L'Ammiraglio Ernesto Burzagli
Gente di mare quella
di Montevarchi. O perlomeno ricca di personaggi che del mare fecero la sua
passione. Non è un caso, infatti, che Montevarchi abbia dato i natali alla
madre di Amerigo Vespucci. Qual più nobile navigatore riconosce la storia?
Forse nessuno o perlomeno ben pochi furono al pari di Vespucci ma sempre dalla
cittadina valdarnese proveniva un altro amante delle acque: Ernesto Burzagli.
La famiglia era una di quelle storiche di Montevarchi, una delle famiglie
secolari che da anni abitavano queste terre. Ernesto era Montevarchino ma per
ironia della sorte nacque a Modena nel 1873. Il padre aveva ricevuto un
incarico presso la Reale scuola Militare di Modena. Ammiraglio, Capo di Stato Maggiore, Membro e
Segretario del consiglio superiore della marina e Senatore della Repubblica
Ernesto dimostrò una particolare inclinazione alle arti marittime. Un
inclinazione ed un piacere che si dimostrarono tali anche verso la patria. La
netta opposizione alla scelta del Duce di entrare in guerra, sul finire della
carriera ed ormai rientrato a Montevarchi, gli costò anche l’arresto. Era il
1887 quando Ernesto decise di entrare all'Accademia Navale: ne usci
Guardiamarina. Il suo primo incarico, di ruolo, fu quello di ambasciatore a
Tokyo e grazie a questa sua veste diplomatica riuscì a consolidare, già da
subito, importanti successi per la sua carriera. Fu inviato a seguire la guerra
russo-giapponese presso Port Arthur riuscendo a farsi notare anche dalle file
nipponiche. Ancora giovane, ma convinto e capace, fu ricevuto in udienza
privata dall'Imperatore Giapponese Meiji. Un evento di proporzioni inaudite per
un giovane marinaio perlopiù straniero. Burzagli rientrò in patria con tutti
gli onori del caso ed con il sopravvento della Grande Guerra fu chiamato alle
armi. La sua esperienza, la capacità e l’estro lo guidarono in un periodo
difficile trasformando quel giovane montevarchino da abile ambasciatore a
coraggioso Ammiraglio. L’escalation nel corso della Prima Guerra Mondiale lo
vide entrare come Capitano di fregata per cacciatorpediniere ed uscire Capo di
Gabinetto del Ministero della guerra. La fine della guerra lo portò in Albania
come comandante della base navale di Valona e membro della commissione mista
italo-albanese.
Qualcosa però non piaceva all'Ammiraglio Burzagli. Il desiderio
di solcare i mari lo accarezzava più della vita politica o diplomatica. Al
comando dell'incrociatore Libia,
dal febbraio 1921 al febbraio 1923, fu con successo protagonista di un viaggio
di circumnavigazione del globo che gli fruttò il grado di contrammiraglio e il comando dell'Accademia Navale e
dell'Istituto di Guerra Marittima. Erano queste le cose che piacevano a Burzagli.
Tanta era la passione per la sua professione che pensò bene di lasciare ai
posteri anche un trattato in quattro volumi dal titolo “Manuale dell’Ufficiale
di Rotta”. Divenne subito un classico e successivamente tradotto in varie
lingue. Fu anche scrittore Burzagli che volle tornare, alla fine della sua
carriera come Capo di Stato Maggiore della Marina, ad abitare la sua città:
Montevarchi. Mori nel 1944 ed sepolto in una tomba monumentale nel cimitero
della cittadina valdarnese. "Mio Ammiraglio-
scriveva D’Annunzio a Burzagli-,oggi ho verso di voi due ragioni di
riconoscenza marina: vi son grato di aver pensato al poeta intempestivo delle
Odi marine, per la celebrazione di Simone de Saint Bon, e vi sono grato
di avermi dato l'occasione di riabbracciare il mio dilettisimo compagno Guido
Pò. Scriverò, col medesimo fervore degli anni lontani, la pagina sul
"Grande Ammiraglio" Disconosciuto. E consentitemi - in mia fede e in mio amore - di abbracciarvi "
Antonio Degl’Innocenti
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