Bruno Tosi ci racconta la sua Divina
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| Maria Callas |
Chi è Bruno Tosi?
-Una persona che ha
guardato sempre alla vita con entusiasmo ed ottimismo. Come dice Minnie nel
finale della Fanciulla del
West. “Si può ciò che si vuole!”: Ho fatta mia questa affermazione e mi
sono inventata la vita che volevo. Certo non è stato facile (nulla è facile!)
ma ci sono riuscito in qualche modo. Con una buona dose di
intraprendenza, mettiamo pure di fortuna e un pizzico di follia. Follia
vuol dire il coraggio di rischiare che non deve mai venir meno. Non mi offendo
quando mi dicono che sono rimasto sempre un ragazzo. E’ vero, nonostante siano
passati gli anni, anzi i decenni…
L'opera, la musica il teatro. Come entrarono nella sua vita?
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| Raina Kabaivanska in compagnia di Bruno Tosi |
Poi la scoperta della Divina, Maria Callas. Un amore a prima
vista?
Ho cominciato con lei.
Avevo sedici anni quando sono entrato per la prima volta alla Fenice e il
destino ha voluto che la prima opera fosse Medea con la Callas. Naturalmente
fu una folgorazione. Riuscii a salire in camerino e ad avere una foto dedicata,
che ancora conservo con venerazione. Ho presto preso la decisione di cambiare
tutto. E ho cominciato inventandomi giornalista. Ho scritto il primo articolo,
un’intervista a Giacomo Lauri Volpi che a 67 anni cantava il Trovatore, ho mandato il pezzo
al Gazzettino Sera. Figurarsi l’emozione quando qualche giorno dopo ho aperto
il giornale e ho visto l’articolo pubblicato e “firmato”.
Lei ha affermato che New York fu per Maria Callas una “madre
ingrata”. Perché?
Cominciò come enfant
prodige ancora bambina esibendosi alla radio americana in una
trasmissione che s’intitolava L’ora
del dilettante (una specie di “Corrida”) e una volta vinse il primo premio,
un “Bulova”. La mamma quando si accorse che la cantante era lei e non la
sorella Jackie la portò in Grecia a studiar canto. Debuttò a 13 anni in Cavalleria Rusticana ad Atene dove rimase,prima della
classe, fino al 1946. Ritornò nella sua città natale (1923,vide la
luce nell’Ospedale della Quinta Strada) ma ebbe subito la prima grande
delusione. L’audizione al Metropolitan andò male e rimase tre anni a New York
facendo la cameriera e la baby sitter per mantenersi.
Come e dove avvenne l'esplosione artistica di questa
eccezionale donna?
All’Arena di Verona nel
1947 con Gioconda, e subito dopo, alla fine dello stesso
anno, alla Fenice di Venezia in Tristano
e Isotta. Tutto era nato però
pochi mesi prima a New York. Prestava servizio nella casa del maestro veronese
Sergio Failoni a cui chiese un’audizione. Il direttore, incredulo ed entusiasta
per una voce ched era veramente una rivelazione, la presentò al tenore Giovanni
Zenatello, direttore artistico dell’Arena d così ci fu la prima scrittura,
appunto GIOCONDA.
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| Pippo Baudo e Bruno Tosi |
Lei ha raccolto in questi anni la più grande ed entusiasmante
mostra di cimeli che parlano della Divina. Come è nata questa sua passione?
Dalla mia ammirazione
per la grande cantante, che dovevo amare in segreto poiché a poco più di
vent’anni ero diventato giornalista e press agen. e collaboravo con
famosi artisti, fra cui Renata Tebaldi. Intervistai più volte la Callas e iniziai a
raccogliere i giornali con le critiche dedicate a lei e cercando il più
possibile di non mancare alle sue recite. Cominciai a collezionare moltissime
suo foto. Maria a soli 53 anni lasciò la scena della vita e nel 1992 per i 15
anni dalla sua scomparsa collaborai a un grande evento: una mondovisione da
Erode Attico. Avevo già messo assieme molti cimeli e i miei amici della Rai mi
chiesero perché non pensavo di scrivere dei libri e organizzare. Così alla fine
del 92 fondai l’Associazione Callas e nel 1993 realizzai la prima Mostra nel
prestigioso Spazio Olivetti di Carlo Scarpa in Piazza San Marco.
Da allora sono stato
in tutte le principali Capitali del mondo. Inutile dire che la Callas , il cui Mito cresce
ogni giorno an che ora a quasi 35 anni dalla morte, desta sempre emozione e
grande interesse.
La sua città, Venezia, il magico Teatro La Fenice , le istituzioni ed i
centri di cultura come hanno accolto questo suo lavoro di raccolta?
-Sono tornato nella mia
città con la mostra alla Fenice e più recentemente, per il trentennale della
morte a Ca’ Vendramin Calergi, lo splendido Palazzo che ospita il Casinò. Un
grande successo. Nel frattempo ho maturato una decisione: donare a Venezia la
mia collezione e farne un Museo, nel 2012 o 2013. Ho fatto ufficialmente la
proposta e attendo delle risposte e delle decisioni, dei coinvolgimenti. Nel
frattempo ci sono state delle avances a Firenze, Parigi, New York. Per il
momento il mio pensiero resta fermo a Venezia. Sarebbero già stati
individuati degli spazi ma bisogna trovare i giusti coinvolgimenti. Ci sono
stati dei movimenti alla testa delle istituzioni e c’è anche un momento di
crisi. Bisogna sempre ricominciare da capo. Io tuttavia non demordo. Venezia ha
da poco avuto un Museo dedicato a Vedova.
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| Franco Zeffirelli e Bruno Tosi |
Quali sono i pezzi più pregiati della mostra?
- E’ difficile dare questa
risposta. I cimeli sono centinaia e centinaia e ognuno ha uno speciale
significato, sapendo che a lei sono appartenuti, che indossato i costumi nei
teatri più importanti del mondo, in alcune serate memorabili della sua
carriera. La Tosca di Zeffirelli, Traviata al Metropolitan e a Lisbona, il
Barbiere di Siviglia della Scala.
Poi gli abiti usati per gli ultimi due concerti : quello azzurro a San
Francisco, quello rosso a Tokio, quando cantò davanti al pubblico per l’ultima
volta. E ancora gli oggetti di scena, dai ventagli di Traviata al pugnale o ai
diademi di Tosca. Non dimenticando anche i meravigliosi abiti da sera, creati
dai più grandi stilisti, da BIKI a Yves St.Laurent, da Christian Dior a
Lanvin. Indossando questi stupendi modelli, nel 1956 fu considerata una delle
signore più eleganti del mondo. Tre anni prima aveva deciso di dimagrare e
perse 40 chili in pochi mesi. Ma scelse, avendo deciso di essere anche bella,
come modello Audrey Hepburn. Come dimostrano alcune foto, ci riuscì. Le
cose più importanti, davvero rivelatrici, sono le sue lettere. Innumerevoli indirizzate
al marito, nelle quali esprime riconoscenza e amore e che giorno dopo giorno
raccontano le emozioni e gli incontri dei primi anni di carriera, dal 1947 al
1950. La corrispondenza con la sua maestra Elvira De Hidalgo e in modo
particolare le lettere d’amore a Pier Paolo Pasolini che la resse in Medea il film girato nel 1969 e che
testimoniano lo stupendo incontro d’anime fra i due artisti.
La mostra è reduce da molte esposizioni all'estero come in
Italia. Quali sono state quelle secondo lei più interessanti sia per il
pubblico che per lo stesso Bruno Tosi?
- Quasi tutte in
situazioni e cornici straordinarie, nelle più importanti Capitali del mondo. A
Parigi all’Hotel de Ville (il palazzo municipale), madrine Madame Tiberi,
moglie del Sindaco e Bernardette Chirac, consorte del Presidente della
Repubblica. A New York al Lincoln Center (madrina Hillary Clinton) e ancora al
Museo del Palacio de Bellas Artes a Mexico City e in Giappone al Tokio Opera
City, nel 1997. In
quell’occasione ebbi l’onore di essere ricevuto dall’Imperatore. Tra le ultime
esposizioni, nel 2010 ancora a New York e poi a San Francisco e Los Angeles. La
più recente a Mantova a Palazzo Te, nelle splendide sale decorate da Giulio
Romano e il prossimo 28 ottobre l’apertura a San Pirtroburgo a Palazzo
Sheremetievskij, nel cuote della città sotto l’alto patronato dell Consorte del
Presidente della Federazione russa Svetlana Medvedeva. Ma nel futuro ci sarà il
Brasile, ancora Tokio e Firenze a Santa Maria Novella.
Pensa di poter tornare a New York, città di nascita della
Callas, per un'altra esposizione? Dove vorrebbe farla e come?
-La recente mostra
nella sede dell’Istituto di Cultura in Park Avenue non era di grandi dimensioni
me molto elegante e ben allestita. E’ previsto per il 2 dicembre, il
giorno della sua nascita, un ritorno per collocare un a targa celebrativa
nell’Ospedale della Quinta Strada dove Maria ha visto la luce. Nel 2013 sarà
poi il novantesimo anniversario dalla nascita e sarà l’occasione per una mostra
grandiosa, coinvolgendo il Metropolitan Carnegie Hall e il Conservatorio dove
tenne nel 1971 e 72 i celeberrimi Master Class.
Una mostra itinerante che ha permesso al
mondo di riscoprire questa grande artista. Ma in futuro quali sono i progetti
per questa grandiosa esposizione?
-Nel 2011 saranno i
vent’anni dalla nascita dell’Associazione Callas e i 35 anni dalla morte.
C’è un grande interesse a Parigi, come ho detto a Tokio, ma anche a
Pechino. Ovunque la Callas
è amata e conta milioni di ammiratori. I suoi dischi sono ancora i più venduti,
più di Pavarotti e Domingo. Su di lei sono già stati scritti 300 libri (fra cui
quattro miei), mentre la Monroe
ne ha meno di 50.
E la
Fondazione Maria Callas, da lei fondata, quando e perché
nacque?
_- Nel ventennale della
costituzione la mia Associazione diverrà FONDAZIONE. Come ho già annunciato è
mia volontà donare la mia collezione, la più importante del mondo, a
Venezia e creare un MUSEO CALLAS, mettendo a disposizione di giovani cantanti e
studiosi di musica e d’opera, l’immenso archivio, compreso quello personale
della Callas, che ho potuto acquisire, assieme ad altri 44 lotti, all’Asta
Sotheby’s a Milano nel 2007
Lei, oltre a creare la più esilarante mostra dedicata alla
Callas, ha scritto anche molti libri dedicati a lei. Nonché articoli e
recensioni. Un occasione che le ha permesso di vestire di grazia questa grande
artista ma allo stesso tempo di spogliarla dei suoi abiti entrando nella
profondità della sua vita privata. Gli amori, i dolori, i sogni di una Diva che
prima di tutto era una donna. Ci può raccontare qualcosa di questa sua vita
privata?
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| Bruno Tosi |
- Avevo scritto
molto da fine anni 50 su Maria Callas, recensendo i suoi spettacoli che seguivo
alla Scala di Milano e in tutto il mondo. Nel 1992 ho pubblicato il primo libro
dal titolo “Casta Diva” con un lungo capitolo dedicato al rapporto con
Pasolini e scegliendo le città più importanti per la sua vita e la sua
carriera. Spero sia presto pubblicato in una nuova edizione ( è esaurito da anni)
e mi piacerebbe fosse anche tradotto in inglese. Come il mio “Giovane Callas”, ora The Young Maria Callas pubblicato nel 2010, recensito dal New
York Times, e pubblicato da Guernica, Toronto, 2010. Un grande successo ha poi
avuto La Divina in cucina che raccoglie le ricette autografe di
Maria Callas e il suo rapporto con il cibo, con un’affettuosa prefazione di
Arrigo Cipriani dell’Harry’s Bar di Venezia e New York. Sarà presto, penso di
poter annunciare, tradotto in inglese. Già è uscito nelle rispettive lingue in
Germania (Random House), Grecia, Brasile, Portogallo.
E lei ha mai avuto occasione d'incontrala? Scambiare alcune
parole, pochi pensieri.
- -La prima volta a Venezia, poi a
Verona, Sirmione, Milano e Parigi. A Parigi l’ho incontrata un mese prima della
morte, nell’agosto 1977. Da tempo non voleva più incontrare nessuno e si
faceva puntualmente negare da i suoi cameriei, Ferruccio e Bruna.
Ascoltava e riascoltava le sue incisioni e i nastri pirati registrati nella
serate d’oro della sua carriera. Ebbi il privilegio di ascoltare assieme a lei,
le arie dal vivo che prediligeva, in particolare Norma e Medea. Un’emozione,
per me, e un ricordo indimenticabile.
Cos'è che la lega cosi tanto a questa artista?
Un’ammirazione
sconfinata per un arte senza uguali che divenne poi un buon rapporto e una
cordiale amicizia. Non è stata, Maria, solo una grande cantante ma era davvero
un genio della musica. E
poi ho avuto modo di conoscerla com’era molto semplice, umana, all’occasione
anche allegra e piena di spirito. Rispettosa vero tutti e in modo particolare
le persone più umili. Sapeva essere amica e non ammetteva il tradimento dell’
amicizia.
Nella sua vita quali altri grandi artisti ha avuto modo
d'incontrare e conoscere?
Posso dire tutti i più
grandi. Ho ascoltato Galeffi e Beniamino Gigli, Mariano Stabile e Toti Dal
Monte. E poi sono stato il press agent dei veri mostri sacri : da Mario Del Monaco a Tito
Gobbi, da Fedora Barbieri a Giulietta Simionato, da Franco Corelli a Carlo
Bergonzi, da Renata Scotto a Mirella Freni. Per citare solo i principali
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| Maria Callas in Medea |
Con chi ha mantenuto rapporti o lunghe e profonde amicizie?
Con Franco Corelli ho
passato la maggior parte della mia vita. Ogni anno a New York dal 1965 al 1979,
due mesi di seguito per trasmettere in Italia e in Europa l’eco dei suoi
trionfi, molte volte s3enza precedenti. Così per Renata Scotto e per Ruggero
Raimondi che ho accompagnato a New York per il debutto americano. E, negli
ultimi anni, per Raina Kabaivanska, altra grande artista che sa essere una vera
amica. Ora ha preso il posto di Giulieitta Simionato come presidente onoraria
dell’Associazione Callas
Bruno Tosi è prima di tutto un giornalista che ha trascorso
gran parte della sua vita a raccontare la musica. Non è cosa da poco riuscire
ad interpretare le note o le parole di un canto. Pertanto mi viene spontaneo di
chiederle cosa abbia portato in più Maria Callas rispetto ad altri noti artisti
teatrali.
L’ho già detto e
scritto : Maria era un genio della musica.
Una voce immensa e un
talento d’interprete eccezionale. Non vestiva i panni di un persoggio, diveniva
il personaggio, in una totale immedesimazione . Le sue colleghe non sono state la Tebaldi e la Caballé ma la Pasta , la Malibran e la Grisi , per le quali Bellini
e Donizetti scrissero i loro capolavoro
Nel concludere le vorrei porle un ultima domanda da parte di
chi ancora giovane come me guarda il mondo da un diverso indirizzo. Difficile è
comprendere quali desideri o sogni si possono ancora avere dopo aver visto un
mondo e scoperto un artista a 360°. Lei cosa nasconde ancora nel cassetto?
- Più che un desiderio è un impegno, una scelta di vita : continuare a realizzare ciò che faccio all’insegna della massima qualità, del più alto livello. Del resto sostengo sempre che è più facile far bene che far male o così così. La qualità premia sempre e non bisogna dimenticarlo. Il sogno, in realtà la mia precisa volontà è ciò che ho raccolto di Maria Callas è che non vada disperso. Perciò, oltre che alle importanti mostre che stanno per venire e che verranno, ciò che voglio realizzare al più presto è il MUSEO CALLAS. Spero proprio sia a Venezia, ma già ho trovato interesse a Parigi, Firenze, New York. Ma spero sempre che Venezia voglia e sappia meritare questo dono.
Antonio Degl’Innocenti
Oggi la sua storia è raccolta in un libro. Tre anime in cammino; maschere, codici e note
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