La salvezza attraverso la speranza

 

John William Waterhouse - Ulisse e le sirene (1891)

Molte sono le sensazioni che toccano nell’intimo le corde di ognuno di noi. Ci troviamo improvvisamente catapultati in una realtà umana e terrena che mai avremmo immaginato. La paura del virus ha di fatto mutato il nostro vivere e le nostre relazioni con una percezione di un futuro, almeno prossimo, carico d’incertezze e timori. Ma la speranza, che viene da Dio, e che anela nell’uomo ci aiuta ad affrontare questo momento. L’uomo senza la speranza è niente, “una canna al vento” come diceva Pascal. La speranza cristiana non è lo sforzo umano di vedere il bene dove c’è il male, ma la fiducia di superare il male, perché Dio ci viene in aiuto. Verità difficile e aspra, dunque, la speranza cristiana, perché la vita si svolge e si sviluppa in mezzo a difficoltà, contraddizioni, e fallimenti garantiti. Come sperare in queste condizioni? Certamente non ricorrendo a qualche sortilegio, ma leggendo nella storia di Cristo la linea del superamento del male e della disperazione. Qualcuno potrebbe obiettare che tutto questo è solo teorico, perché in realtà nulla è cambiato e tutto è rimasto come prima. Ma proprio qui si pone l’esigenza di andare oltre le parole e le rievocazioni. La speranza cristiana è il risultato del dono della grazia e quindi della presenza di Dio, di cui si fa esperienza. Se non ci fosse questa esperienza di Dio, tutto si perderebbe nelle nostre parole. Ma la speranza, come la fede, si fonda su una esperienza dell’azione di Dio, di Lui stesso, che riempie la vita. Dio non è un’idea, ma una presenza viva che fa vivere e crea e suscita la fiducia. «La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Romani 5,5) ci dice San Paolo. Speranza come fede, quindi, nella salvezza di Dio. Ed è particolarmente nella lettera ai Romani che Paolo presenta la speranza nei suoi elementi di attesa, fiducia, pazienza. Oscura quando cruda rischia di diventare questa società che pare carente di speranza ma anche di carità. Carità cristiana che precede, assieme alla fede, proprio la speranza. Anche Benedetto XVI, seguendo le orme di San Paolo, affronta il tema della speranza nell’enciclica “Spe salvi facti sumus  – nella speranza siamo stati salvati”. La «redenzione», la salvezza, secondo la fede cristiana, non è un semplice dato di fatto. “La redenzione ci è offerta – scrive il Papa Emerito - nel senso che ci è stata donata la speranza, una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino”. Anche la filosofia ha rivolto importanti pensieri a ciò che è la speranza cristiana, cercando di darne spiegazione. Józef Tischner, filosofo polacco della seconda metà del ‘900, ci spiega la differenza tra due tipi di speranza e il continuo viaggiare dell’uomo. “Siamo pellegrini, - scrive - cerchiamo un posto sulla terra, andiamo raminghi per il mondo come Ulisse”, che Tischner fa diventare un simbolo della speranza rivolto verso il passato. “Ulisse tornò nei posti – prosegue - nei quali era già stato. La sua speranza era soprattutto memoria, aveva la forma del cerchio. La riempivano i ricordi, non dirigeva verso il futuro, ma tendeva alla ripetizione di ciò che era. Il camminare secondo questa speranza non è niente altro che il diventare un prigioniero del passato e cadere in una malattia della speranza chiamata malinconia, in una dolorosa consapevolezza che il tempo implacabilmente porta al futuro e così allontana dal passato, da una felicità già vissuta. Però il destino dei cristiani non è il destino di Ulisse che per tutta la vita tornava là da dove era partito. È piuttosto il destino di Abramo che andava verso la terra promessa che non aveva mai visto. La speranza del pellegrino cristiano dirige verso Dio, che non è un Dio dei ricordi e della memoria, ma un Dio della speranza, il quale viene nel futuro e con il quale l'uomo si unisce nel futuro. Il senso della vita umana non deve essere un senso chiuso, si possono fare delle scelte. Ci sono due possibilità: la speranza secondo la memoria e la memoria secondo la speranza”. La scelta della prima soluzione significa seguire Ulisse ed essa costituisce il consenso ad un senso chiuso della vita. La scelta della seconda opzione è la riflessione su ciò che è passato, è la consapevolezza del fatto che insieme alla storia e ai fatti avviene l'uomo stesso. Anche Pascal pone la speranza come punto centrale della vita cristiana. “Essere credenti, in fondo, è più facile – sottolinea Pascal - perché si ha una speranza in qualcosa, e chi non crede, spesso, vive male il fatto stesso di non credere”. Da qui invita a “trascurare i beni terreni, che sono certi ma limitati, per aspirare al bene ultraterreno, che è oggetto di fede e di speranza, ed è infinito”.

Antonio Degl`Innocenti

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