Padre Raffaello Maglioni...archeologo d'oriente
Il museo di Storia di Hong Kong, uno dei più importanti d’Oriente, ha esposto dai primi di Novembre a Febbraio 2010 la collezione di reperti archeologici del missionario Padre Raffaello Maglioni. Nome forse sconosciuto a molta parte della popolazione ma Padre Raffaello nacque, sul finire dell’800, proprio a Pontassieve. Uomo che accostò alla passione missionaria quella archeologica con ottimi risultati portando anche in oriente quella tradizione di amore per la cultura e l’arte che ha sempre contraddistinto il popolo Italiano. Partito per Hong Kong nel 1928, appassionato di fotografia e di cinema, inviò a Milano alcune fotografie pubblicate sulle riviste dell'epoca e pellicole sulla vita quotidiana in Cina. Imparò molto bene il dialetto locale tanto da compilare un dizionario italiano-hoclo, sviluppando negli anni l'interesse per la linguistica. Perché un missionario con molteplici impegni si interessava di una materia così particolare come l'archeologia? Dai cenni sulla sua personalità si può già capire come Maglioni fosse una persona curiosa, tanto da auto descriversi come «uomo delle idee». Ma, come spiega William Meacham, curatore dell'opera principale di Maglioni, The Prehistory of South China, una serie di circostanze fortuite accese l'interesse del missionario per un ambito di ricerca che in quel periodo stava compiendo importanti progressi. Diverse furono le scoperte di Maglioni che riportò alla luce una grande quantità di reperti delle culture neolitiche della Cina meridionale (provincia Guangdong). Una passione che riportò al terzo congresso degli studiosi di preistoria dell'Estremo Oriente, organizzato a Singapore nel gennaio 1938, presentando il lavoro svolto prima e dopo la collaborazione con Finn. Anche se in un articolo pubblicato pochi mesi dopo sull'Hong Kong Naturalist, Maglioni si presentava come un mero appassionato («amateur»), iniziò a essere considerato come un membro della comunità scientifica e intervenne nei dibattiti sugli studi della preistoria nell'Asia Orientale. La collaborazione con il governo e il mondo accademico di Hong Kong crebbe dopo la morte dello studioso. Il vescovo Lorenzo Bianchi si accordò con le autorità di Hong Kong per donare i pezzi raccolti dal missionario, i suoi testi di archeologia e i suoi scritti, nella consapevolezza che il materiale raccolto da Maglioni potesse essere valorizzato con la collaborazione degli studiosi locali. La prima sede della collezione fu una sala del Ping Shan Museum; nel 1969 passò al City Hall Museum, finché nel 1975 fu trovata una sistemazione più adeguata nel nuovo Museum of History. Si avverava così l'auspicio che Maglioni aveva espresso: l'apertura di nuovi spazi per l'archeologia e la cultura cinesi in Italia e a Hong Kong; la prossima mostra a lui dedicata è la più recente testimonianza della volontà di proseguire sulla strada da lui indicata. Occorre insomma ricomporre i suoi «cocci» non solo in senso letterale, bensì ricordando che il valore della sua ricerca sta soprattutto nell'impegno a conoscere e far conoscere il mondo cinese.


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