Intervista a Stefano Albertini

Villa la Pietra

Villa la Pietra è indubbiamente uno dei luoghi più affascinati dei colli fiorentini. Ad un passo dalla città ma immersa in uno scenario spettacolare e se vogliamo teatrale. Una villa che al suo interno custodisce gelosamente un patrimonio di arte e cultura esaltante. Una casa museo eclettica  nel suo genere ma che attraversa anni di tradizioni culturali italiane e non, di diverse epoche, messe assieme dalla volontà e dal piacere di sir Harold Acton. È cosi che dal 1994 tale villa conserva con cura questa eredità lasciata da sir Acton alla New York University, la quale, ne ha fatto uno dei suoi centri principali di studi e cultura. L’Unico in Italia. È qui che si svolgono i corsi italiani della NYU, in un plesso che comprende oltre alla Pietra altre quattro ville e 24 ettari di terreno con giardini ed oliveti. Ed è qui che abbiamo incontrato il prof. Stefano Albertini, direttore del corso estivo della NYU in Italia e direttore della Casa Italiana Zerilli-Marimò a New York, uno dei centri di cultura italiana più prestigiosi all’estero.  


Ciò che lega la città di Firenze alla New York University è proprio villa la Pietra?

Stefano Albertini
L’Università a partire dal ‘90 ha avuto al suo interno un rinascimento degli studi italiani. Due i fatti fondamentali che hanno portato a questa rinascita per l’interesse della cultura italiana. Due donazioni private notevolissime. La prima, nel 1990, quando la Baronessa Zerilli-Marimò ha acquistato, restaurato, arredato e donato alla NYU una palazzina nel Village a New York che appunto ha preso il nome di Casa Italiana Zerilli-Marimò con lo scopo principale che diventasse sede di un dipartimento di italianistica autonomo. Qui vi è stata la volontà della baronessa di creare un dipartimento forte prestigioso accademicamente e poi che fosse anche un centro di dialogo e scambio culturale, che diventasse un centro per la promozione della cultura italiana. Un centro di interscambio fra studiosi americani ed italiani. Dal 1990; quindi in novembre festeggeremo il 20° anniversario. Solo 4 anni dopo avvenne l’altro grande fatto che segnò una svolta per l’italianistica nella NYU e fu la donazione di Villa La Pietra. Questo vuol dire che uno studente della NYU ha una struttura molto attiva e molto prestigiosa a NY e se poi crede può continuare a sviluppare i suoi studi a Firenze. Abbiamo questa situazione un po’ unica tra tutte le università americane dove l’italiano è un po’ al centro dell’attività e viene percepito dall’università come una disciplina d’importanza fondamentale e non marginale.


Una sorta di scambio tra Italia, New York e Firenze?

Casa Italiana Zerilli-Marimò
Anche quando siamo a NYU abbiamo sempre a che fare con Firenze. La maggior parte dei nostri studenti arrivano dopo aver fatto un semestre a Firenze. Per cui siamo a NY ma la nostra città di riferimento in Italia è questa. Unico centro in Italia legato istituzionalmente alla NYU. Centro di rilevanza assoluta per l’università. Nel nostro curriculum Firenze riveste un ruolo centrale perché è la città che i nostri studenti conoscono. Se io devo fare un esempio di una piazza d’Italia uso una piazza di Firenze perché so che tutti i miei studenti l’han vista.


Diverse sono le realtà di centri culturali italiani a New York. Ma per il futuro cosa si crede di fare?

Noi già da tempo abbiamo una specie di comitato ristretto dove concordiamo  diverse iniziative. Ed in questo ci siamo noi, l’Istituto Italiano di Cultura che è un’espressione del governo ed è legato al Consolato Generale d’Italia, l’Italian Academy della Columbia University, il Centro Primo Levi ed il Calandra Institute. Questi sono alcuni dei principali attori della scena italiana a NY e con loro abbiamo un dialogo costante e facciamo iniziative comuni. In collaborazioni a volte tutti insieme a volte no. E poi abbiamo il nostro calendario che si svolge indipendentemente e quindi capita che a NY, in una sera, ci siano 4 iniziative italiane. Una grande vitalità che mette a disposizione una scelta molto qualificata e molto vasta.

Pensa che aumentando questa cooperazione si possa fare di più?

Gli spazi per aumentarla esistono sempre, però credo che già siamo avviati in una buona direzione. Ora abbiamo anche tutta una serie di eventi per festeggiare l’Unità d’Italia che devono dare un senso di unità anche per le nostre istituzioni. Una cosa che non facciamo con fatica ma anzi, vi è un rapporto di stima fra queste istituzioni e chi le dirige.
Adesso abbiamo in mente un’iniziativa che dovrebbe servire a portare l’Italia e l’italianità fuori dagli edifici delle nostre istituzioni in congiunzione con il 150 anni dell’Unità d’Italia vorremmo celebrare i segni dell’italianità a NY. I segni esterni, statue, monumenti, piazze. Una delle nostre istituzioni ne adotterebbe una o due con le quali concepire una manifestazione pubblica. Proprio da svolgere in questi luoghi. Molte poche persone lo sanno ma davanti al Lincol Center c’è una piazza Dante Alighieri. Una piazza Giuseppe Verdi sulla 72° strada, un monumento a Garibaldi su Washington Square, a Mazzini in Central Park, la casa-museo Meucci-Garibaldi a Long Island, la statua di Colombo a Colombus Circle. L’idea è di far rivivere questi segni antichi e le nostre istituzioni avranno il ruolo di dare una proiezione pubblica alle celebrazioni per i 150 dell’Unità d’Italia a New York.

Progetti futuri per la Casa Italiana Zerilli - Marimò?

Ora abbiamo la nostra celebrazione dei 20 anni di attività e siamo molto concentrati su quello. La nona edizione del nostro premio letterario che facciamo in collaborazione con la città di Roma. Poi vorremmo celebrare i 400 anni di attività dell’Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella. Una realtà imprenditoriale che ha coniugato l’attenzione all’antico con la mentalità imprenditoriale moderna.


Pensa che l’Idea Magazine possa contribuire a questo evento ed avviare anche con voi un rapporto di cooperazione?

Certamente l’Idea Magazine che è attiva sulla scena della cultura italiana negli USA da più di 30 anni e che, partita come pubblicazione espressione della comunità dei Molesi a New York, ha esteso il suo campo di interessi in maniera esponenziale, è un partner potenzialmente perfetto per la Casa. Ad esempio per la promozione della stessa iniziativa dei monumenti italiani a New York appena nominata. Una serie di articoli sui monumenti, la loro storia, la storia dei personaggi che rappresentano, potrebbe essere un complemento ideale delle nostre manifestazioni.



Antonio Degl’Innocenti

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