Apollonio ed il loro vino

Una storia di famiglia, tradizione e passione è quella della casa vinicola Apollonio che getta le sue radici già nella prima metà dell'800. Un'impresa storica di quelle che da generazioni si tramandano segreti e lavorazioni senza mai perdere, appunto, quel legame con il passato. Oggi Apollonio è parte dell’Unione Imprese Storiche Italiane, l'associazione nata a Firenze nel 2000 e che abbraccia quasi cinquanta imprese ultracentenarie su tutto il territorio nazionale testimoni di un Made in Italy longevo e di alta qualità. “Un prestigio per l'azienda e la nostra storia – spiega Massimiliano Apollonio – che ci vedono partner di questa associazione. Una realtà che mette assieme il lavoro, la storia, le caratteristiche, la tradizione ed il bello dell'impresa italiana che nei secoli ha saputo svilupparsi, rinnovarsi e crescere senza dimenticare le proprie radici”. Apollonio infatti continua oggi a produrre vino con gli stessi metodi cari ai suoi fondatori, pur applicando le tecnologie più spinte nell’ottimizzazione del processo produttivo e della commercializzazione del prodotto. Passione per il vino, non l’unica: in linea diretta, insieme con l’amore per la vite, le generazioni Apollonio succedutesi negli ultimi due secoli si sono trasmesse anche una grande capacità di apprezzare l’arte, la cultura, lo spettacolo. La storia dell'azienda comincia quando Tommaso Apollonio, nato nel 1828 ad Aradeo, ridente paesino del Salento a pochi chilometri dal mare di Gallipoli, sposò Domenica, figlia di un proprietario terriero di origini ebraiche che possedeva anche un mulino situato in Via dei Pozzi Dolci; là gli sposi costruirono il primo stabilimento vinicolo di famiglia. Sarà però il figlio della coppia, Noè, a tracciare lo spartiacque della storia familiare mentre il 900 sarà caratterizzato dalla capacità del figlio di lui, Marcello, il quale imprimerà la vera svolta imprenditoriale all'azienda come la conosciamo oggi. Marcello, che oltre al vino è appassionato di teatro per ammirare il quale si spinge spesso e volentieri fino a Napoli, qui comprerà nuovi vigneti e impianterà stabilimenti a Maglie, dove infine si stabilirà; lo stesso farà a Monteroni, Veglie, Magliano, comuni salentini nei quali trasformerà non solo le sue uve, ma anche quelle che seleziona e acquista dai vigneti limitrofi. Obiettivo: ottenere vino destinato a essere venduto alle più antiche aziende vitivinicole della penisola, che utilizzano il Negramaro per rinforzare la struttura, il gusto e i profumi dei più gracili vini del Nord. A proseguire l'attività di famiglia sarà Salvatore il quale darà un taglio più moderno e al passo con i mercati. Nel 1975 Salvatore, che ha tra l’altro ereditato dal padre il gusto per il teatro, dà inizio all'imbottigliamento dei suoi vini, per lo più invecchiati, con etichetta propria: è la svolta epocale delle cantine Apollonio, che cominciano a esportare i loro vini nel mondo. “Ugljesa”, “Briacò” e “Sursum” sono solo alcune dei grandi vini che Salvatore produce in quegli anni, tutti con etichette artistiche disegnate appositamente dal pittore slavo Bogdan. La morte improvvisa di Salvatore nel 1995, però, e dopo pochi anni quella della moglie Liliana costringono i figli Marcello e Massimiliano, ancora molto giovani, a prendere in mano le redini dell’azienda. Inizialmente affiancati dallo zio Franco, si dimostrano poi sempre più autonomi e capaci di intraprendere una fase di notevole espansione aziendale e di impiego di tecnologie d’avanguardia, sia nella vinificazione che nella conservazione e nell’imbottigliamento dei vini: la risposta dei mercati è un grande successo. Enologo dell’azienda è Massimiliano, attuale presidente di Assoenologi di Puglia, Basilicata e Calabria e membro dell’Accademia della Vite e del Vino, che ha seguito gli studi di viticoltura ed enologia a Locorotondo e ha sviluppato la sua esperienza professionale con stage presso aziende italiane, francesi e spagnole. I vini Apollonio, oggi venduti per il 95 per cento all'estero, affondano infatti le loro radici, non solo come vitigno, nel territorio da cui provengono: la linea "Mani del Sud", il "Valle Cupa" e il "Divoto" sono vini nobilitati da versi di grandi poeti salentini come Giovanni Bernardini, Laura D'Arpe e, soprattutto, del grande Vittorio Bodini, cantore del Sud e delle sue contraddizioni celebrato ogni anno, a fine agosto, con il Premio internazionale di poesia e traduzione a lui dedicato, del quale l’azienda Apollonio è sponsor fedele. Un fil rouge, quello artistico e culturale, che nel 2005 ha trovato finalmente espressione compiuta e ufficiale con il Premio Apollonio, kermesse che si tiene nel Rettorato dell’Università del Salento e che si avvale, dopo il contributo iniziale di Serena Dandini, della direzione artistica di Neri Marcorè (coadiuvato sul palco da Luca Barbarossa). Un riconoscimento che trae origine dal desiderio di Marcello e Massimiliano di omaggiare i propri genitori, ma anche e soprattutto di celebrare i pugliesi che danno lustro alla regione di nascita nel campo dello spettacolo, della letteratura, del giornalismo e della creatività in generale.

 

Antonio Degl'Innocenti

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