La Costituzione come bene comune: un patto vivo tra persone e comunità

 


La Costituzione bene comune. È stato questo il titolo dell’ultima puntata di Segno 7, che ha visto ospite il prof. Franco Banchi, storico e giornalista. Con il suo stile chiaro e appassionato, Banchi ha illustrato i punti salienti della nostra Costituzione, o meglio, le motivazioni che la rendono così irripetibile e orientata al bene comune nel senso più ampio.

A introdurre la puntata è stato un servizio realizzato dal Comune di Capannori, che ha ripercorso e sintetizzato la storia della nostra Carta. “Un documento che usciva dalle macerie della guerra – ha spiegato Banchi – macerie non solo materiali, ma anche morali e politiche. C’era bisogno di allontanare lo spettro dei totalitarismi, e questo fu possibile grazie ai grandi uomini e donne dell’epoca, che avevano un pregio che oggi, ahimè, abbiamo poco: si confrontavano sulle idee e non sulle ideologie. Questo favorì una sintesi di alto livello, non un compromesso di bottega”.

Un livello alto che già Giorgio La Pira aveva colto quando affermava che la nostra Costituzione “ha una modernità e una prospettiva tali che, debitamente sviluppata nei suoi principi fondamentali, è capace di superare la presente età del mondo e garantire a tutti lavoro, casa, assistenza, scuola, dignità e libertà personale, culturale e spirituale”.

La Costituzione ha una sua “architettura – ha proseguito Banchi – fondata sulla persona e sulla comunità. Noi siamo persone che vivono dentro una comunità, attraverso i corpi intermedi che si realizzano nello Stato, e non annullandosi nello Stato”. La prospettiva è quella di tutelare l’uomo in un contesto di bene comune, non di ridurlo a semplice ingranaggio dello Stato.

È la Costituzione, infatti, che “stabilisce le regole di fondo con le quali le persone vivono pacificamente e sviluppano le loro attività – ha ricordato il Presidente emerito della Corte Costituzionale, Ugo De Siervo. – Ha aiutato il Paese a sentirsi unito nel difficile dopoguerra, attraverso valori, principi, regole e solidarietà. I nuovi problemi mostrano che la Costituzione non ha esaurito la sua potenzialità, ma va vissuta attivamente, anche in senso critico”.

Un concetto ribadito da Banchi: la Costituzione è viva. “Dobbiamo far capire ai giovani che la Costituzione è un essere vivente, dinamico, un seme. Ricorro spesso a Norberto Bobbio per spiegare come riconoscere un difensore della Costituzione: dalla fede che ha in essa. Ci sono tre valori che devono andare insieme, interdipendenti: Pace, Libertà e Giustizia. Sono l’antidoto a tre mali antichi e nuovi: guerra, oppressioni e privilegi. Se i giovani comprendono questo, capiranno che la Costituzione non è un museo, ma un essere vivente”.

Un tema attuale, dunque, che alcuni giovani hanno già fatto proprio. “Il bene comune si misura su tre fattori – ha spiegato Lorenzo Barbieri – scuola, salute e lavoro, che nobilita l’uomo”. Anche la pace è centrale, come ha ricordato Pietro Cecchi, sottolineando che “i padri costituenti vollero usare il verbo ripudiare la guerra, perché esprimeva meglio la riluttanza profonda verso il conflitto”.

Ma l’Italia oggi pensa e agisce davvero così? Domande e riflessioni che mostrano come alcuni studenti abbiano iniziato a comprendere le radici della nostra Costituzione e, di conseguenza, le sue mancate applicazioni. “La Costituzione è una modalità, un percorso, non la terra promessa – ha precisato Banchi – e deve essere realizzata nel tempo, nei vari contesti sociali e storici”.

Un compito affidato anche agli amministratori. “La Costituzione rappresenta il DNA dei sindaci e di chi ricopre ruoli istituzionali – ha affermato Piero Giunti, sindaco di Reggello. – È il faro che illumina il nostro compito. Ma va tenuta viva con percorsi e iniziative concrete, dove i cittadini si sentano parte attiva”.

Non solo partecipazione, ma anche la necessità di propagare il senso di bene comune che è alla base della Carta. “Sono sturziano su questo – ha concluso Banchi – e credo, come diceva Don Luigi Sturzo, che il volto della politica per un cittadino sia il sindaco. La vera politica è la sussidiarietà tra persona, famiglia, comunità, corpi intermedi e Stato. Ci deve essere una sinfonia plurale che parte dal basso e arriva allo Stato. Non direi di aggiornare la Costituzione, ma di darle piena concretezza, come un seme che deve diventare pianta”.

Antonio Degl’Innocenti

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