La Resistenza e i suoi angeli dimenticati: il contributo dei cattolici alla Liberazione
Nell’ultima puntata di Segno 7 abbiamo ripercorso una delle pagine più cruciali e, allo stesso tempo, più controverse della nostra storia: la Resistenza. Per decenni la narrazione della Liberazione italiana ha offerto un quadro essenziale e spesso eroico, ma parziale. La Resistenza fu un’esperienza plurale, un mosaico di ideologie unite contro il nazifascismo. Eppure una parte fondamentale di questo mosaico è rimasta in ombra: il ruolo dei cattolici.
È su questo tema che si concentra il libro Il sangue degli angeli. La faccia scomoda della Resistenza. Il contributo dei cattolici per la libertà di Marcello Mancini e Giovanni Pallanti, ospiti in studio. Il volume illumina una verità a lungo trascurata: il contributo cruciale e spesso tragico di uomini e donne di fede — sacerdoti e laici — che non si limitarono a opere caritative ma parteciparono attivamente all’assistenza e alla lotta, pagando spesso con la vita. Molti furono torturati e uccisi dai nazifascisti, eppure i loro nomi restano troppo spesso assenti dai libri di storia.
Per comprendere appieno questo contributo occorre scendere al livello locale. La Toscana fu teatro fondamentale della guerra civile e della lotta per la Liberazione: qui il sacrificio di questi “angeli”, senza fazzoletto rosso ma con il breviario in tasca, risuona con particolare forza. Il libro raccoglie storie e nomi, ricostruendo le reti di solidarietà e l’impegno che, dalle campagne alle città, resero possibile la fine dell’occupazione.
“La storiografia ha marginalizzato questa parte di storia — osserva Marcello Mancini —. Con Giovanni Pallanti non vogliamo sovvertire il racconto esistente, ma aggiungere ciò che è stato taciuto: il contributo dei cattolici e dei preti che hanno dato anche la vita”. Pubblicato in occasione dell’ottantesimo anniversario della Liberazione, il volume documenta episodi drammatici, come la strage di Castelnuovo dei Sabbioni del 4 agosto 1944, dove perse la vita anche Don Ferrante Bagiardi: tentò di salvare i suoi parrocchiani, non riuscì e fu fucilato per primo, pronunciando le parole “vi accompagno io davanti al Signore”.
Mancini sottolinea che in Toscana furono sacrificati oltre sessanta religiosi tra preti e suore, vicende spesso poco note. Questa reticenza ha contribuito a oscurare pagine importanti: “La sinistra e il Partito Comunista si sono appropriati di quelle pagine e di quei morti — afferma Mancini —. Ma non sono morti solo quelli con il fazzoletto rosso; sono morti anche quelli con un santino o un crocifisso in tasca. Queste storie vanno studiate e inserite nei libri di scuola”.
La storiografia ha riconosciuto ai cattolici un ruolo, ma spesso marginale. Mancini ricorda figure come La Pira e altri militanti della Democrazia Cristiana che contribuirono alla ricostruzione del Paese. Tra gli episodi citati c’è anche l’incontro tra Franco Zeffirelli e La Pira: il regista, toccato dalla tragedia della guerra, fu invitato ad arruolarsi con i partigiani del Monte Morello.
Un episodio emblematico che spinse gli autori a scrivere il libro risale al 2011, quando, durante una commemorazione a Firenze, il sindaco Matteo Renzi scelse come relatore principale l’ex arcivescovo Card. Silvano Piovanelli, suscitando polemiche: Piovanelli ricordò che decine di religiosi e cattolici erano morti per la liberazione del Paese.
Mancini ricorda anche la posizione iniziale ambigua della Chiesa nei confronti del fascismo, un aspetto che il sottotitolo del libro intende evidenziare: non si tratta solo di aggiungere nomi, ma di ricostruire una storia complessa, fatta di contraddizioni e di scelte coraggiose. I partigiani cattolici furono tra i protagonisti della nascita della Repubblica, contribuendo a formare figure come Paolo Emilio Taviani e Beniamino Zaccagnini.
“Mi auguro che questo libro sia un contributo a una pagina di storia ancora incompleta”, conclude Mancini. Non è solo un’opera storiografica: è un atto di giustizia verso una generazione di martiri che ha contribuito in modo determinante a fondare la Repubblica e la Costituzione, e un dovere verso i giovani affinché conoscano in modo completo chi ha dato la vita per la libertà.
Antonio Degl’Innocenti



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