Oltre la nostalgia: perché l’intuizione democristiana parla ancora al presente
| Antonio Degl'Innocenti e Riccardo Clementi |
A trent’anni dallo scioglimento della Democrazia Cristiana, la politica italiana sembra attraversare una fase di smarrimento, una sorta di “dissolvenza” in cui i grandi riferimenti culturali e comunitari appaiono indeboliti. Da questa consapevolezza nasce “Questa splendida intuizione. La DC trent’anni dopo: disquisizioni su un’idea Democratico e Cristiana”, il nuovo libro del giornalista e scrittore Riccardo Clementi, ospite dell’ultima puntata di Segno 7 dedicata al futuro del pensiero democratico e cristiano ed, ovviamente, al suo libro. Un volume che non guarda al passato con nostalgia, ma che prova a interrogare il presente e a offrire una bussola alle nuove generazioni. “Se ho fatto questo libro – ha spiegato Clementi – è perché credo fortemente che sia di grande attualità. Oggi la politica ha bisogno di ritrovare questa splendida intuizione fondata su una visione dell’uomo, della persona e della società, ritornando alle radici di un pensiero come si fece con il Codice di Camaldoli”. Il dialogo si intreccia con una serie di contributi che arricchiscono il quadro. Giuseppe Sangiorgi, già capo della segreteria di Ciriaco De Mita, invita a non ridurre la storia dei cattolici in politica alla cronaca di un partito, ma a riscoprirne la pietra d’angolo: “La nostra pietra d’angolo – ha spiegato - è fatta di tre cose: la Costituzione, la prospettiva europea e la dottrina sociale della Chiesa. Intorno a questi elementi dobbiamo saper coniugare parole nuove: una democrazia inclusiva, istituzioni che non emarginano e un’economia solidale che faccia crescere tutti”. Clementi raccoglie il testimone e riflette sul vuoto lasciato dalla fine dei grandi partiti di massa, un vuoto che riguarda la capacità stessa di pensare la comunità. “Negli ultimi trent’anni – ha precisato Clementi - è andata declinando anche la dinamica del pensiero politico, inteso come concepire la polis come un bene da curare. Se non torniamo a interrogarci filosoficamente su dove vogliamo andare, faremo fatica a ricostruire una politica al servizio dell’uomo”. La puntata si arricchisce poi dell’intervento di Marco Follini, ex vicepresidente del Consiglio, che rilegge la storia democristiana come un’opera di rammendo nazionale. Proprio “la storia democristiana – ha spiegato Follini - è stata un grandioso tentativo di ricucitura del Paese in mezzo alle macerie. Oggi la storia privilegia il gesto forte, l’antagonismo. Mi auguro che le nuove generazioni possano riprendere quel lavoro di rammendo che è stato il capolavoro politico dei nostri padri”. Una riflessione che permette a Clementi di sottolineare la forza sintetica del cristianesimo democratico, capace di tenere insieme dimensioni diverse senza rinunciare alla laicità dell’impegno politico dato che “il cristianesimo democratico – ha precisato Clementi - è l’unico che ha saputo tenere insieme la dinamica di un credo declinato laicamente in un impegno sociale e politico. Non si può buttare via un patrimonio così grande, perché oggi rischia la sopravvivenza la nostra democrazia stessa”. È il professor Franco Banchi ad aggiungere una provocazione sul ruolo attuale dei cattolici, spesso “ospiti” in altre formazioni politiche. E proprio il professore a porsi la domanda se “siamo contenti di essere ospitati in altri partiti che a volte ci tollerano? Credo si debba – ha sintetizzato Banchi - essere chiamati soltanto cristiani impegnati in politica, senza aggettivazioni che fanno perdere di vista l’unitarietà della nostra azione. L’Italia e l’Europa hanno bisogno di una sintesi politica che fondi un umanesimo integrale”. Da qui Clementi sviluppa una riflessione sulla leadership contemporanea, tracciando una distinzione netta tra governare e comandare. “I padri fondatori possono insegnare ai leader di oggi – ha proseguito l’ospite - la capacità di studiare, ascoltare e governare, non di comandare. Molti leader recenti sono caduti perché hanno confuso il governare con il comandare. La politica ha bisogno di recuperare la capacità di fare sintesi e guidare processi nel dialogo”. L’ultimo contributo è quello dell’onorevole Bruno Tabacci, che riporta l’attenzione sulla qualità delle istituzioni e sulla crisi dei partiti moderni. È da qui che emerge la sua considerazione spiegando che “l’idea democristiana – ha sottolineato - resta la storia di un grande partito popolare che affondava le radici nel Paese. I partiti di oggi sembrano il participio passato di partire… abbiamo bisogno di radicarli. Recuperare quei valori è fondamentale e serve per riportare il mondo su una prospettiva di pace”. In chiusura, Clementi si rivolge ai più giovani, i veri destinatari del suo lavoro spiegando che “per andare in alto bisogna tornare a sperimentare la profondità. Spero che questo libro aiuti i giovani a mettersi in cammino con entusiasmo e coraggio. Come diceva La Pira, bisogna costruire la speranza proprio nel momento in cui questa sembra tramontare”. Un invito a non arrendersi alla superficialità del presente, ma a cercare radici profonde per costruire il futuro. Un futuro che, per Clementi e per gli ospiti di Segno 7, può ancora trovare forza in quella “splendida intuizione” che ha segnato la storia democratica del Paese.
Antonio Degl’Innocenti
La puntata è disponibile a questo link: https://youtu.be/zU3aw-dvK4Q?si=yaPN5s42nZSpRbXO



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