Il Resto del Carlino e la sua Storia
Nasceva all’ombra della Torre degli Asinelli, 125 anni fa, il Resto del Carlino. “Un giornale piccino per chi non ha tempo di leggere i grandi, un giornale per la gente che ha bisogno o desiderio di conoscere i fatti e le notizie senza fronzoli retorici, senza inutili e diluite divagazioni”. Cosi si presentava al pubblico, il Sabato del 21 Marzo 1885, il primo numero del Carlino. Un giornale piccolo, nato nel cuore di una grande città come Bologna, che aveva il desiderio di diffondere notizie rimanendo fra la gente. Di anni ne sono passati, di sogni, dolori, gioie, progetti e lavoro. È cosi che nel 2010, Il Resto del Carlino festeggia i suoi 125 anni di storia imponendosi sicuramente come uno dei quotidiani più importanti d’Italia. Un piccolo sogno diventato una grande e viva realtà. Una storia che prosegue grazie alla tenacia di chi vi ha lavorato, ma anche ai lettori affezionati, prima i Bolognesi, poi tutta l’Emilia Romagna per giungere fin nelle Marche ed al Veneto. Un giornale indelebilmente legato alla storia d’Italia che dal 1885 l’ha seguita in tutto il suo peregrinare. Fu in quel 1885, primo giorno di primavera, che i bolognesi scoprirono un foglio piccolo, detto di formato notarile, la metà del Carlino attuale. Nella testata capeggiava una giovane donna con una camicia bianca ed un sigaro fumante in bocca, immagine anche trasgressiva, per l’epoca, e il nome –il Resto del ..Carlino- un programma. Il fondo d’avvio, scritto da Giulio Padovani, era titolato con un punto interrogativo e si chiudeva cosi: “Ci resta la vanità di credere che, se non riusciremo, il torto sarà tutto del pubblico, che non avrà saputo comprendere”. Costava due centesimo e i tabaccai lo davano come resto al sigaro, che ne costava otto. La signorina in maggio tolse la camicetta bianca e mise un abito nero. E in dicembre scomparvero i tre puntini. Meno trasgressivo, più familiare. Quell’anno, il 1885, nacquero in Italia 447 giornali. Più di altrettanti morirono. Non il Resto del Carlino: il pubblico aveva saputo comprendere e non s’era offeso per la provocazione di Padovani. Lo stampatore èra la Tipografia Azzoguidi in via Garibaldi 3, dove èra sistemata anche la redazione. Alberto Carboni firmò il quotidiano come redattore responsabile. La prima tiratura fu di 8.000 copie; il giornale veniva venduto sia nelle tabaccherie, dove veniva distribuito come resto al sigaro, sia nelle altre botteghe, oltre che nelle ancora rarissime edicole. Dopo sei mesi le copie tirate diventarono 14.000, ma anche i costi di produzione crebbero e la proprietà non poté far altro che ritoccare il prezzo. L'aumento fu minimo: un solo centesimo, che venne compensato con l'aumento del formato. La decisione però ebbe un effetto controproducente: i lettori furono spiazzati dalle nuove dimensioni mentre ai tabaccai il giornale non faceva più comodo perché "non serve più come resto"'. Le vendite precipitarono, si arrivò allo stato di crisi. La svolta giunse con l'ingresso di Amilcare Zamorani come socio e come gerente responsabile. Avvocato di origini ferraresi trapiantato a Bologna, Zamorani, a partire dal 1886 trasformò il "Resto del Carlino" in un vero quotidiano di informazione. Il giornale assunse il tono dei maggiori giornali nazionali aumentando il suo formato, le colonne pure (da tre a cinque), così come il prezzo: 5 centesimi. Con questa operazione Il Carlino iniziò la sua avventura affianco dell’importante stampa nazionale imponendosi come giornale di riferimento per un luogo nevralgico come il centro Italia. Notevoli le penne che scrissero sul quotidiano e sul finire del 1800 già possiamo ricordare scrittori del calibro di Ardengo Soffici e Carlo Corsi. L’epoca giolittina segnò il giornale in maniera indelebile aumentando la sua tiratura in maniera notevole. Nei primi anni Dieci la Terza pagina del quotidiano si arricchì della collaborazione di alcuni tra i massimi intellettuali italiani: Alfredo Oriani, Giuseppe Prezzolini, Giovanni Papini, Giovanni Gentile, Giovanni Amendola, Aldo Valori, Ernesto Bonaiuti e Benedetto Croce. Tutti furono chiamati al Carlino da Mario Missiroli, vero e proprio direttore “de facto” del quotidiano. La crescita pareva inarrestabile per un quotidiano che aveva saputo imporsi nello scenario editoriale italiano con scelte giuste e ponderate, grazie alla lungimiranza dei suoi uomini. L’arresto arriva però con l’avvento del fascismo. Il giornale perse il suo titolo originale e nove direttori si susseguirono alla direzione di questa testata controllata dal regime. Sarà nel luglio del 1945, con il titolo Giornale dell'Emilia, che il Carlino riprenderà la sua originale vitalità. Al fianco delle vecchie firme sopravvissute all'epurazione, entrarono nella redazione forze giovani come Enzo Biagi, Luciano Bergonzini e Federico Zardi. Nel 1955 vien chiamato a dirigere il giornale lo storico e giornalista fiorentino Giovanni Spadolini. Il "professore" ordinò la creazione di un archivio delle foto e degli articoli, che il giornale non aveva ancora. Scriveva i suoi pezzi sul Carlino firmandosi quasi sempre con degli pseudonimi: "Historicus", "Lector" e "Livio Visconti" erano i più usati. La caratteristica del periodo spadoliniano fu anche la cura della Terza pagina, che si riempì di firme illustri. Il giornale mise in mostra come collaboratori: Giuseppe Prezzolini, Manara Valgimigli, Ignazio Silone e il giovane Alberto Ronchey, fino a Guido De Ruggiero e Giovanni Papini. Sotto la guida di Spadolini mosse i primi passi anche Luca Goldoni, che negli anni successivi diventerà una delle firme-simbolo del quotidiano. Nel 1968 anche Spadolini lasciò, chiamato a dirigere il prestigioso Corriere della Sera. La sua permanenza rimane una delle più longeve del dopoguerra. Negli anni novanta la famiglia Riffeser, erede di Monti, mise in sinergia il Carlino con altri due quotidiani: il fiorentino La Nazione e il milanese Il Giorno, costituendo la rete QN - Quotidiano Nazionale. Quotidiano Nazionale che oggi è diretto dal direttore Pierluigi Visci e con il quale si è avviato l’ingresso del giornale nel mondo digitale del web ed in supporti multimediali come l’iPhon. Una rivoluzione continua quella del Carlino che grazie ai suoi direttori è riuscito e riesce a stare al passo con i tempi non perdendo quella cura ed attenzione per il proprio patrimonio culturale e storico. Ed è proprio nei suoi 125 di storia che il giornale ha voluto celebrare questo traguardo epocale con eventi, mostre e pubblicazioni. Curiosa quanto affascinate la raccolta “Terre del Carlino” dove lo stesso giornale festeggia il fasto dello splendore nazionale del centro Italia. I suoi luoghi di diffusione che raccolti in questa interessante iniziativa riportano il lettore ad amare, conoscere, scoprire e studiare quelle terre che tanto hanno dato al Carlino e che tanto gli ha reso; partendo dal quel resto di sigaro.
Antonio Degl’Innocenti
Antonio Degl’Innocenti



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