Pasquale Ermini...l'uomo che sfidò Ferrari
Per gli amici era
“Pasquino” per gli amanti dei motori ed appassionati di gare era Pasquale
Ermini. Artigiano innamorato di motori ed auto fu uno dei più rappresentativi
costruttori di auto sportive italiane degli anni 40' e 50'. Forse poco
conosciuto, a causa della sua prematura scomparsa, ma sicuramente fu uno degli
uomini che s’impose, rimanendo pur sempre un artigiano, nel panorama
automobilistico internazionale. Auto ricercate, studiate, modellate a seconda
di esigenze e piaceri. Pasquale era devoto al suo lavoro che con determinazione
aveva sempre portato avanti. Fu anche valente pilota imponendosi, in giovane
età, con Bugatti, Alfa Romeo e Maserati nella Mille Miglia. Terminati gli studi
tecnici, entrò nel 1927, come meccanico apprendista nella scuderia del
concittadino Emilio Materassi che aveva rilevato in blocco le Talbot
dal Gran Premio del 1926. Dopo il tragico incidente di Materassi al Gran Premio
d'Italia del 1928, la "Scuderia", proseguì comunque la sua attività,
annoverando tra le sue fila piloti del calibro di: Clemente Biondetti
e Gastone Brilli Peri.
In questi anni Ermini, calcando il palcoscenico internazionale delle competizioni, ebbe modo di accumulare molte esperienze ed instaurare quelle relazioni interpersonali che in futuro si sarebbero rivelate fondamentali. La decisione di mettersi in proprio non tardò ad arrivare. Forte delle proprie capacità, Pasquale, aprì la sua attività in via Campo d’Arrigo e nel dopoguerra in viale Matteotti n.7 a Firenze: nasce la scuderia Ermini.
Il 1946 fu
l'anno della svolta, mettendo appunto la sua prima vettura su base Fiat Alfa
Romeo 2500 ss, riuscì a conquistare il titolo di vice campione italiano
Categoria Sport Maggiore. Sempre nel 1946 progettò e costruì la sua prima testa
bialbero, da applicare al basamento Fiat 1100. Nel 1947 fondò
la Scuderia T.E.S.S. (testa emisferica super sport) con la
quale conquistò il settimo posto assoluto alle Mille Miglia dello stesso anno. I motori erano la
sua passione principale, o meglio, la sua fissazione. Ermini era un continuo ed
instancabile ricercatore che desiderava creare motori potenti, eleganti e
competitivi. Tante
furono le affermazioni della scuderia fiorentina e dei sui motori: dalla Mille
Miglia, alla Coppa d’Oro delle Dolomiti, alla Targa Florio, alla Coppa della
Consuma, alla Coppa Toscana e Coppa Balestrero. Purtroppo, a causa delle condizioni di salute del
fondatore, la Ermini cessò la produzione nel 1956, continuando tuttavia, ad
assicurare assistenza ai propri piloti fino al 1962, anno in cui chiuse
definitivamente l’ultima officina di Viale Matteotti. Una scuderia che riuscì a
produrre 37 automobili firmate Ermini e che ancora oggi rivivono nei box degli
appassionati. Appassionati come lo era stato Alessandro Ercoli che nel 1971
acquistò la Ermini 357 Scaglietti avviando una passione interminabile per la
scuderia fondata dal reggellese Pasquale. Una passione che da padre passò al
figlio , Eugenio Ercoli, che nel 2003 acquistò il marchio Ermini costituendone
il primo registro. Ancora oggi, grazie alla costanza e passione di Eugenio, il
marchio Ermini rivive dando lustro alla capacità ed ingegno del meccanico che
da Leccio toccò con mano i podi nazionali. In questi anni Ermini, calcando il palcoscenico internazionale delle competizioni, ebbe modo di accumulare molte esperienze ed instaurare quelle relazioni interpersonali che in futuro si sarebbero rivelate fondamentali. La decisione di mettersi in proprio non tardò ad arrivare. Forte delle proprie capacità, Pasquale, aprì la sua attività in via Campo d’Arrigo e nel dopoguerra in viale Matteotti n.7 a Firenze: nasce la scuderia Ermini.
Antonio
Degl’innocenti
Curiosità su Pasquale
Pasquale
Ermini ed Enzo Ferrari vissero di una vaga stima reciproca non priva di
rapporti turbolenti. Si racconta che Ferrari fosse
impensierito dalle prestazioni delle vetture di Ermini e soprattutto non
sopportava che il suo carrozziere, Sergio Scaglietti,
lavorasse anche per l'altro, tanto che arrivò a minacciare la fine della
collaborazione con la Carrozzeria Scaglietti se avessero continuato a lavorare per Ermini. Ma Scaglietti
aggirò il divieto mandando i propri collaboratori a lavorare per Ermini in una
carrozzeria diversa da quella ufficiale. Tanto forte era in Enzo Ferrari la voglia di essere un grande imprenditore quanto
altrettanto forte fu la volontà di Ermini nel rimanere un artigiano.
Antonio
Degl’Innocenti


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