Dialogo e politica. La via della carità per una democrazia che ascolta

Per dialogare bisogna, prima di tutto, avere dimestichezza con l’arte dell’ascolto. Ascoltare il prossimo in un’aura di ecumenismo che sia portatrice di unità d’intenti: questo vale per molti aspetti della vita umana e, pertanto, anche per la politica. Se il beato Paolo VI definì la politica “la più alta forma di carità”, è facile comprendere che per raggiungere questo scopo è fondamentale un confronto che illumini la strada comune da perseguire.

Esempio emblematico del dialogo politico fu, tra tanti, il sindaco Giorgio La Pira: un uomo che fece della sua vita un’opportunità di incontro con il prossimo, estendendo il confronto a ogni settore sociale e interculturale e diventando un vero testimone di carità, fraternità e altruismo. È dunque fondamentale recuperare un dialogo sincero e orientato al prossimo e alle reali esigenze degli ultimi, un dialogo capace di generare un amore gratuito rivolto all’altro.

Attraverso questo approccio si apre l’occasione di costruire un progetto politico — e sociale — incisivo e benefico per la collettività. L’assenza di dialogo, che è alla base del confronto, impedisce la realizzazione di progetti e contenitori condivisi. Don Luigi Sturzo aveva già compreso questo principio nella prima metà del Novecento, fondando il Partito Popolare “che doveva essere la casa di chi condivideva la via cristiana” e non la casa esclusiva dei cattolici: un contenitore dialogante che, entro i limiti della dottrina sociale della Chiesa, ammetteva un confronto aperto con chi ne condivideva i valori.

La storia dimostra che i progetti non condivisi, autoreferenziali o esclusivamente personali sono destinati, nella maggior parte dei casi, a fallire o, peggio, a introdurre elementi dannosi per la collettività. La forza di un’idea nasce quindi non da un dialogo fine a se stesso — che rischia di diventare monologo — ma da un confronto che abbia come obiettivo la comunione d’intenti, per la prosecuzione di un progetto di lavoro reale e condiviso.

Antonio Degl’Innocenti

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