Il Grattamadonne
Luigi Bonechi aveva una
visione di San Giovanni Valdarno come di una piccola Firenze. Una visione che
però non si limitava all'osservazione o apprezzamento della sua cittadina. Una
visione che voleva scoprire al mondo quando San Giovanni fosse bella e racchiudesse,
nelle proprie pareti, nella lunga vicenda storica ed artistica patrimoni
d’immenso valore. Un valore che per il Bonechi poteva apparire assai maggiore
di quello reale ma che sicuramente spronò un uomo a dedicare tutta una vita
alla ricerca di opere d’arte. Il Masaccio, da lui venerato, era il punto di
riferimento e per Luigi non era possibile che l’amato artista non avesse
lasciato traccia nella sua terra natia. Un folle? Un fanatico? No; un dono per
San Giovanni visto che grazie all’amore di quest’uomo fu possibile scoprire e
portare alla luce nuove opere e nuove tele. Luigi si dilettava nella sua
ricerca pulendo i muri della sua cittadina, o meglio, dei luoghi dove egli
pensava fosse nascosto un dipinto. Questo suo modo di fare gli permise, sicuramente
e in una prima fase, di guadagnarsi il soprannome di “Grattamadonne”. Del
Masaccio nessuna traccia, anche se egli era convinto di aver trovato nelle
opere conservate nella chiesa di San Lorenzo la mano del genio Valdarnese.
L’attribuzione fu data al fratello, Giovanni di Ser Giovanni, conosciuto come
“Lo Scheggia”. Infatti, nella chiesa di San Lorenzo si possono ammirare alcuni
affreschi frammentari raffiguranti Sant'Antonio
abate, il Martirio di San Sebastiano, San
Lorenzo, le Stigmate di San Francesco, Sant'Antonio da Padova e San Bernardino da Siena. In quegl’occhi, in quelle forme ed in quella tecnica Luigi
aveva rivisto l’impronta del maestro. Un‘impronta che lo portò ad accudire e venerare
queste opere fino alla fine dei suoi giorni. Sicuramente questo fu il suo
ritrovamento più interessante dettato dal fiuto e dalla solita passione. A quei
tempi, si parla degli inizi del 900, la navata che conserva le attuali opere
era adibita a magazzino. Chiusa in se stessa si presentava con pareti irte e semplicemente
intonacate in periodo precedenti. Il fiuto del “Grattamadonne” ed il suoi
intuito lo avevano spinto a passare giorni e giorni alla ricerca di qualcosa
che, secondo il suo parere, li si trovava. Luigi non si era mai arreso adoperando
i suoi risparmi, senza rimpianti, per far conoscere, oltre alle opere del sommo
pittore, le bellezze di San Giovanni in Italia e all’estero. Era lui stesso a
finanziare le fotografie. In uno dei suoi racconti, giunti sino a noi, si
dimostrò particolarmente entusiasta quando, in occasione di una gita con alcuni
operai sangiovannesi, ebbe l’alto onore di consegnare personalmente al
Borgomastro di Norimberga le sue fotografie che ritraevano le opere di San
Lorenzo. Nessuno ancor oggi può affermare che di Masaccio non vi sia traccia
tra le mura di San Giovanni ne tantomeno sotto le pareti di San Lorenzo.
Infatti non è un caso che su di una figura presente all’interno di San Lorenzo
si sia aperto un dibattito. Forse il maestro tanto atteso è veramente nascosto
tra le pieghe del tempo che Luigi ha sempre cercato.
Luigi Bonechi nacque
nel 1881 a San Giovanni Valdarno. Tra le sue caratteristiche vi era sicuramente
quella, singolare e simpatica, dei soprannomi. Per tanti era il “Grattamadonne”
o “Grattamuri” ma per tutti era “i’Boneca”. Una persona mite che tanto aveva
amato la sua San Giovanni Valdarno fino alla fine. “Tutta la storia del
Rinascimento Toscano – ci racconta Paolo Bonci – egli la vedeva delimitata
nella centrale e bellissima piazza che racchiude quel gioiello di architettura
che è il maestoso palazzo comunale di Arnolfo di Cambio, la chiesa di San
Lorenzo e la Basilica”. Per i profani era un maniaco, per gli studiosi era un
uomo d’ingegno e di grande amore per le cose belle, anche se un po’ troppo
spinto e personalistico. Per San Giovanni “fu, e va ricordato –continua Bonci
–un benemerito nel campo dell’arte e benché povero potrebbe dirsi un mecenate”.
La morte soggiunse, per Luigi, nel 1954 e tra le volontà testamentarie vi era
quella di essere trasportato al cimitero senza nessun fasto. Un solo desiderio,
un ultimo sogno, fu quello di far passare le spoglie del defunto Bonechi vicino
alle pitture della stalla, nella chiesa di San Lorenzo e in quella di Santa
Lucia, come per salutare un’ultima volta quello che era stata la passione di
una vita. Senza indicazione alcuna, deposto a terrà, Luigi Bonechi riposa sul
cimitero di Montecarlo con lo sguardo ed il cuore rivolto a San Giovanni.
Antonio Degl’Innocenti



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