L'altra faccia dell'India

L’india è paese davvero sterminato. È il settimo paese per estensione geografica al mondo (3.287.590 km²) e il secondo più popolato con 1.173.108.018 abitanti. Un paese ricco di vivacità ed in continuo movimento che però, ancora oggi, presenta tratti di profonde divergenze sociali. Ed è qui che si colloca Letizia de Martino, giovane rignanese, partita alla volta dell’India per apportare il suo aiuto alle donne meno avvantaggiate. Un ideale, quello di Letizia, coltivato fin dalla giovane età: aiutare il prossimo e chi ha bisogno. Un sogno coronato, sudato e coltivato che non è rimasto inosservato. Anche MTV si è occupata direttamente del caso con il suo programma “ Il Testimone”. In un viaggio nel cuore dell’India, con precisione a Mubai, Letizia ha accompagnato lo staff di MTV alla scoperta dei sobborghi di un paese “vibrante ed estremamente intenso”. Un amore quello della dottoressa per questo paese ed il suo popolo dove ormai si trova da anni come volontaria per l’associazione IBO Italia di cui, oggi, è responsabile in India. Nella megalopoli indiana, la donna è più di ogni altro soggetto vulnerabile, ma al tempo stesso capace di sognare e desiderare un futuro diverso, motore di un cambiamento necessario. È per questo che Letizia continua la sua attività di volontaria lavorando, in contemporanea per il suo mantenimento, presso la Camera di Commercio italo – indiana. Ad Ottobre Letizia tornerà in Italia per un’incontro internazionale a Perugia. Un momento che le permetterà di salutare amici e parenti prima di ripartire alla volta dell’India.


Come sei arrivata in contatto con l’associazione?

Da sempre il mio grande desiderio è stato quello di lavorare nella Cooperazione Internazionale, nato dalla commistione delle piccole ma costanti esperienze di volontariato in Italia, e la mia facilità a spostarmi ed adattarmi un po’ ovunque. Una volta terminata l’università ho cominciato a cercare con costanza l’opportunità giusta per entrare a far parte di un mondo, quello della cooperazione appunto, che paradossalmente è molto chiuso.

Com’è nata l’idea di andare in India?

Prima di tutto per me è valsa l’idea di patire per un progetto di cooperazione che fosse serio e ben strutturato. Il bando relativo al progetto Bandra che avevo scelto delineava un’azione volta allo sviluppo dell’educazione all’infanzia ed al rafforzamento del ruolo della donna: due tematiche alle quali da  sempre mi sono interessata e per le quali ho ritenuto di poter mettere a disposizione delle competenze utili.

Ti senti soddisfatta del lavoro che fai?

Posso dirti che sono estremamente felice, perché ho trovato la mia dimensione, e ho avuto il grande privilegio di realizzare un sogno. Non è una cosa che capita tutti i giorni. Al di là della mia crescita personale, ovviamente le soddisfazioni più grandi sono legate alle donne con cui lavoro.


Cosa vorresti dire ai tuoi compaesani, agli amici ed alle persone che oggi sono ancora qua?

Prima di tutto vorrei ringraziare te ed il giornale per questo spazio che avete dedicato a me e alle donne di Mumbai. Credo che i mezzi di comunicazione dovrebbero sentire più forte la responsabilità di raccontare esperienze come questa. Quello che voglio dire a chi sta leggendo, è che non è la distanza chilometrica che rende speciale un’esperienza di cooperazione e aiuto al prossimo. Per fortuna siamo diversi e c’è chi è pronto a partire, ma c’è anche chi è pronto a restare nel proprio paese, rimboccandosi le maniche, guardandosi attorno, aiutando le tante persone che anche da noi sono sole o in difficoltà. Sapete cosa?! Anche scegliere di leggere un articolo come questo, piuttosto che uno dei soliti trafiletti su storie di divi e divette, è una grande azione di cooperazione: e sono seria quando lo dico.



Antonio Degl’Innocenti

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