La China: l'uso al tempo della Spagnola
Tra le tante questioni che circondano l’influenza Spagnola,
ed in particolare i medicinali adoperati per il suo trattamento, è interessante
sapere che un derivato della China, ovvero il solfato di chinina, allora
venduto presso i Tabacchi come Chinino di Stato, venne largamente adoperato e
consigliato. Si pensava che il derivato della China potesse, come per altre
patologie, diventare un argine efficace contro la devastante pandemia. Oggi,
come allora, la China è tornata a far parlare di se, “in maniera indiretta,
viste le sperimentazioni della molecola della clorochina – ha sottolineato
Fabrizio Morgenni, Direttore Tecnico dell’antica Spezieria - per il suo possibile impiego contro il
Covid-19. La clorochina deriva dal chinino, una molecola che si estrae dalla
corteccia della Chincona, un albero molto abbondante sulle Ande tropicali. In
Sudamerica gli estratti della corteccia di Chincona vengono usati da sempre
come antimalarici, antinfiammatori e febbrifughi”. Nel 1600 la corteccia fu importata
dai Conquistadores Spagnoli e da lì si il suo utilizzo si diffuse in tutta
Europa. Molti sono gli aneddoti sulla china, uno dei più curiosi riferisce che
la moglie del Viceré del Perù guarì dalla febbre malarica proprio grazie alla
polvere di china. La lavorazione della sua corteccia era già conosciuta nelle
Americhe e nel tempo, con l’affinarsi della ricerca scientifica, si è giunti ad
una sintesi fondamentale per la cura della malaria ed altre patologie. Le
proprietà terapeutiche di questa pianta hanno segnato ed interrogato chimici e
farmacisti per oltre tre secoli. Si pensi che nel 1895, in Italia, lo stato
divenne distributore e produttore del Chinino di Stato al fine di contrastare
la malaria che colpiva con numeri importanti le fasce più umili della nazione.
La produzione avveniva presso lo stabilimento del Chimico farmaceutico militare
che allora si trovava nel cuore di Torino. “La sede originaria del Laboratorio
era in corso Siccardi, nel centro della città sabauda, – si legge nel sito dell’Agenzia
industrie difesa - laddove era presente
anche il famoso laboratorio di produzione del Chinino dello Stato, inizialmente
autonomo e diretto da un Colonnello chimico farmacista del Regio Esercito.
Appare superfluo evidenziare la fondamentale opera sociale che il Laboratorio
svolse in quegli anni in cui l’Italia era infestata dalla malaria”. È facile
comprendere, quindi, l’importante ruolo che la china ha ricoperto nel tempo. E
fu così anche nel periodo, appunto, della famosa influenza Spagnola. Ma purtroppo
gli esiti non furono quelli sperati e come è risaputo la pandemia, a cavallo
della grande guerra, mieté moltissime vittime. Anche Firenze fu colpita
duramente nonostante una prima ondata nel maggio-giugno del 1918, come
raccontava il noto Direttore della Clinica Medica Generale Ferruccio Schupfer,
morbosa ma senza particolare aggressività: 3-5 giorni di febbre e poi i malati
guarivano. Ma la situazione precipitò presto anche nella città gigliata e in
ottobre i decessi da influenza registravano 115 morti, circa, al giorno. In
tutta la nazione si era passati da 2000 decessi di media a 9000. Moltissimi gli
Uffici d’Igiene, tra cui quello di Firenze che, non volendo impressionare
l’opinione pubblica, evitarono di fornire i numeri reali di contagi e decessi.
A fine ottobre lo stesso comune di Firenze si vide costretto ad allestire un
ospedale provvisorio presso Palazzo Bastogi, oggi sede della Regione Toscana in
via Cavour. Un dramma, in sintesi, che colpì duramente tutta la città.
All’indomani della scomparsa della malattia, la nota spezieria fiorentina,
pubblicò nel suo catalogo del 1925 una presentazione insolita dell’Elisir di
China. Un liquore da sempre prodotto e lavorato presso la nota farmacia con
processi tradizionali di estrazione e lavorazione del legno di China. “Questo
finissimo liquore – si legge nel documento conservato presso gli archivi di Via
della Scala - vien preparato con un processo speciale da nessun altro
adoperato. In esso la China Peruviana, che l’Officina di Santa Maria Novella importa
direttamente, si sposa all’aroma dei vari altri componenti in un insieme così
bene armonizzante da farne risultare un bouquet sui generis di un amaro
moderato e gentile, simpatico a qualunque palato, che dona vigore
all’organismo, promuove l’appetito e lascia una bocca squisita. Troveranno
immenso giovamento in esso perciò tutti, ma specialmente coloro che indeboliti
da qualche malattia od altra causa, lo useranno per riacquistare l’appetito e
conseguentemente, le forze”. Le proprietà di questa pianta erano ormai un
passaggio assodato tanto da decantare l’elisir come possibile liquore dalle
particolari proprietà terapeutiche. Ancora oggi l’Elisir di China è prodotto
dall’antica farmacia con quella certosina cura e secolare esperienza che la
contraddistingue. Fu fra' Giovanni Domenico Cavalieri, che diresse la Farmacia
dal 1659 al 1684, ad imprimere memoria della formula del liquore. Fu lui ad
aver sperimentato la composizione per ottenere un liquore con proprietà
digestive. Come aperitivo può essere servito liscio o con ghiaccio, diviene un
buon digestivo se servito caldo con una scorza di limone.
Antonio Degl’Innocenti



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