Cinque secoli di Amerigo Vespucci


“Arrivai alla terra degli Antipodi, e riconobbi di essere al cospetto della quarta parte della Terra. Scoprii il continente abitato da una moltitudine di popoli e animali, più della nostra Europa, dell'Asia o della stessa Africa”. Con queste parole, Amerigo Vespucci, descriveva quello che pensava fosse il nuovo mondo. A cinquecento anni dalla sua scomparsa, in navigatore fiorentino, torna ad esser celebrato in ogni dove. Dalla sua natia Firenze alle Americhe. Navigatore, studioso, pioniere si guadagnò alla corte di Spagna il titolo, nel 1508, di  "Piloto Mayor de Castilla”. Fu tra i primi e più importanti esploratori del Nuovo Mondo, tanto da lasciare il suo nome al continente. L'intuizione fondamentale di Vespucci fu quella di aver compreso che le nuove terre non costituissero porzioni di territorio del continente asiatico, ma facevano parte di una "quarta parte del globo". Egli notò infatti, compiendo un viaggio al servizio del Portogallo nel 1501, che l'estensione delle zone scoperte si spingeva fino al 50º grado di latitudine sud. Da tale notevole grandezza comprese di essere in presenza di un continente fino ad allora sconosciuto. Cristoforo Colombo pensava, e lo ha pensato sino alla fine della sua vita, che la terra da lui toccata fossero le Indie, o meglio, la via breve per arrivarci.
L’arrivo delle sue caravelle, la sera del 27 ottobre 1492, nella baia di Bariay, a Cuba, lo elevarono ad esploratore del nuovo mondo. Colombo sprezzante navigatore ed affarista non aveva, però, avuto la percezione più rigorosa e scientifica di Vespucci. Nonostante i rapporti tra i due fossero cordiali quanto sereni due personalità completamente distinte si contrapponevano in quella che era la scoperta di questo nuovo lembo di terra. Grazie agli studi, cartine e conoscenza di Vespucci si poté, all’epoca, concepire di quale portata fosse la scoperta. Le maggiori testimonianze dell’esploratore fiorentino furono attribuite, all’indomani dei suoi viaggi, ai suoi scritti. Probabilmente risultato di un rimaneggiamento di una o più missive di Amerigo Vespucci a Lorenzo di Pier Francesco de' Medici, il  Mundus Novus è la relazione, in lingua latina e in forma di lettera, del viaggio compiuto da Amerigo Vespucci al servizio del Portogallo nel 1501-1502. Il successo registrato dalla stampa di questo piccolo opuscolo, ne fece uno dei primi veri best-sellers della storia; basti pensare che nel giro di soli due anni vennero realizzate ben dodici edizioni latine in varie città europee e che tra il 1505 e il 1510 ne vennero stampate altre tredici (in latino, in tedesco e in olandese), oltre a cinque traduzioni parziali.  Sull’onda dell’enorme successo del Mundus Novus, viene elaborata la Lettera di Amerigo Vespucci delle isole nuouamete trouate in quattro suoi viaggi (più nota con il nome di Lettera al Soderini), che corrisponde probabilmente a una operazione editoriale, messa in atto per pubblicizzare l’esplorazione delle coste americane e sostenere così gli interessi di coloro che, come alcuni mercanti di Lisbona, avevano investito loro capitali nei viaggi alle Indie sulla rotta dell’Occidente. Scritti che di fatto vennero acquisiti come documenti importanti e fondamentali. Da queste lettere, infatti, si evince come Amerigo non abbia solamente dato il nome ad entrambi le Americhe. “E seguendo da lì sempre la costa, con varie e diverse navigazioni e trattando in tutto questo tempo con molti e diversi popoli di quelle terre infine, dopo alcuni giorni, giungemmo ad un certo porto nel quale Dio volle liberarci di grandi pericoli.- scriveva il Vespucci- Entrammo in una baia e scoprimmo un villaggio a modo di città, collocato sopra le acque come Venezia, nel quale vi erano venti grandi case, non distanti tra loro, costruite e fondate sopra robusti pali.
Davanti agli usci di codeste case vi erano come dei ponti levatoi, per i quali si passava da una all'altra, come se fossero tutte unite”. Vespucci, pensando alla repubblica dei Dogi, era approdato nel futuro Venezuela. Al Vespucci sono da sempre attribuiti 4 viaggi: due realizzati per gli spagnoli, nel 1497-1498 e nel 1499-1501, e due per i portoghesi, nel 1501-1502 e nel 1503-1504. Oggi sappiamo che la testimonianza della Lettera al Soderini può essere considerata attendibile solo in parte, in quanto, anche se contiene indicazioni esatte e credibili, presenta anche notizie del tutto inventate o derivate da relazioni di viaggiatori. In particolare, riguardo al primo viaggio attribuito dalla Lettera a Vespucci (1497-1498), gli studiosi moderni sono giunti alla conclusione che, se esso fu realizzato,  fu probabilmente solo un viaggio commerciale, poi trasfigurato e abbellito nella lettera, fino a farne un precedente di quello del 1499-1500. Sicuramente nel 1499 Vespucci partecipò ad una spedizione transoceanica armata dalla Spagna al comando di Alonso de Ojeda, con Juan de La Cosa, esperto marinaio e abile cartografo, già al seguito di Colombo, navigando lungo la costa orientale del sud America. Nel 1501, con l'incarico di continuare l’esplorazione compiuta l’anno prima da Pedro Álvarez Cabral, Vespucci salpò su imbarcazioni che portavano la bandiera portoghese spingendosi 400 miglia più a sud della Terra del Fuoco. Questo viaggio, terminato nel 1502, fu il più importante tra quelli di Vespucci e di tutta la storia delle esplorazioni americane. Nel maggio del 1503 partì da Lisbona un'altra spedizione, destinata all'insuccesso, con l'incarico di esplorare la costa sudamericana. Delle sei navi della spedizione, due erano state armate da mercanti fiorentini, che ne avevano affidato il controllo a Vespucci. La missione, organizzata dai Portoghesi, era avvolta dalla segretezza, per non insospettire i rivali spagnoli, i documenti di bordo indicavano come meta l’Oceano Indiano, anche se la flotta appena uscita dal Mediterraneo fece rotta in direzione opposta. E' certo che il viaggio fu compromesso dal naufragio della nave ammiraglia e Vespucci ebbe l'incarico di guidare il resto della flotta alla ricerca di approdi sicuri.  Quando finalmente riuscirono a raggiungere le coste americane, seguirono l’itinerario dell’anno precedente, cercando merci da riportare in patria e rientrarono a Lisbona nel giugno del 1504. Tornato in Spagna morì a Siviglia il 22 febbraio 1512 all'età di 58 anni.


Antonio Degl’Innocenti

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