Giuseppe Verdi ed i suoi 200 anni
Correva
il 10 ottobre del 1813 quando Giuseppe Verdi venne alla luce. Napoleone
Bonaparte stava per cadere in quella che fu la Guerra di Lipsia ed il Regno
d’Italia s’avviva alla sua capitolazione per opera degli austriaci. Erano anni
turbolenti per un’Europa in continuo movimento ed un Italia alla ricerca di una
propria indipendenza. E nella vita di Verdi la politica non fu certo mera
curiosità ma visse con ardore e partecipazione il periodo risorgimentale. A
distanza di due secoli si celebra oggi la nascita di questo compositore. In un
paese del Ducato di Parma, Roncole Bussetto, Luigia
Uttini, filatrice, e Carlo Verdi, oste, diedero all'Italia Giuseppe. Pur
essendo un giovane di umile condizione sociale riuscì, tuttavia, a seguire la
propria vocazione di compositore grazie alla buona volontà e al desiderio di
apprendere. L'organista della chiesa delle Roncole, Pietro Baistrocchi, lo prese a benvolere e gratuitamente lo indirizzò
verso lo studio della musica e alla pratica dell'organo. Più tardi, Antonio Barezzi, un negoziante amante
della musica e direttore della locale società filarmonica, convinto che la
fiducia nel giovane non fosse mal riposta, divenne suo mecenate e protettore aiutandolo a proseguire
gli studi intrapresi. Gli anni della formazione fecero crescere in Verdi
l’esigenza di ampliare le sue conoscenze ed il suo spazio. Da prima si trasferì
a Milano, poi Parigi da dove intraprese lunghi viaggi in tutta Europa. Ma
l’amore per la sua terra non venne mai meno. Quando ormai la notorietà
dell’artista ed il successo si fecero concreti giunse il periodo di rientrare
nella propria terra. Fu nel 1948 che Verdi acquistò la sua dimora storica,
Villa Sant’Agata a Villanova sull’Arda, nella provincia di Piacenza. Un
tassello fondamentale nella vita dell’autore che delinea un personaggio
particolarmente attaccato alla realtà mezzadrile. Verdi non aveva mai dimenticato
le sue origini ma, anzi, le aveva coltivate e plasmate. Presso la Villa compone
due dei suo celebri capolavori come Rigoletto
e La Traviata. Il tutto alternato al
lavoro dei campi, del bestiame ed alla buona cucina. Beveva il vino del suo
campo, alternato all'amato Chianti, e si cimentava fattore con i suoi tredici
dipendenti. Si occupava di tutto vivendo dall'alba alla sera la sua terra. È in
questo contesto di vita mezzadrile che si alternano i momenti dedicati
all'opera e quelli dedicati alla campagna. Un Verdi inatteso che sorprende e
stupisce. Un autore che fin da giovane si dimostrò inimitabile e che nel 1839,
ad appena 26 anni, debuttò alla Scala di Milano con Oberto Conte di San Bonifacio. Un
grave tragedia familiare paralizzò l’attività del Verdi per alcuni mesi ma un
piccolo libretto ridiede nuova linfa e vitalità al compositore. L’impresario
della Scala, Bartolomeo Merelli, gli fa leggere il Nabucco.In
pochissimo tempo l’opera è pronta ed è trionfo (1842). Il coro del
Nabucco ebbe
un successo popolare strepitoso tanto da venir cantato e suonato perfino per le
strade. Sempre in quel 1842 Verdi conobbe due donne importantissime nella sua
vita: la soprano e pianista Giuseppina Strepponi, che
sarebbe diventata sua compagna e poi sua seconda moglie, e la contessa Clarina
Maffei, grazie alla quale gli si aprirono le porte dei salotti milanesi.
Fu qui che Verdi avviò la sua passione al mondo della politica che lo farà
diventare, nel 1861, Deputato del parlamento Italiano. ll Risorgimento, le
lotte per l’unificazione d’Italia, non potevano lasciare indifferente l'animo
del compositore. Nabucco, I Lombardi, Attila e Macbeth esprimono il sincero amore patriottico
di Verdi e il suo dolore per un popolo oppresso. Dopo il grande successo del Nabucco si avviò
per il Verdi un periodo di fervente attività. I Lombardi alla
Prima Crociata (1843) è un altro successo, duramente censurato dal
governo austriaco poiché, con il Nabucco, era stato rivisitato in chiave
patriottica dagli italiani. E poi, Ernani (1844), I
due foscari (1844), Macbeth (1847), I
Masnadieri (1847) e Luisa Miller (1849). In questo
periodo si consolidò la sua discussa relazione con Giuseppina Strepponi.
Dopo Giovanna d’Arco (1845), Verdi si allontana dalla Scala e
da Milano e si stabilisce a Parigi.
Per l’Opéra trasforma I
lombardi in Jérusalem (1847)
confrontandosi con le esigenze ma anche con gli imponenti mezzi del grand opéra
francese. Tornato nella sua terra natia prosegue la sua attività di compositore
dando vita, sempre presso Villa Sant’Agata, al Trovatore. Con l’inizio del suo impegno politico, nel governo
appena formato, Verdi dedica minor tempo all’attività di compositore. Infatti,
il maestro italiano, non fu solo Deputato ma nel 1874 divenne anche Senatore.
Ciò nonstante questi sono gli anni di poche ma grandi opere. Compone La forza del destino (1862), nel 1865 riscrive Macbeth per il teatro francese e per l’Opéra
compone il Don Carlos (1867).
Nel 1862 compone, per l'Esposizione Universale di Londra, l'Inno delle Nazioni, su
testo di Boito. E poi Aida e Messa da Requiem. Verdi trovò anche il
modo e il tempo di dedicarsi agli altri, di pensare a chi aveva più bisogno:
nel 1888 inaugurò un ospedale a Villanova D’Arda, da lui interamente finanziato
e nel 1880 comprò il terreno per costruire quella che ancora oggi è la Casa di Riposo per musicisti, la
sua "opera più bella", dirà, terminata nel 1899 ma chiusa finché
Verdi, che non desiderava essere ringraziato da nessuno, fu in vita. fu in
tarda età che arrivarono le ultime opere: Otello
e Falstaf. Ma l’ultimo suo gesto
furono quattro pezzi sacri pubblicati nel 1898: Stabat,
Mater, Laudi
alla Vergine e Te Deum. Un
segno che la fine dell’autore si avvicinava e nonostante il suo proclamarsi, in
vita, un “po’ ateo” la necessità di una riconciliazione con il cielo si faceva
presente. Forse il Verdi non aveva saputo esprimere in vita la sua fede ma la
musica e l’opera furono gli strumenti per rendere lode a Dio. La Messa da
Requiem fu di questo un valido esempio. Presso il suo appartamento al “Grand Hotel et De Milan” Giuseppe Verdi spirò il 27
gennaio del 1901.
Antonio
Degl’Innocenti




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