua storia è raccolta in un libro. Tre anime in cammino; maschere, codici e note

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