“Affidamento familiare: costruire alleanze per il bene dei bambini”
Un tema delicato come l’affidamento familiare richiede un percorso continuo e costruttivo di collaborazione tra tutte le parti coinvolte. È quanto emerso con chiarezza dal convegno tenutosi la scorsa settimana nella cittadella di Loppiano, dal titolo “Famiglie e istituzioni: mano nella mano per l’affidamento familiare”. Un appuntamento organizzato a quarant’anni dalla promulgazione della legge 184, che disciplina l’istituto dell’affido, e che oggi si confronta con nuove sfide giuridiche, sociali e culturali, come evidenziato anche dalla recente riforma Cartabia.
«L’affidamento è un argomento di cuore» ha affermato la dott.ssa Silvia Chiarantini, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Firenze, ricordando che chi si avvicina a questo percorso lo fa spinto da amore e disponibilità. Ma l’affido, ha aggiunto, va inserito «in una cornice più grande», quella dei diritti universali dell’uomo e del fanciullo. La famiglia, in questo processo, svolge un ruolo fondamentale, sostenuta da principi di solidarietà, volontà e normativa.
La riforma Cartabia ha rafforzato aspetti già presenti nelle precedenti leggi, ponendo maggiore attenzione alle modalità di accesso all’affido, alla regolamentazione e al monitoraggio dei percorsi. L’affidamento, infatti, non è mai semplice: richiede valutazioni approfondite, progetti personalizzati e un’attenzione costante alla tutela del minore. «La scelta del progetto nasce da un impulso del tribunale o dei servizi sociali» ha spiegato Chiarantini, sottolineando l’obbligo di motivare con chiarezza ogni decisione di allontanamento e di esplorare tutte le possibilità con la famiglia d’origine.
L’affido non riguarda solo i bambini, ma spesso anche i genitori, che possono intraprendere un percorso di crescita e responsabilizzazione. Gli affidatari svolgono un duplice ruolo: accolgono temporaneamente un bambino e, allo stesso tempo, permettono alla famiglia d’origine di lavorare sulle proprie fragilità. Per questo è essenziale che non si creino contrapposizioni tra le due famiglie, ma un clima di collaborazione.
Un passaggio delicato riguarda gli affidamenti sine die, che richiedono monitoraggi costanti. «Dovremmo avere il coraggio di trasformare alcuni di questi percorsi in possibili adozioni» ha suggerito Chiarantini, ricordando che lunghi anni di incontri protetti non sempre rappresentano un cammino positivo per il minore.
Tra le criticità evidenziate, la necessità di maggiori risorse, una formazione continua per tutti gli attori coinvolti, una più forte promozione dell’affido da parte delle istituzioni e tempi della giustizia più rapidi. Centrale anche l’ascolto del minore, cardine della riforma Cartabia: «Ascoltare non significa solo sentire – ha spiegato Chiarantini – ma comprendere percezioni, paure e desideri».
Il giudice onorario Francesco Miniati ha ribadito l’importanza di evitare l’istituzionalizzazione dei bambini e ha rivolto un ringraziamento particolare alle famiglie ponte, che accolgono temporaneamente bambini molto piccoli pur sapendo che il loro compito è destinato a concludersi.
La dott.ssa Angela Vignozzi, del Coordinamento dei Centri Affido della Regione Toscana, ha illustrato il lavoro in corso per una nuova legge regionale che uniformi procedure e metodologie, mettendo in rete risorse ed esperienze. Ha ricordato che in Toscana, a fine 2021, il 60% degli affidi era giudiziale e il 40% consensuale: «Il consenso della famiglia d’origine è un obiettivo da perseguire», perché favorisce percorsi più sereni.
Le associazioni presenti hanno portato la voce della quotidianità. Emilia Russo, presidente dell’associazione M’aMa – Dalla parte dei bambini, ha sottolineato le difficoltà delle famiglie affidatarie, soprattutto quando si occupano di bambini con fragilità importanti: «I bambini non devono essere considerati un progetto, ma figli». Adriano Di Sisto, dell’associazione Famiglie per l’Accoglienza, ha evidenziato l’importanza di sostenere le famiglie d’origine, spesso sole davanti a ostacoli enormi.
Un contributo significativo è arrivato anche da Nomadelfia, rappresentata da Giancarlo Masiero ed Elena Radaelli, che hanno raccontato un’esperienza comunitaria fondata sulla fraternità e sull’accoglienza, dove l’affido è parte di un progetto più ampio di vita condivisa.
La giornata ha messo in luce criticità, ma soprattutto la ricchezza di un sistema che vive grazie alla collaborazione tra istituzioni, famiglie e associazioni. Un invito a rafforzare la rete, a migliorare i processi e a mettere sempre al centro il bene dei bambini.
Antonio Degl’Innocenti



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