“Dalla ricostruzione all’Europa: la lezione dei grandi statisti cristiani”


 “Le grandi cose nascono da piccoli eventi, o creduti tali. Se penso che De Gasperi sia stato nel nascondimento, nella Biblioteca Vaticana, dal 1929 al 1943, lo trovo stupefacente. Lì sono nate la riflessione, lo studio e quelle che lui chiama idee ricostruttive. Credo che questa formazione sia fondamentale per ogni tipo di politica”, ha commentato il prof. Franco Banchi, ospite della puntata di Segno 7 dedicata ai “cattolici e la politica dal 1948 ad oggi”. Quella politica che ha ricostruito il Paese e risollevato un popolo.

“L’idea di coniugare la politica laica con l’ispirazione cristiana alta – ha continuato Banchi – è stata una grande intuizione, sviluppata intorno al perno della libertas: qui è nato il centro politico che mette insieme la persona, la comunità e lo Stato. Ma lo Stato non si serve della persona e della comunità, ne è servitore. Questo è il fulcro che ha reso possibile il miracolo dell’Italia dagli anni ’50 in poi”.

Un miracolo iniziato con un grande politico come Alcide De Gasperi. “È stato il più grande statista d’Italia – ha spiegato Giuseppe Tognon, Presidente della Fondazione Trentina De Gasperi – e la sua grandezza fu proprio quella di aver sostenuto le sofferenze di un popolo”. De Gasperi fu l’attivatore di un processo per tutta l’Italia, e non solo, che pur sconfitta divenne protagonista nella ricostruzione dell’Europa.

“Parlando di De Gasperi mi viene in mente una bella immagine – ha proseguito Banchi –: gli statisti sono autentiche sculture dello spirito. Mi chiedo se oggi ci siano in giro queste figure: ahimè, no. Questa vena, questo metodo e questa preparazione vanno alimentati; ci vogliono statura personale, riflessione, idealità, ispirazione e progettualità. Progettare non è mai comporre solo un programma, ma trovare il come, il dove, il quando e il quanto, mentre i programmi, spesso, sono solo liste della lavandaia”.

De Gasperi non fu solo l’uomo dell’Italia ma anche d’Europa, un'istituzione che oggi non rispecchia più quella vivacità ricostruttiva. “Si è affievolita la vena ideale dell’Europa di Schuman, Adenauer e, su un'altra sponda, Spinelli. Oggi l’Europa – ha precisato Banchi – se va bene fa un discorso pragmatico, molto legato al tecnicismo, mentre allora c’erano le idealità. Spesso oggi si pensa al corporativismo, invece prima si era molto generosi e aperti nel dare a chi aveva bisogno. Infine, oggi si fanno sempre programmi emergenziali, allora invece si guardava al progetto. Cosa manca oggi all’Europa? Un’unità politica vera”.

Ma per creare tale unità ci vogliono uomini e donne di alta levatura culturale, integerrimi e sobri nello stile. Nella grande stagione della Costituente, ad esempio, esisteva a Roma la “comunità del Porcellino”, un luogo dove si viveva in totale condivisione ospiti delle sorelle Portoghesi. Dossetti, La Pira, Bianchini e Fanfani furono solo alcune delle personalità che condivisero questa esperienza.

“Una vita sobria, che è diversa dalla povertà: la sobrietà è uno stile di vita che si basa sull’essenziale – commentava Banchi –. Inoltre, c’è il valore della vita in comune. Queste personalità non hanno scritto la Costituzione passeggiando sul Lungotevere, ma studiando e preparandosi assieme. Oggi c’è una complicazione forte: conta più l’apparire che l’essere. I problemi vanno studiati e affrontati in modo serio e solido”.

I cattolici di allora vedevano nell’impegno politico una seria responsabilità e un dovere civile imprescindibile. Aldo Moro, ad esempio, “era una persona speciale, unica – ha commentato Leonardo Brancaccio, autore del libro Aldo Moro: il politico, il professore, il filosofo del diritto –, inclusiva, che aveva al suo centro la persona. Un mediatore che voleva far posto a cose grandi con l’obiettivo di raggiungere, sempre, il bene comune”.

Un uomo di raffinata preparazione che aveva sempre chiaro il suo traguardo. “Di Aldo Moro c’è una cifra che può riassumere la sua opera: l’interezza umana del personaggio. Il politico autentico – ha aggiunto Banchi – deve essere un uomo intero ed integro, partendo da un binomio inscindibile che vede da una parte riflessione e meditazione e dall’altra azione. Moro mise assieme profezia e realismo”.

Un esempio di uomo, ma anche di statura ed impegno, come lo fu senza dubbio anche Amintore Fanfani. “Fanfani è stato uno dei principali artefici dell’Italia del benessere – raccontava Ettore Bernabei – perché ha fatto politica pensando al bene della gente comune, dimostrando così che questa politica non sporca mai le mani a nessuno”.

Uomo di politica, fu anche personaggio di pace. “L’elemento della pace, che è visto prevalentemente in La Pira – ha precisato Banchi – è forte anche in Fanfani. Non molti sanno che Kennedy volle vedere il 'prof. Fanfani', lo chiamava così, perché disse quando si videro: 'Professore, io ho studiato economia sui suoi libri e vorrei importare queste sue idee negli Stati Uniti e anche nei Paesi in via di sviluppo'. La visione di Fanfani coniuga giustizia e pace perché, senza questo binomio, si dilata la differenza tra Paesi sviluppati e Paesi poveri”.

Nella visione di Fanfani pace e giustizia economica non erano infatti distanti. “Una parola chiave – ha concluso Banchi – che Fanfani utilizza, e che la Cisl ha ripreso in questi ultimi anni, è partecipazione, chiedendo ad esempio che la Costituzione italiana attui quella parte che vuole coinvolgere i lavoratori nella gestione delle fabbriche. Secondo Fanfani, sia a livello internazionale che nazionale, se non c’è partecipazione non c’è equilibrio. Lo Stato deve intervenire, ma in quella sinergia equilibrata tra pubblico e privato. Le idee di questa stagione e di questi uomini non fanno solo parte del passato, ma hanno ancora un presente e un futuro lontano”.

Antonio Degl’Innocenti

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