Vivere il presente: la saggezza monastica alla prova del tempo

 


Anche dal mondo monastico, a distanza di tempo, continuano a risuonare riflessioni nate nel cuore dell’emergenza: pensieri di chi, amando il silenzio e la contemplazione, ha condiviso con il mondo l'esperienza del limite. Restano impresse le parole del Padre Abate Giuseppe Casetta, Generale dei Monaci Vallombrosani, che in una storica lettera abbracciò la sua comunità dall’India al Brasile, offrendo una bussola spirituale valida ancora oggi per tutti noi.

In quel clima di incertezza, l'invito era riscoprire la solidarietà: nessuno è esente dalla vulnerabilità. Riprendendo il messaggio di Papa Francesco del 27 marzo 2020 e le riflessioni di Etty Hillesum, l’Abate indicò una nuova via: trasformare l’esperienza limite in un "pozzo" da cui attingere un senso rinnovato. Citando Václav Havel, ricordava che la speranza non è ottimismo ingenuo, ma la certezza che ciò che viviamo ha un senso, indipendentemente dall'esito finale.

L’arresto forzato di quegli anni ci ha insegnato il valore del "fermarsi". In una società che si ferma solo se costretta, quel blocco globale è diventato l'occasione per ritrovare il presente, l’unica dimensione in cui l’uomo vive davvero, superando la tentazione di restare ancorati a un passato che non c’è più o a un futuro che non esiste ancora. Per il credente, fermarsi significa riconoscere che la presenza di Dio riempie l’istante, in qualsiasi condizione ci si trovi.

Attraverso il racconto evangelico di Lazzaro, l’Abate Casetta ha mostrato le due dimensioni del divino: la divinità che dà la vita (Marta) e l’umanità che si commuove e piange (Maria). Gesù che soffre con chi soffre ci rivela che il vero pericolo non è la morte, ma vivere senza un senso, senza tendere a una pienezza più grande della semplice salute biologica.

Il ricordo di quel Triduo Pasquale del 2020, vissuto in modo così "esistenziale e concreto", resta un monito per il presente. L'invito finale, allora come oggi, è quello di usare la preghiera come un’àncora sicura. Solo ritrovando la nostra giusta dimensione di creature tra le creature, possiamo maturare la capacità di accettare il limite senza mai smettere di amare la vita e di lottare perché tutti l’abbiano in abbondanza.

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