Torna a Rosano il più antico crocefisso

Si è tenuta, Sabato 16 Dicembre, la cerimonia che ha riportato il crocifisso del Monastero di Rosano sopra all’altare principale della chiesa. Secondo un'iscrizione settecentesca, posta sulla facciata della chiesa, l’abbazia di Santa Maria di Rosano sembrerebbe fondata nel 780, da un certo Ursone. Il complesso sorge sulla riva sinistra dell’Arno ed accoglie un ordine di suore di clausura, benedettino fin dai tempi della sua origine, quando la regola di San Benedetto era molto diffusa per opera di Carlo Magno. L’influenza negativa delle grandi famiglie di Toscana, come ad esempio i Conti Guidi, i quali riuscirono a trascinare Rosano nelle lotte fiorentine, culminarono con il saccheggio di quest’ultimo nel 1143. E proprio, 13 anni prima, sembra che il crocefisso sia stato dipinto. Quest’opera rappresenta forse il dipinto più antico, che gli studi, hanno attribuito alla scuola fiorentina di pittura, datandolo al secolo XII, con precisione al 1130 . Grazie al lungo lavoro di restauro, da parte dell’Opificio delle pietre dure di Firenze, questo cimelio è tornato al suo antico splendore. Antico perché, dagli studi che sono stati fatti, risulterebbe che non abbia mai subito restauri se non una parziale revisione nel XVII secolo. Roberto Bellucci, restauratore della parte pittorica, “credo che quest’opera sia davvero unica nel suo genere, probabilmente la più antica croce su tavola, al momento conosciuta, di tutto il mondo occidentale. L’emozione e lo stupore sono stati fortissimi quando si è scoperto che il colore era l’originale ed aveva mantenuto la sua antica brillantezza. Qui è già presente, in forma embrionale, una tendenza a dare profondità ai corpi ed immagini. L’autore cerca di dare volume e vita all’opera. Questi segni si riscontrano, ad esempio, nel perizoma del Cristo dipinto con curve che sembrano appoggiarsi sulle gambe cercando di indicarne la posizione. Nelle storie della passione, rappresentata ai lati, la Madonna, nella deposizione della croce, sorregge l’aureola del Cristo come se avesse profondità.”
La celebrazione, preseduta da Sua Ecc.za Mons. Mauro Piacenza Presidente della “Pontificia commissione per i beni culturali della chiesa”, ha visto la grande partecipazione di studiosi del settore e tutti i restauratori dell’opera, critici, appassionati e personalità del mondo artistico e culturale (ricordiamo il Magnifico rettore dell’università di Firenze). “la figura di Cristo è il centro dell’arte cristiana” spiega sua Eminenza “ogni immagine di Cristo deve essere immagine pasquale. Le immagini ci conducono al di sopra di ciò che è constatabile.”  Prosegue indicando chi dovrebbe rappresentare l’arte cristiana “ persone che abbiano un forte senso cristiano. Tutt’oggi questo dovrebbe proseguire sia nell’architettura che nell’arte in genere dove si rappresentano simboli cristiani. Fondamentale, visto che l’arte sacra è al servizio dei popoli e della salvezza.  Le rappresentazioni  aiutano a rendere presente nostro Signore. In questo periodo” continua Mons. Mauro Piacenza “penso ad un ostragismo dei segni come ad esempio la croce.” Un forte richiamo all’importanza dell’arte sacra, quella di Sua Eccellenza, che non si riguarda dall’accusare lo scellerato uso che oggi viene fatto delle immagini sacre. «Fra le immagini sacre tiene il primo posto “la figura della preziosa Croce fonte della nostra salvezza. […] Per mezzo della Santa Croce viene rappresentata la passione di Cristo e il suo trionfo sulla morte e, nello stesso tempo, […] viene insegnata la sua seconda venuta” conclude Sua Eminenza.
San Massimo il Confessore spiegava: “Colui che conosce il mistero della croce e del sepolcro conosce il senso delle cose. Colui che è iniziato al significato nascosto della risurrezione conosce il fine per il quale Dio fin dal principio creò tutto”.  La conoscenza del mistero della croce è davvero conoscenza del senso delle cose, in particolare dello scopo della vita umana, del mistero dell’uomo.
Nel Cristo Crocifisso troviamo la più grande passione umana per il nostro destino e la nostra dignità. Ogni uomo, guardando il Crocifisso, può dire: “mi ha amato e ha dato Se stesso per me”.


Antonio Degl’Innoccenti

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