“Denatalità: un’emergenza culturale prima ancora che economica”
La denatalità è un tema che sta trovando sempre più spazio nel dibattito pubblico e sociale. Un problema che incide profondamente sul nostro presente e, ancor più, sul nostro futuro. Per questo, nell’ultima puntata di Segno 7, abbiamo affrontato l’argomento insieme alla prof.ssa Elisa Del Cucina, avvocato, insegnante e presidente del Centro Aiuto alla Vita di Arezzo.
«Un tema preoccupante – ha affermato Del Cucina – sia per il passato, ma soprattutto per il futuro». Una preoccupazione confermata dall’analisi di Gian Carlo Blangiardo, past president dell’Istat, che ha ricordato come «la popolazione sia sempre cresciuta fino al 2014, mentre oggi il Paese rischia di mettere in discussione questa sua tenuta. Da alcuni anni abbiamo più morti che nati: questa è la fotografia attuale. In prospettiva, potremmo perdere undici milioni di persone».
Un calo demografico che comporta anche un rischio economico: fino a 500 miliardi di PIL in meno, poiché l’economia si regge anche sulla struttura demografica. «Il dibattito sulla denatalità – ha osservato Del Cucina – si è riacceso soprattutto in relazione ai temi economici, frutto di una mentalità utilitaristica. Dispiace che l’uomo venga considerato solo in termini produttivi. Noi, come associazione, lo diciamo da decenni: ogni essere umano è un dono, ogni vita è una risorsa insostituibile. Negli ultimi anni abbiamo perso un patrimonio culturale e valoriale legato alla vita».
Papa Francesco ricorda che «i figli sono la speranza che fa crescere un popolo» e la famiglia è il luogo dove la vita si coltiva. «Non so come ridare speranza alla società – ha aggiunto Del Cucina – ma ciascuno può iniziare da casa propria, amando la propria famiglia».
Sul tema della denatalità esistono anche alcuni miti da sfatare. «Il primo è quello della sovrappopolazione – ha spiegato Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità – ma in Occidente la popolazione è sempre più anziana: ogni mille lavoratori ci sono seicento pensionati. Il secondo riguarda l’idea che manchi il desiderio di avere figli, ma non è vero: il desiderio c’è, mancano le condizioni. Il terzo è pensare che il problema non riguardi tutti, mentre ogni servizio di cui usufruiamo esiste perché, un tempo, qualcuno è nato. La libertà di ciascuno è legata alla nascita di nuovi figli». Entro il 2050, un terzo della popolazione sarà composta da over 65: «È necessario far ripartire la natalità», ha ribadito De Palo.
Secondo i dati Istat, il desiderio medio è di due figli per coppia. «Neppure l’immigrazione – ha aggiunto Del Cucina – può colmare il calo demografico: molte donne straniere, nel tempo, si adeguano ai nostri stili di vita e riducono il numero di figli. Questo dimostra che il problema è culturale: il benessere ci rende più chiusi. Il livello di benessere di una società è inversamente proporzionale alla sua accoglienza della vita. Per questo credo poco negli aiuti economici e molto nella necessità di una rivoluzione culturale che veda nella nascita una ricchezza prima umana e poi economica».
Blangiardo ha ricordato che «solo nel 2022 abbiamo perso 18 milioni di anni di futuro». Un’emergenza che richiede risposte rapide, tra cui la necessità di permettere alle donne di conciliare meglio vita e lavoro, «perché in Italia è ancora difficile farlo», ha sottolineato Del Cucina.
Ma perché lo Stato dovrebbe occuparsi delle famiglie, se sono un fatto privato? A questa domanda ha risposto Matteo Rizzoli, professore di Politica Economica alla Lumsa: «Gli individui che vivono in famiglia stanno meglio sotto molti aspetti, ma questi sono effetti interni. Per comprendere l’importanza delle politiche familiari bisogna considerare gli effetti esterni: la natalità ha costi sostenuti dai genitori, ma i figli sono un bene per tutta la collettività, perché rappresentano il futuro e i futuri contribuenti».
Il Ministro Giancarlo Giorgetti ha ricordato che «il sistema economico è strettamente legato alla natalità: da qui al 2042 rischiamo di perdere fino al 18% del PIL. E la sostenibilità del sistema previdenziale dipende dalla natalità: la vera riforma delle pensioni è una riforma che promuova la natalità».
Un messaggio che riguarda tutti, ma in modo particolare le nuove generazioni, i futuri padri e madri. È necessario testimoniare la bellezza della famiglia, della collaborazione, del “fare squadra”, superando l’individualismo.
«La manovra di bilancio attuale – ha spiegato Francesco Farri, professore di Diritto Tributario all’Università di Genova – segna un punto importante per famiglia e natalità: bonus per chi assume madri con figli piccoli, sostegni agli asili nido, misure per le famiglie con persone disabili, fondi per la libertà educativa e un primo passo verso la revisione dell’ISEE. Ma in futuro servirà considerare la natalità non come spesa corrente, ma come investimento, anche a livello europeo».
Molto è stato fatto, ma molta strada resta da percorrere. «Manca una cultura della vita che vada all’essenziale – ha concluso Del Cucina – perché ogni vita umana è preziosa, ogni neonato è una ricchezza e come tale va custodito».
Antonio Degl’Innocenti



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