Il mistero della Battaglia di Anghiari: Vasari, Leonardo e il Salone dei Cinquecento
![]() | |
“Cerca, Trova” è una delle indicazioni curiose che Giorgio Vasari ha lasciato nel Salone dei Cinquecento, in Palazzo Vecchio a Firenze. Una sorta di caccia al tesoro o di elegante omaggio all’opera leonardiana, che si presume si trovi sotto la sua “Battaglia di Scannagallo”. Sì: l’eclettico Vasari, in una sorta di ammirazione per il suo predecessore, sembra dare indicazioni precise sul luogo dell’opera di Leonardo da Vinci, la celebre “Battaglia di Anghiari”.
Nella primavera del 1503 Cesare Borgia, per ricordare la vittoria della lega formata dalle repubbliche di Firenze e Venezia contro lo Stato Pontificio nella Battaglia di Anghiari del 29 giugno 1440, commissionò a Leonardo da Vinci un grande affresco da eseguire nell’allora Sala del Maggior Consiglio nel Palazzo della Signoria, oggi noto come Palazzo Vecchio. Leonardo, per far sì che l’affresco durasse nel tempo, sperimentò una tecnica ispirata a Plinio: per accelerare l’asciugatura della vernice si accendevano fuochi davanti al dipinto. Nell’estate del 1505 la prova si rivelò disastrosa: l’affresco si dissolse in rivoli e colò lungo la parete. Scoraggiato dall’uso dei colori a olio, allora rivoluzionari, Leonardo lasciò l’opera incompiuta e l’anno successivo fece ritorno a Milano.
Mezzo secolo dopo, nel 1554, Cosimo I de’ Medici incaricò Giorgio Vasari di affrescare le pareti della Sala del Maggior Consiglio. Vasari fece di più: modificò l’architettura, rialzò il soffitto di sette metri e dipinse una serie di affreschi con scene di guerra — sei grandi capolavori dedicati alla gloria di Cosimo — trasformando la sala in quello che oggi conosciamo come il Salone dei Cinquecento. Sui resti della “Battaglia di Anghiari” Vasari dipinse la “Battaglia di Scannagallo” e la grande opera di Leonardo scomparve nelle pieghe della storia. Forse senza l’intervento di Vasari non sarebbe stato possibile conservare tracce o memoria dell’opera leonardesca; grazie a lui, però, nulla è andato del tutto perduto.
La fama di Vasari non si limita a questo episodio. L’Italia dell’arte ha celebrato il pittore, architetto e scrittore aretino a cinquecento anni dalla nascita (1511–1574). La sua opera più celebre è il trattato Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, pubblicato nel 1550 e ampliato nel 1568: una pietra miliare della storiografia artistica, fondamentale per lo studio della vita e delle opere di oltre 160 artisti.
Vasari iniziò il suo percorso artistico avvalendosi di maestri come Andrea del Sarto e Rosso Fiorentino e coltivando amicizie importanti, tra cui quella con Michelangelo, che lo incoraggiò allo “studio delle cose di architettura”. Lavorò a Roma, Firenze e Venezia: a Roma fu al servizio di papa Giulio III, per il quale realizzò varie commissioni, tra cui la decorazione della cappella con la tomba del cardinale Antonio del Monte a San Pietro in Montorio. Tornato ad Arezzo, si trasferì poi a Firenze: il Salone dei Cinquecento è la sua opera più complessa e gli aprì la strada ad altre commissioni, come il Palazzo degli Uffizi e il Corridoio Vasariano, che collega Palazzo Pitti a Palazzo Vecchio attraverso il Ponte Vecchio.
Dopo un periodo a Roma al servizio di Pio V, Vasari tornò a Firenze, dove gli fu affidato l’incarico di affrescare la volta della cupola di Brunelleschi in Santa Maria del Fiore. L’opera rimase incompiuta: Vasari dipinse il primo giro, poi la decorazione fu completata da Federico Zuccari, per un totale di circa 3.600 m² eseguiti a tempera. Giorgio Vasari morì a Firenze il 27 giugno 1574.
Antonio Degl’Innocenti


Commenti
Posta un commento