L'Antica Farmacia dell'Ospedale Seristori
L’arte degli speziali è sicuramente una tra le
più antiche quanto curiose maestrie. La ricerca di soluzioni medicinali o
preparati medicamentosi fu per secoli oggetto di studi. Anche oggi tale ricerca
prosegue in campo fitoterapico o erboristico ma l’avvento della chimica ha
mandato, sicuramente, in pensione molte delle lontane tradizioni. Ma la storia
è ricca di segni ed immagini che ci rimandano a quell’arte che tra sogno e
realtà permetteva a certi di malati di trovare conforto. Un mondo fatto non
solo di erboristi ma di alchimisti, studiosi, botanici e ricercatori dove la
soglia del reale sfiorava la fantasia. Molti furono i signori affascinati da
quest’arte, come ci dimostra uno dei gran duchi fiorentini: Francesco I. Lo
studiolo, conservato a Palazzo Vecchio, rappresenta uno dei luoghi più
significativi dove il rampollo di casa Medici amava ritirarsi in solitudine coltivando, si dice, i propri
interessi scientifici ed alchemici. Anche in Valdarno l’arte degli speziali
ebbe il suo riscontro. L’antica Spezieria dello Spedale Seristori è uno di quei
luoghi forse troppo poco conosciuti. Un gioiello artistico, denso di cultura e
tradizione che, conservato tra le mura di Villa San Cerbone, rappresenta uno
dei più singolari esempi di farmacia ospedaliera antica. Al pian terreno del
nuovo ospedale si trova questa singolare sala dove le pareti rosso scuro
pongono l’accento sul soffitto a cassettoni campeggiato da piccoli stemmi della
famiglia Serristori. L’ambiente e fortemente suggestivo e tutt’intorno ampolle
e ceramiche rievocano l’antica attività. Pezzi unici, rari e di pregiata
manifattura dove i ricordi di un’epoca sono stati accuratamente tramandati. I
primi accenni della spezieria si anno nel 1523 quando ancora lo spedale era
situato nel cuore di Figline. Le prime fasi parlano di un deposito, se cosi
possiamo dire, di preparati medicamentosi destinati ai pazienti. Bastò poco,
però, perché questo si trasformasse in un vero
e proprio laboratorio. Fu assegnato a Luigi Palmieri l’incarico di primo
speziale, che si occupava di gestire materialmente il tutto, provvedendo all'acquisto di materie prime come erbe officinali, minerali ed altre sostanze
curative. La spezieria prendeva cosi forma avviando una lunga e profonda
trasformazione che la rese punto nevralgico della vita figlinese. Un luogo a
tratti magico dove le erbe non avevano solo la funzione di essere curative e
dove alcune preparazioni celavano antiche tradizioni. Il Sangue di Drago era sicuramente
una di queste ed era adoperato come stringente.
Antonio
Degl’Innocenti
Antiche curiosità dalle piante
Altea (radice di)
Ambiente in Toscana: luoghi paludosi e sponde
dei fossi fino a 1200m
Antiche preparazioni: contro i gonfiori
cuocere e battere la radice con del grasso, aggiungere farina di fieno greco,
farina di lino ed applicare sulla parte malata. Contro la tosse secca pulire e
cuocere una libra di radici di altea,tagliarla in piccoli pezzi, aggiungere
miele bianco (acacia) e cuocere mescolando continuamente. Per verificare la
cottura disporre una goccia sul del marmo e farla raffreddare; se il dito non
s’incolla è cotto. Aggiungere due once di polvere di zenzero e dare al malato
sera e mattina.
Note: in antichità veniva anche usato come
elettuario contro la sifilide
Centaurea Maggiore
Ambiente in Toscana: non presente
Antiche preparazioni: contro i vermi degli
orecchi mettere qualche goccia di succo di centaurea con succo di porro o
miele. Per la milza ed il fegato si prepara questo sciroppo: cuocere delle
radici di appio, prezzemolo e finocchio nel succo della centaurea. Filtrare ed
aggiungere zucchero. Utile per l’interizia cronica.
Note: Questa Centaurea faceva parte dei rimedi
della Scuola di Salerno. Il nome deriva dalla leggenda per cui il Centauro
Chitone utilizzò questa pianta per guarire da una ferita procuratagli da una
freccia di Ercole.
Genziana (radice di)
Ambiente in Toscana: Appennino fino a 1500 m
Antiche preparazioni: contro l’asma polvere di
Genziana con vino ed acqua d’orzo. Oppure ungere il petto con polvere, vino e
unguento di dialtea. Contro i morsi di animali velenosi coprire le piaghe con
polvere e berla con succo di menta.
Note: oggi la Genziana è adoperata come tonico
amaro mentre in antichità era usata contro la peste, l’ostruzioni del fegato e
della milza.
Mandorlo Amaro
Ambiente in Toscana: comunemente coltivato
fino ad 800 m
Antiche preparazioni: spezzate e mescolate con
aceto fanno sparire le lentiggini. Contro i vermi del ventre unire l’olio di
mandorle a farina di lupini amari. Contro la sordità tritate, poste tra due
fogli sotto la cenere e l’olio estratto si mette goccia a goccia nell’orecchio.
Note: Oggi non è consentito l’uso delle
mandorle amare, se non moderatamente per pasticceria, data l’alta pericolosità
dei semi. Nel medioevo non veniva fatta particolare distinzione.
Rabarbaro
Ambiente in Toscana: non presente
Antiche preparazioni: contro le febbri
simultanee cuocere in acqua semi di zucca, melone, cocomero e cetriolo. In tale
acqua diluire cassia e tamarindo, filtrare; nel liquido ottenuto far macerare
per una notte due dramme di rabarbaro. Al mattino filtrare ancora e dare a
bere.
Note: il rabarbaro è una delle droghe più
conosciute perché utilizzate in Cina fin dal 2700 A.C. Dioscoride e Plinio lo
conoscevano con il nome di Rha proveniente dell’Asia minore
Lappa Bardana
Ambiente in Toscana: incolti, ruderi e bordi
delle strade fino a 1100 m
Antiche preparazioni: contro i morsi dei cani
rabbiosi applicare la radice tritata con un po’ di sale. Contro le piaghe purolente lavare le ferite
con l’acqua del decotto o ungerle con un composto di erba cotta, salnitro, pece
grassa ed aceto; contro i dolori di corpo bere un ciato del succo delle sue
foglie.
Note: già Dioscoride segnalava la Bardana
contro le ulcere. Nel XVI secolo era utilizzata contro antisifilica, contro le
dermatiti e la gotta. Grande rilievo popolare lo ebbe come diuretico, lassativo
e depurativo.
Lichene Islandico
Ambiente in Toscana: ambiente montano
dell’Appennino fino a 2000 m
Antiche preparazioni: pasticche di Lichene; si
fa bollire il lichene in acqua con zucchero bianco. Si fa evaporare il liquido
fino a farlo diventare polvere. A questa aggiungere della gomma per trasformalo
in pasticche.
Note: i licheni hanno un alto potere nutritivo tanto che erano alla base
dell’alimentazione delle popolazioni nordiche. Per consumarlo si fa bollire a
lungo per perdere il suo sapore. S’impiega per l’uso esterno nella cosmesi,
nella preparazione di creme, lozioni e detergenti. Utile per tutte le impurità
della pelle come acne e foruncoli.
Viola Mammole
Ambiente in Toscana: margini dei boschi,
siepi, luoghi erbosi e selvatici; spesso coltivata fino a 1200 m
Antiche preparazioni: per lo sciroppo di
violetta cuocere la pianta in acqua e lasciarla macerare per una notte. Poi
filtrare ed aggiungere lo zucchero. Per l’olio cuocere la pianta nell’olio
filtralo ed aggiungere fiori freschi e lasciarli macerare per venti giorni;
filtrare ed aggiungere altri fiori. Per far dormire un malato con febbre alta
bagnarli i piedi e la fronte con decotto caldo della pianta.
Note: un altro elettuario si usava contro la
sifilide. I preparati venivano usati come antipiretico, per il mal di fegato,
contro i dolori di testa, rinfrescante, lassativo e contro i foruncoli.






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